Generazione Smartphone: opportunita’ od ossessione?

Scritto da:     Tags:  , , , , , , ,     Data di inserimento:  31 gennaio, 2014  |  Nessun commento
31 gennaio, 2014
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Un miliardo è una cifra fuorviante, soprattutto quando si parla di smartphone. Che poi, nel bel mezzo delle prediche anti-telefoniste (vi ricordate quelle anti-social network? e quelle anti pc?), sappiate bene che il problema generazionale del momento non è lo smartphone in sé, ma forse come lo dipingono.

Anzi, come lo usano. Ormai in maniera subliminale, quasi demoniaca o meglio morbosa, i telefonini di ultima generazione hanno soppiantato tutto e, manco a dirlo, la chiave sta nel rapporto tra smartphone, rete e ambiente circostante.

Tanto che, prendendo spunto dall’ultima indagine IDC-Gartner, partiamo con l’esaminare quale sarebbe in teoria il corretto rapporto uomo-smartphone, consapevoli che probabilmente non esiste un vademecum preciso considerando che, ogni giorno che passa spuntano centinaia di nuove applicazioni e, quindi, un centinaio di cose in più che si possono fare con o grazie allo smartphone.

Dominio

Le consegne di smartphone nel 2013 hanno raggiunto 1.0042 miliardi di unità, con un crescita del 38,4% rispetto al 2012. Sul fronte dei produttori Samsung mantiene la leadership del mercato globale, seguita da Apple e infine dalla cinese Huawei.

Piccolo excursus sulla ‘battaglia’ tra titani ossia Samsung – Apple: la Mela vende due iPhone (il 5S e il 5C), per cui a livello quantitativo non si possono fare troppi confronti. Ci basti sapere che, comunque, Apple nel 2013 ha venduto 153 milioni di iPhone, circa la metà degli smartphone venduti da Samsung.

IDC-Smartphone

Indagini senza senso

Lasciamo subito perdere le indagini fatte apposta per provocare una reazione nell’opinione pubblica: ad esempio, quelle sul fatto che il 45% delle donne cinesi preferisce lo smartphone al fidanzato (cosa vuol dire? che con lo smartphone non si litiga mai? mah…) o che il 38% delle donne di tutto il mondo sarebbero disposte a rinunciare per un mese al sesso ma non allo smartphone.

Siamo in preda a smartphone-follia ma non tanto di chi risponde a queste domande presumibilmente senza serietà (io, almeno, farei così di fronte a tali quesiti), quanto di chi cerca in ogni modo di voler mettere in contrapposizione lo smartphone alla socialità quotidiana.

E qui, ovviamente, rischiamo di entrare nell’alienazione della generazione 15-30 dal mondo perché, proprio come qualche anno fa si faceva coi social network, si vive attraverso lo smartphone e non ‘con’ esso. Se ci pensate bene, però, il vantaggio di uno smartphone rispetto a un cellulare di vecchia generazione è proprio che non è più necessario alienarsi, per vivere tecnologicamente il mondo.

Uso intelligente

L’ultima invenzione della catena di alberghi Starwood, la quale sostituirà i vecchi sistemi di accesso alla camere basati su scheda magnetica con un app virtuale, dotata di codice, che consentirà di entrare nella propria stanza, in questo senso è esemplificativa.

Parliamo sin troppo spesso di smart city e Internet of Things (quando non, fenomeni delle parolone inglesi, di Iternet of Everythings), inconsapevoli che i dispositivi più smart e ‘internet’ che esistono oggi sono proprio gli smartphone (e i tablet, seppur le dimensioni un minimo li limitino perché serve uno zaino, una custodia, e non basta una tasca).

Oggi possiamo tranquillamente lavorare sul nostro smartphone, cercare qualsiasi cosa ci serva, scoprire posti, luoghi, ascoltare musica, prenotare viaggi, iscriverci ad esami, comprare biglietti di autobus e musei. Lo possiamo fare in treno, per strada, al cinema, al bar. Lo possiamo fare assieme agli altri  e non chiusi in una stanza di fronte a un pc.

Tutto questo è un bene, non un male, soprattutto se costa poco perché distrugge la necessità dell’intermediario (il che da fastidio alle multinazionali dei beni di largo consumo, perché ancora in Italia non facciamo la spesa sullo smartphone ma ci arriveremo, state sereni). Ecco che allora si demonizza lo smartphone come, a suo tempo, si è demonizzata la rete.

E si badi bene, tutto questo non ha nulla a che vedere con la dipendenza da Internet come patologia conclamata, perché – è abbastanza semplice arrivarci da soli – non c’è bisogno di uno smartphone per alienarsi e diventare schiavi della rete.

Italiano-smartphone

Uso scellerato

Se poi vogliamo parlare di tempo dedicato allo smartphone, allora questo è un discorso diverso soprattutto se, al 90%, lo utilizziamo per Facebook, Twitter o Whatsapp, che è l’app mobile del secolo. In tal senso, lo studio elaborato dall’Università di Bonn che ha portato alla creazione di un app di misurazione smartphone.

Menthal è un’applicazione Android (4.0 e successivi) gratuita  in grado di dire ai possessori di smartphone per quanto tempo stanno attaccati al loro oggetto tecnologico preferito. Chi la installa (inizialmente mette in coda d’attesa) non vede solo quanto tempo gli rubano le chiamate, ma anche quali sono le applicazioni usate più frequentemente. E se aprite Whatsapp più di 80 volte al giorno, forse state un tantino esagerando. Come sarebbe esagerato bere 15 caffè in un giorno.

L’indagine ci dice che un utente ‘base’ parla al telefono per otto minuti al giorno e scrive 2,8 sms. Metà del tempo con il dispositivo, però, lo passa sui social network o sulle applicazioni di messaggistica istantanea. Nel caso specifico Whatsapp occupava il 15% d’uso, Facebook il nove. Se abbondate (io abbondo), tornate sopra e cercate di capire perché, che lavoro fate, a cosa vi serve lo smartphone.

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