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Sesso e Google Glass… Nuove inevitabili prospettive

Sesso e Google Glass… Nuove inevitabili prospettive
2 minuti di lettura

Il sesso è una sicurezza: vende, fa traffico, audience, fatturato! E ora che la tecnologia indossabile, prima fra tutte quella dei Google Glass, sta per diventare una realtà di massa e non solo da laboratorio, si aprono nuove interessanti opportunità per la fiorente industria del sesso. E non solo.
A confermarlo la viralità di una notizia che sta facendo letteralmente il giro del mondo, quella della realizzazione e dell’uscita di una applicazione per i Google Glass di nome  Glance (www.glassandsex.com), che permette di “dare un’occhiata” appunto al rapporto sessuale visto dal punto di vista del partner. La versione tecnologica del più classico specchio sopra il letto e quella meno ingombrante di una videocamera a spalla…

Dopo la app a luci rosse di MiKandi stoppata sul nascere dallo stesso Big G, c’era da aspettarselo che qualcuno sarebbe tornato sull’argomento… è troppo ghiotta la combinazione Google Glass-sesso per pensare di derubricarla con un semplice “non si può fare”. Questa volta a pensarci è stato un giovane libanese di nome @SherifMaktabi, sviluppatore di app e studente alla London’s Central Saint Martins Art College.

app_glance

In realtà il sesso non costituisce l’elemento fondante della app ma solo un esempio, diciamo una convincente argomentazione. Gli sviluppatori di Glance, infatti, la descrivono così: “Glance vi fa vedere due prospettive differenti, senza soluzione di continuità. Cambia il modo di vivere qualcosa di molto personale. Come il sesso“.
In questo senso condividiamo l’opinione che sia un’operazione di marketing fatta ad arte: se non fosse stato suggerito esplicitamente quello che è solo uno dei suoi possibile usi – quello erotico – la notizia non avrebbe fatto il giro del mondo.

app_glance2Ma come funziona Glance? Basterà dire “Ok Glass, it’s time” e gli occhiali mostreranno ciò che il/la compagno/a sta vedendo, oppure “Ok Glass, pull out” per terminare la visione, o ancora ”Ok Glass, give me ideas” per avere suggerimenti su posizioni da provare. Poi naturalmente ci si può rivedere dopo aver filmato il rapporto sessuale, ma solo nelle 5 ore successive perché per ragioni di privacy è questo il tempo di permanenza sul cloud del file video. Spegnere la luce o scegliere il sottofondo musicale sono altre funzioni che, per quanto possibili, non rilevano granché di fronte a tutto il resto.

Le reazioni a questa app sono state le più diverse, dall’entusiasmo sfrenato al biasimo più becero. Del resto era da immaginarselo che i Google Glass e la pletora di applicazioni create apposta per loro avrebbero sollevato anche qualche perplessità, non solo gaudio e stupore. Sarebbe tuttavia un errore mettere sul banco degli imputati  il dispositivo in sé, perché è  piuttosto l’uso che se ne fa a dover essere giudicato.
Dopotutto l’integrazione sempre più raffinata con l’uomo rende la macchina complice delle sue prodezze intellettuali, perché non anche di quelle fisiche?

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