L’innovazione sociale e gli schizofrenici della democrazia

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  20 gennaio, 2014  |  Nessun commento
20 gennaio, 2014
innovazione_futuro

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L’innovazione è come l’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice ma nessuno sa dov’è. L’innovazione non è un oggetto, né una tecnologia, né esiste il mestiere dell’innovatore stricto sensu. Sembra che riusciamo a parlarne solamente quando ne sentiamo la mancanza.

Questo avviene, mi sembra, quando smarriamo la convergenza di intenti e di metodo, quando non sono chiari gli interlocutori, gli interessi delle parti, gli strumenti di lavoro. Insomma quando, per mancanza di professionalità o per incomprensione politica, il processo decisionale viene sostituito dal dibattito per amore del dibattito, dove le idee diventano opinioni e il confronto un gioco di supremazia.

L’innovazione de “il pallone è mio e decido io chi gioca” poggia su un principio di autorità che strumentalizza il problema per farne una meccanismo di potere ad uso e consumo dell’establishment.

Inutile far finta di nascondere l’atteggiamento cortigiano con il quale il mondo amministrativo italiano si rivolge ai cittadini, o più nel vero, ai sudditi. E i sudditi si comportano come tali. Inutile sperare che da un diritto di accesso si generi partecipazione e trasparenza. Così non è. Il diritto di accesso civico è stato un fallimento.

Inutile negare che tutte le azioni fin’ora portate avanti sul tema opendata e opengovernment non hanno scardinato questa tendenza involutiva. La strategia (if any) per affrontare le sfide del futuro viene portata avanti in modo impacciato e goffo da persone adiabatiche a qualsiasi processo decisionale che imponga un confronto tra parti differenti.

Non ci sono scorciatoie nel labirinto della realtà sociale. Nessuno farà mai il lavoro di un funzionario pubblico all’infuori del funzionario pubblico nominato per farlo. Ed è così che le istituzioni funzionano. Non ci sono piattaforme, petizioni, consultazioni e consulenti che tengano. E quindi?

Lavorare per l’open data e per l’open government nel 2014 significa esercitare una pressione lobbistica ben precisa il cui scopo politico è quello di creare civil servant sempre più preparati, di aiutare i decisori pubblici nel costruire il processo di decisione e di regolamentare e riconoscere il lobbismo come espressione di una democrazia fondata sul confronto e sugli interessi.

Non dobbiamo fare il lavoro delle Amministrazioni Pubbliche, non dobbiamo moltiplicare gli interlocutori al nostro interno, non dobbiamo frammentare l’intento comune e cadere negli interessi di parte.

Dobbiamo lavorare con etica. Lobbisti, no faccendieri. Solo così possiamo avere trasparenza nell’attività politica e una partecipazione veramente inclusiva. E forse, con un po’ di fortuna, anche vera innovazione sociale. Quest’anno smettiamo di fare gli schizofrenici della democrazia.

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