Agenda Digitale, Italia senza strategia e senza fondi?

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20 gennaio, 2014
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Non è che senza fondi non si possa attuare l’Agenda Digitale. Il problema è che senza strategia non sono possibili una programmazione e una gestione organica ed efficace dei fondi.

Sul tema dei fondi per l’Agenda Digitale previsti nella programmazione europea 2014-2020 credo convenga partire da quanto afferma la nota del Ministero per la Coesione Territoriale, che punta a chiarire gli elementi relativi all’Agenda Digitale e presenti nella proposta italiana di Accordo di Partenariato per la programmazione europea 2014-2020.

Questa nota mette nero su bianco e, credo, in modo abbastanza inequivocabile, che il problema principale delle risorse per l’Agenda Digitale è nell’assenza di una strategia organica. In particolare, in relazione all’Obiettivo Tematico 2 della politica di coesione europea “Migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché l’impiego e la qualità delle medesime“, in cui si inquadrano le misure per l’Agenda Digitale, l’Italia ha individuato due linee di indirizzo, una dedicata alla “crescita digitale” e una “alle infrastrutture”.

Bene, sulla prima linea, come se la nota non fosse emessa da un Ministero che agisce sulla programmazione europea per conto dell’intero governo, ma quasi da un commentatore esterno, si legge: “In tema di crescita digitale si richiede l’adozione di una Strategia nazionale e regionale per la crescita digitale volta a stimolare la domanda di servizi di ICT, pubblici e privati, accessibili, di qualità e interoperabili, aumentando la diffusione dei servizi tra i cittadini, inclusi i gruppi vulnerabili, le amministrazioni pubbliche, le imprese. Tale strategia potrebbe configurarsi quale capitolo dedicato della strategia nazionale o regionale per la ricerca e l’innovazione (condizionalità ex ante richiesta per gli interventi dell’Obiettivo tematico 1). A livello nazionale la condizionalità non risulta soddisfatta.”

Non è chiaro se la mancanza di questo presupposto (“condizionalità”) sia la motivazione principale anche per l’assegnazione di fondi chiaramente insufficienti (per l’Obiettivo 2 della programmazione nell’Accordo sono previsti meno di 2mld di euro, cifra tra le più basse relative ad un Obiettivo), considerato anche il carattere di trasversalità dell’impatto degli interventi sul digitale.

Ed è questo un elemento ulteriore di riflessione: proprio il carattere di trasversalità dell’Agenda Digitale sui diversi settori economici e sociali dovrebbe far riconoscere l’importanza di prevedere una gestione sistemica e organica di tutti gli interventi sul digitale, sia a livello di infrastrutture di rete e applicative sia di modello generale per la fruizione dei servizi.  È da qui deriva, non a caso, la richiesta dell’Agenzia per l’Italia Digitale di pensare ad un PON con una disponibilità di fondi significativa (si è parlato di circa 10 mld di euro).

Ma si può realizzare una proposta così di buon senso senza aver prima predisposto una strategia nazionale? La risposta del Ministero per la Coesione, non convenzionale rispetto ai rapporti che dovrebbero sussistere tra componenti del governo, è chiara, tanto da condurre ad una richiesta esplicita verso la Presidenza del Consiglio “Ai tavoli di partenariato della programmazione 2014-20 hanno partecipato rappresentanti del Ministro dello Sviluppo Economico –area Comunicazioni e dell’Agenzia Italia Digitale. Con loro sono state avviate interlocuzioni al fine di avere al più presto un documento strategico nazionale coerente con quanto richiesto dalla condizionalità ex ante di riferimento.  Il documento risulta in fase iniziale di predisposizione. Al di là del ruolo operativo dell’Agenzia, si ritiene opportuno un sollecito anche alle strutture responsabili della definizione dell’Agenda digitale italiana: Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero dello Sviluppo Economico – Comunicazioni.

Ma i ritardi nella definizione della strategia nazionale sul digitale non solo rischiano di danneggiare la possibilità di utilizzare al meglio i fondi della programmazione 2014-2020: sono anche la principale causa della scarsa efficacia degli interventi in politica economica che questo governo cerca di porre in essere, ad esempio all’interno del programma Destinazione Italia.

Ed è chiaro che anche le tre priorità indicate dal Commissario all’Agenda Digitale Caio (identità digitale, anagrafe nazionale e fatturazione elettronica) possono essere realizzate soltanto all’interno di un piano di riorganizzazione complessiva (che include il sistema pubblico di connettività, la razionalizzazione dei data center, gli interventi sul fronte applicativo), che l’Agenzia sta predisponendo, ma per cui è necessaria una focalizzazione specifica per essere realizzata in tempi brevi.

D’altra parte, solo in presenza di una strategia organica si possono predisporre piani operativi dalle scadenze ambiziose e sostenibili, e pensare a modelli di finanziamento che non prevedano soltanto il ricorso a risorse pubbliche, ma anche a partnership pubblico-privato che sollecitino quest’ultimo a farsi carico di sostenere uno sviluppo digitale rapido del sistema Italia.

Diverse esperienze locali mostrano che questo modello è perseguibile (vedi come esempio recente l’iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia “Go On Fvg”) ma lo è soltanto sulla base di una chiara definizione della strategia, degli obiettivi e dei programmi.

La chiave di volta è nella capacità di coordinare l’uso delle risorse e di valorizzare il contributo di tutti gli attori, perché tutti ne abbiano giovamento ma sulla base di una presa effettiva di responsabilità di “appartenenza al sistema”.

Alla Presidenza del Consiglio, alla Cabina di Regia per l’Agenda Digitale (il cui sito è in manutenzione ad oggi da circa tre mesi) la richiesta è di non aprire ulteriori tavoli di lavoro ma di formalizzare rapidamente quanto già è stato definito e realizzato (spesso per settori o per aree) per la strategia nazionale sul digitale, e prendere in mano e con competenza il nodo decisivo del coordinamento delle risorse, rivedendo in questa nuova ottica anche la programmazione dei fondi europei.

Rapidamente.

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