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Agenda Digitale, senza un Ministro dedicato e’ tutto inutile

Agenda Digitale, senza un Ministro dedicato e’ tutto inutile
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Siamo in ritardo, investiamo poco, non abbiamo un Ministro dedicato, l’Europa ci aspetta al varco: tutta roba che l’agenda digitale (o quel che ne dovrebbe essere) sa perfettamente sin dal momento stesso in cui questo termine – che risale al 2011, se non andiamo errati – ha preso le nostre menti.

Le sentenze di Caio

Il rapporto preparato dal team di  Caio sulla banda larga in Italia, che Mister Agenda Digitale ritiene fondamentale per lo sviluppo dei tre obiettivi ormai fissati da mesi ossia anagrafe unica, identità digitale e fatturazione elettronica, e’ stato già consegnato ad Antonio Catricala’, il quale, con lo stesso Caio, formulerà l’ultima versione del rapporto per poi presentarla al premier Letta.

Ma cosa dice Mister Agenda Digitale della banda larga e dell’agenda digitale? Assieme a Gerard Pogorel, professore emerito dell’Universita’ ParisTech di Parigi, e all’americano Scott Marcus, gia’ advisor della Federal Communication Commission), Caio ha analizzato la capacità dell’Italia di rispettare i target prefissati per 2020 dall’Agenda Digitale Europea.

L’analisi del comitato di esperti ha toccato, ovviamente, anche gli investimenti e i piani di sviluppo dei principali gestori, e dunque anche di Telecom Italia: la questione è spinosa, perché il rapporto di Caio punta il dito contro il rallentamento della stessa Telecom nella rete internet veloce.

Banda larga, non ci siamo

Il rapporto sottolinea inoltre l’obsolescenza delle reti in rame e giudica insoddisfacente la realizzazione di reti di accesso alla banda larga, visto che solo il 14% delle famiglie italiane ha accesso alla rete a velocità maggiori di 30 Mbit/s per scaricare dati, video e filmati.

Sul fronte digital divide, inoltre, sono ancora 2,3 milioni gli italiani (il 4% della popolazione) rimasti senza una copertura da servizi a banda larga da rete fissa.  Tutta roba inaccettabile, per un Paese che vuole rinnovarsi puntando sui dettami del decreto crescita 2.0 (il fatto che sia incompleto nessuno lo considera??) e sull’agenda digitale.

Tutti questi ritardi e queste mancanze – riferirà Caio a Letta – frenano la domanda di banda larga, lo sviluppo e la competitività delle nostre aziende. Davvero? Ma senza un Ministro per il Digitale e l’Innovazione (si badi bene, non un Ministro per la PA) come faremo mai a venirne a capo? 

L’evasione digitale

Ultimo ma assolutamente non per ultimo, ecco il monito del direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera che collega strettamente la lotta all’evasione allo sviluppo effettivo dell’agenda digitale. “La lotta all’evasione che facciamo con i Comuni ha un problema pratico. Le banche dati dei comuni sono diverse concettualmente da quelle dell’anagrafe tributaria. Se ci fosse viceversa un allineamento potremmo essere più veloci”. Ecco perché, rivela Befera, ”il Governo sta accelerando sull’agenda digitale e se Sogei sarà uno dei ‘fulcri’ bisogna ripensare il ruolo della società“.

Si va a toccare Sogei, quindi? La regina dei dati fiscali, colei che detiene il destino delle informazioni qualificate che alimentano le basi dati pubbliche. Secondo Befera, la questione va approfondita e il ruolo di Sogei riformulato.

Ok, ma come? Befera ha evidenziato nel contesto della riprogettazione del sistema informativo della pubblica amministrazione il ruolo dell’Agenzia e le informazioni attualmente nella pancia informatica della stessa. Si tratta di una mole di informazioni pari al 50% di 5 petabyte (miliardi di milioni di byte). Altro che agenda digitale, qui servirebbe un server grande come il Texas…

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