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Banda Larga ni, Agenda Digitale boh: il Rapporto Caio e’ un quiz?

Banda Larga ni, Agenda Digitale boh: il Rapporto Caio e’ un quiz?
3 minuti di lettura

Fateci capire: l’Agenda Digitale è stata vivisezionata da Mister Agenda Digitale (che non c’entra nulla col titolo di Digital Champion, meglio sottolinearlo) per circa 11 mesi ma ce ne vorranno almeno altri 18 (!!) per vedere realizzati tutti i suoi tre must, ossia anagrafe unica, identità digitale e fatturazione elettronica obbligatoria per le PA.

Ok, ma qui dobbiamo parlare del Rapporto Caio, no? Alla fine, ne sono emerse 8 pagine di riassunto con slide in italiano (quelle in inglese sono 87) compresa la chicca iniziale dell’errore nel titolo (obiettivi con 2 b….) per segnalare i ritardi italiani sulla banda larga che almeno altre 4-5 agenzie avevano già preannunciato tempo addietro.

Infine, è intervenuto su banda larga e agenda digitale Enrico Letta che, di riffa o di raffa, prendendola alla larga, ha ribadito che l’Italia ha bisogno di una banda larga omnicomprensiva e che la colpa è dei privati che non investono nel digitale (si, e non esistono più le mezze stagioni e si stava meglio quando si stava peggio…).

Abbiamo capito bene? O no? Nel secondo caso, fermatevi qui e rispondeteci sotto, saremo felicissimi. Nel primo, invece, o siamo su Scherzi a Parte oppure non comprendiamo la finalità di uno studio francamente fine a se stesso e con pochissimi sbocchi per l’agenda digitale. Se voleva essere un quiz (magari a premi) per spiattellare lo stato della banda larga in Italia ok, ma francamente non ne comprendiamo la finalità operativa.

rapporto_caio_letta

Nel rapporto Caio-Pogorel-Marcus, denominato “Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia” cosa c’è? Se volete leggervi la sintesi, servitevi pure, noi cerchiamo di farla breve: in evidenza 21 raccomandazioni per rispettare gli impegni dell’Agenda Digitale Europea, visto che Bruxelles ci chiedeva di fornire servizi banda larga di base a tutta la popolazione entro il 2013 (siamo al 98.4%), 30 Mbit a tutti entro il 2020 (saremo al 50% entro il 2016/2017) e 100 Mbit al 50% della popolazione entro il 2020 (siamo al 2%).

Il problema della banda larga italiana, quindi, è il raggiungimento del 100% della copertura a 30 Mbit/s e il 50% a 100 Mbit/s. Qui non solo l’intervento del pubblico è necessario, ma anche dal punto di vista dei piani degli operatori non ci sono piani significativi, proprio in virtù della rete FTTcab, insufficiente per portare i 100 Mbit/s nelle case degli utenti.

Il rapporto Caio raccomanda l’istituzione di un monitoraggio sistematico dei piani di sviluppo della banda larga da parte dello Stato che tenga sotto controllo parametri come gli investimenti effettuati, la banda erogata, gli indicatori della qualità del servizio e l’evoluzione tecnologica.

E il Governo che dice? Che definirà nei prossimi giorni la matrice di vincoli e obiettivi che dovrà pilotare gli investimenti degli operatori di telecomunicaizioni per l’ammodernamento della rete italiana entro i termini dettati dall’Unione Europea“nelle modalità più stringenti e operative possibili – usando parole di Letta – Adesso tocca a noi agire”.

Non si parla di Agenda Digitale quindi, ma solo di banda larga. Non in funzione del digitale ma in funzione della banda larga. Giusto? Secondo Letta lo scorporo della rete è da evitare, ma rimane solo come ultima frontiera, “una bomba atomica” da usare solo “se si verifica che gli impegni non vengono raggiunti”.

Va beh, a parte i paroloni, cosa vedremo da oggi in poi? La sola certezza consiste nella necessità di investire 15 miliardi di euro grazie a un Piano nazionale coordinato sui Fondi strutturali europei, attraverso le Regioni.

La ricetta di Caio e Letta

  • Monitoraggio dei piani degli operatori, degli investimenti messi in campo e della copertura raggiunta anche per eventuali interventi correttivi
  • Utilizzo dei Fondi Strutturali EU per assicurare a tutta la popolazione l’accesso alla rete a 30 Mbps entro il 2020 considerando un approccio bilanciato tra risorse infrastrutturali fisse, mobili, fisse wireless e anche satellitari. A questo fine si raccomanda lo sviluppo di un Piano Nazionale che in coordinamento con le Regioni permetta di avere l’accesso a questi fondi.
  • Misure per ottimizzare gli investimenti, comprese la promozione della condivisione di investimenti infrastrutturali nel rispetto delle norme per gli aiuti di Stato e della concorrenza, fissati dalla EU, e iniziative per aumentare la disponibilità di spettro radio e l’efficienza del suo impiego
  • Misure per intervenire sul ritardo della domanda per i servizi a banda larga in Italia, considerando i programmi di alfabetizzazione digitale dell’Agenda Digitale Italiana.

Amen.

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