Digitale: i giorni della merla

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  30 gennaio, 2014  |  Nessun commento
30 gennaio, 2014
Building Digital Tablets Horizontal

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Anche quest’anno i giorni della merla si son rivelati per quello che sono, ovvero i più freddi, i più brutti, diciamo pure i più tristi e deprimenti.

Chi osserva le dinamiche del digitale e tenta di elevarle a valore, come ogni giorno proviamo a fare con tenacia noi di Pionero, a questo punto dovrebbe arrendersi alla triste realtà che, purtroppo, sembra allontanarsi sempre di più dal nostro modello di riferimento, ovvero dal digitale come volano per la crescita e per il modernismo.

Ma andiamo con ordine.

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Iniziamo dal Ministro all’Istruzione Carrozza che, intervenendo ieri al convegno “Educare alla rete. L’alfabeto della nuova cittadinanza nella società digitale” organizzato dal Garante per la Protezione dei Dati Personali, ha dichiarato: “… In Italia non vi è la necessità di una materia specifica sul digitale perchè il digitale è un tema trasversale che va affrontato a livello nazionale, sia per chi utilizza servizi tramite la rete, sia per chi li sviluppa. Inserire una disciplina, ha detto il Ministro, costerebbe milioni di euro. Piuttosto la scuola deve aggiornarsi e cambiare il modo in cui il sapere si trasmette. Ad iniziare dal mutare l’allestimento delle aule, non più predisposte solo per la didattica frontale…“. Gli insegnanti, inoltre, “devono sapere che parte del proprio tempo è andare sull’educazione digitale, non come elemento aggiuntivo ma come parte della propria professionalità”.

Provando a distinguerci e dissociarci dalla polemica e dall’aggressività che si legge sui Social Network in queste ore, crediamo che l’esternazione del Ministro non sia altro che una visione ridotta ma non del tutto errata.

Ridotta perché ostacola il ‘Piano Nazionale sulla Formazione e sulle Competenze Digitali‘ che in questi mesi si sta cercando di portare a compimento con notevoli sforzi e zero risorse. Ridotta perchè quando manca un vero governo delle azioni le stesse perdono valore. Ridotta perché, come spesso succede, è conseguenza di una scarsità di risorse per la scuola, ormai endemica. Ridotta perchè non apre a un necessario ripensamento della didattica nel suo insieme ma, soprattutto, riferita a una necessaria modernizzazione delle discipline e delle materie di insegnamento.

Non è errata nella ricerca di collegialità, trasversalità e complementarietà del digitale che deve essere spalmato in ogni dove. A cominciare dalle infrastrutture scolastiche, passando per i processi di gestione (il sistema di iscrizione on-line è un ottimo esempio di switch-off) e infine attraverso l’accoglimento incondizionato dei nuovi metodi (anche quelli di disintermediazione e descolarizzazione) indotti dai mutati stili di vita conseguenza del massiccio utilizzo dei servizi e degli strumenti digitali. #sipuòfaredipiù

Continuiamo con il siparietto del Commissario Europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes. Il vicepresidente della Commissione Europea, evidentemente, ha molto tempo da perdere su Twitter cazzeggiando sul tema dei Digital Champions che, sinceramente, assume nel contesto un valore di fuffa al quadrato!

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Proprio chi basa il suo lavoro sulla valutazione e sull’efficacia (la Commissione Europea è maestra di indicatori e parametri scientifici per la valutazione degli effetti) dovrebbe davvero smetterla di eleggere in modalità del tutto empirica, i cosiddetti ‘DIGITAL CHAMPIONS’. Elezione e attribuzione che ha il solo effetto cosmetico e comunicativo, nella cui trappola son caduti anche i giornalisti di TechCrunch, a riprova del fatto che stiamo parlando del nulla totale.

Non siamo mai stati teneri da queste parti né con Caio né con Ragosa, soldati mandati al massacro da un manipolo di generali che considera il digitale niente di più che un battaglia di retroguardia. Ma valutarli sul fatto che abbiano un profilo attivo su Twitter mi sembra davvero l’ultimo dei problemi.

Cara Neelie daje. Proviamo a lavorare seriamente sui fondi strutturali, sui PON Nazionali e sulle loro regole e soprattutto sulla loro gestione. Forse solo allora supereremo la fase cosmetica e social che davvero sembra un argomento imbarazzante per un commissario europeo. #sbadigli

Non da ultimo il siparietto che chiude e ci dovrebbe deprimere ancora di più. Ahimè! Tutti infatti han visto la gazzarra scatenata in Aula ieri sera (credo sia inutile e dannoso all’immagine del paese mostrare le foto dei nostri parlamentari mentre se le danno di santa ragione) e che dovrebbe farci riflettere sulla capacità dei nostri rappresentarti di ripensare un paese vecchio e depresso e traghettarlo verso i lidi della modernità anche, ma non solo, con grandi iniezioni di innovazione digitale.

A questi signori non mancano solo competenze e cultura per legiferare in modo moderno e innovativo. Mancano soprattutto la modestia e il rispetto che sono la base su cui si innesta ogni cambiamento epocale. Infatti solo una grande collegialità, una grande collaborazione, una grande fase di ascolto e di partecipazione potrebbero iniettare modernismo alle nostre leggi. Invece, ancor oggi, i tentativi di cassare ogni rivoluzione digitale in atto vengono nascosti come articoli e commi nascosti in provvedimenti che le ambigue maggioranze politiche attuali son costrette ad approvare per poi, come sempre, scatenare ire fra gli addetti ai lavori e rincorse all’emendamento correttivo che, quasi sempre, si scontra con interessi conservatori e corporativi e fa perdere ulteriore tempo prezioso verso la rincorsa al modernismo. #inetti

Dopo i giorni della merla si dovrebbe affacciare una nuova primavera e, da che mondo e mondo, la primavera significa risveglio, significa nuova energia, significa speranza nel futuro!

Chiediamo dunque a chi ha le redini del potere di abbandonare la stagione degli annunci e della cosmetica e di passare all’azione. Magari iniziando proprio dalla scuola, in modo da assicurarsi una classe dirigente meno analogica e meno conservatrice. Per tutte le altre dinamiche ci penserà il mercato, ma per la scuola ci devono pensare necessariamente lo Stato e questo Parlamento, prima che sia troppo tardi.

Credits per l'immagine in evidenza: http://it.eipass.com/

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