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Erdogan, nuova censura di Internet

Turchia censura internet
2 minuti di lettura

In questi giorni il Partito per la Giustizia e la Libertà (AKP) di Recep Tayyip Erdoğan  ha presentato una proposta di legge che, qualora approvata, aprirebbe utleriormente la strada a possibili operazioni di censura di internet.

Attualmente la normativa prevede il blocco di pochi tipi di contenuti considerati illegali, come per esempio la pedo-pornografia, materiali osceni, contenuti relativi al gioco d’azzardo, incoraggiamento al suicidio e alla prostituzione, siti di escort. Nonostante il numero di casi limitati, le associazioni di attivisti per i diritti umani parlano di 40.000 siti bloccati.

Con la nuova legge la censura e l’oscuramento viene esteso alla violazione di diritti individuali, compresa la privacy. Potrebbe essere considerata una violazione, ad esempio, il pubblicare video di persone senza l’autorizzazione preventiva. Se da un lato questo risponde anche alla attuale normativa europea, alcuni accademici come Yaman Akdeniz, professore di legge alla Bigi Unıversity di Istanbul, temono che possa essere utilizzato a pretesto per bloccare video “scomodi”. Se ad esempio qualcuno ipoteticamente diffondesse un video che coinvolge il primo ministro, “certamente sarebbe soggetto ad una ordinanza di blocco” ha spiegato il prof. Akdeniz al magazine tedesco DW.

La nuova legge, inoltre, cambierebbe anche le procedure per il blocco dei siti. Attualmente l’oscuramento avviene a seguito di una sentenza del Tribunale. La nuova legge consentirebbe alla direzione dell’agenzia Turca di regolamentazione di Internet (che svolge in parte il ruolo dell’AGCOM italiana) di intervenire immediatamente e unilateralmente “in caso di emergenza”. Il tribunale, quindi, dovrebbe sancire l’oscuramento entro le 48 ore successive.

Altre norme della proposta, inoltre, consentirebbero allo Stato di:

  • archiviare fino a 2 anni dati quali gli IP degli utenti, i log di navigazione e gli email heders
  • bloccare singoli URL invece di interi siti (quindi potenzialmente anche il singolo profilo Facebook e Twitter), rendendo molto più semplice la censura.
  • costringere i service provider ad iscriversi ad una associazione controllata dallo Stato, per poter continuare ad operare.

La censura di Internet: alcuni fatti

La Turchia già attua, come detto, uno stretto controllo del web. Nel 2007 Youtube fu bannato per 18 mesi sulla base dell’entrata in vigore di una legge che, nel 2012, la Corte Europea dei Diritti Umani trovò  incompatibile con l’art. 10 della Convenzione Europea sui Diritti umani.

Lo scorso Maggio, in occasione delle proteste di Gezi, Erdoğan aveva promesso di voler regolamentare ulteriormente la rete definendo Twitter un “cancro della società” e chiedendo alla società, con scarso successo, informazioni sui profili degli utenti.

Secondo quanto riportato da Google a Dicembre, inoltre, la Turchia è il paese con il più elevanto numero di richieste di rimozione di contentui dal motore di ricerca. Solo nei primi 6 mesi del 2013, la Turchia ha chiesto a Google di rimuovere 12,162 voci, con un incremento di 10 volte comparato ai 6 mesi precedenti. Tuttavia Big G rispose negativamente alla maggior parte delle richieste non evidenziando motivi ragionevoli per assecondare Ankara.

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Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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