L’Agenda Digitale dei se e dei ma: diamoci una mossa!

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27 gennaio, 2014
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Agenda Digitale, scusaci tanto cara, dove eravamo rimasti? “Sempre li, non ti preoccupare. Prima c’è da sistemare la legge elettorale, poi penseremo a qualche nuova tassa da inventarci, poi a un Governo da far saltare. Poi, se rimangono tempo e soldi (??), magari faremo anche l’agenda digitale“.

Sono conversazioni kafkiane ma assomigliano molto alla realtà, mentre l’Europa ci guarda e noi siamo sempre li, ai nostri rapporti sulla banda larga da vagliare. Quattro mesi per, in serie: mettere assieme una squadra, scandagliare lo Stivale, rendersi conto che il 39% dei nostri concittadini non utilizza Internet, portare i libri contabili al Governo, sperare che li leggano prima che il Governo cada).

Caio, la banda larga e le illusioni

Va beh, suvvia, non siamo polemici ma costruttivi. Ok, costruiamo. Francesco Caio, il Mister Agenda Digitale incaricato da Enrico Letta di sollevare il digitale italiano, continua a puntare sui suoi tre must (anagrafe digitale, fatturazione elettronica, identità digitale) ammesso e non concesso che:

  • l’Agenzia per l’Italia Digitale si dia uno Statuto prima dei Mondiali del 2018 (li faranno in inverno, magari è possibile);
  • la banda larga italiana subisca una brusca accelerazione con investimenti NGN dedicati come da rapporto presentato a Palazzo Chigi.

Diamo a Caio quel che è di Caio: l’ad di Avio ci ha anche lavorato su, in realtà se si facesse la metà di quel che propone lui, almeno l’agenda digitale seppur fortemente incompleta e magari non propedeutica alla visione europea (ma qui la colpa è dell’impostazione anacronisitica e semplicistica del decreto crescita 2.0, e non è colpa di Caio), almeno assumerebbe qualche parvenza di concretezza.

Che poi, parlando di banda larga, rischiamo di finire in un vicolo cieco tipo specchietto per le allodole del ventunesimo secolo: c’è chi, come Eurostat, saggiamente, ha fatto notare che, a fronte di un aumento delle connessioni in banda larga di circa quaranta punti percentuali in meno di dieci anni, le abilità informatiche della popolazione italiana sono rimaste sostanzialmente al palo.

Non solo: come mai ci sono così poche imprese che trovano uno sbocco commerciale sulla rete, nonostante praticamente tutte abbiano una connessione veloce? Ah beh si, giusto per mettere il coltello nella piaga, ora si parla anche di webtax che sarebbe l’ennesima pioggia (acida) sul bagnato dell’agenda digitale italiana.

Alfabetizzazione informatica e lavoro

Forse, ma lo diciamo da secoli, dovremmo cominciare a ragionare dai nostri figli. L’esempio da seguire, in quest’ambito, è quello della Svezia, che detiene il record nel numero di personal computer per studente e nella quale sin dall’asilo viene insegnato ai bambini l’uso dei tablet.

Se alfabetizzi l’informazione da li, poi magari crei classi dirigenziali e politiche figlie di un sistema e consapevoli dell’importanza del digitale. Se vai avanti a spizzichi e bocconi, non lo farai mai. Abbiamo spesso detto che serve un Ministro all’Innovazione e all’Agenda Digitale, e ultimamente il passaparola è servito, pare: se non c’è consapevolezza dell’importanza, non lo avremo mai.

Peccato che noi, anche sui libri digitali, posticipiamo vita natural durante impauriti da chissà quale cartello di opposizione delle case editrici storiche. Va beh, suvvia: per crescere in agenda digitale non basta scolarizzare il digitale, ma servirebbe anche tracciare percorsi d’eccellenza che creino figure professionali di alto livello, ingegneri informatici e programmatori in grado di competere con i loro pari grado stranieri.

Non c’è mica bisogno di andare tanto ‘in la’, per vedere l’eccellenza: prendete l’Estonia, guardate quanti servizi di e-government ‘effettivi’ ha implementato e poi chiedetevi perché noi, in Italia, continuiamo ad avere ottime idee ma a partorire soluzioni senza costrutto, che digitalizzano l’esistente senza migliorare la vita del cittadino come dovrebbe fare qualsiasi cosa inerente l’agenda digitale.

Investimenti, Europa, strategie

Nell’ambito della politica industriale, il nostro Ministro degli Esteri Emma Bonino ha citato in particolare l’avanzamento nella realizzazione dell’Agenda digitale.

I numeri sono chiari: a fronte di 26,5 milioni di disoccupati in Europa, ci sono 2 milioni di offerte di lavoro aperte, perché mancano le professionalità digitali. Si discute sempre di più sull’impatto che la rivoluzione digitale ha avuto sulla disoccupazione: molti posti di lavoro, infatti, sono stati persi non solo a causa della grande crisi, ma anche perché la rivoluzione digitale ha di fatto compresso la necessità di alcune figure professionali. Viceversa, sono nate nuove esigenze e nuove possibilità occupazionali, che però non si sono sviluppate in modo adeguato a causa di una formazione ancora non allineata alle nuove necessità.

Torniamo quindi a quanto detto sopra? Si: perché l’agenda digitale sia pienamente realizzata, al di là della diffusione della banda larga, della digitalizzazione della pubblica amministrazione, della diffusione del commercio elettronico e via dicendo, è cruciale un sistema scolastico che sia al passo con i tempi.

Il Governo dovrebbe fare dell’Agenda digitale e, in particolare, della scuola che forma nell’era digitale, il proprio ‘must’ per il futuro. L”Europa in questo può essere il più grande canale di promozione di una modernizzazione in questo senso. Sempre ammesso e non concesso che ci interessi davvero l’agenda digitale oppure l’agenda cartacea vecchia di millemila anni continui a dominare, incontrastata, la nostra povera Repubblica dei se e dei ma.

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