Agenzia per l’Italia Digitale, la resa dei conti: Statuto e Riuso

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10 gennaio, 2014
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All’Agid è rimasta solo la concessione del beneficio del dubbio: ferma da 16 mesi, l’Agenzia per l’Italia Digitale annaspa tra le polemiche di una struttura con 100 dipendenti (presto 130) ma senza uno statuto che la renda operativa. Il che, per paradosso, non le sta impedendo di emanare circolari come l’ultima sul Riuso e Valutazione Comparativa.

La querelle sull’Agenzia per l’Italia Digitale è di lunga data, dicevamo, e coinvolge direttamente l’Agenda Digitale italiana e l’operato di Francesco Caio, il Mister Agenda Digitale a tempo (pare che da aprile tornerà a occuparsi in pianta stabile di Avio, se non ci saranno degli sblocchi) che con Agostino Ragosa, presidente Agid, vorrebbe dare il la ai tre must ormai sulla bocca di tutti. Anagrafe Digitale Unica, identità digitale, fatturazione elettronica.

Riuso e Valutazione Comparativa software

Torniamo all’Agid, partendo dall’ultima Circolare n. 63/2013 relativa alle Linee guida per la valutazione comparativa prevista dall’art. 68 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – “Codice dell’Amministrazione Digitale”. La Circolare illustra, attraverso l’esposizione di un percorso metodologico e di una serie di esempi, le modalità e i criteri per l’effettuazione della valutazione comparativa delle soluzioni prevista dal Codice per l’Amministrazione Digitale all’art. 68.

Queste Linee guida sono indirizzate alle pubbliche amministrazioni elencate nell’art. 2, comma 2 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 che devono acquisire prodotti e soluzioni software da utilizzare nell’ambito dei propri compiti istituzionali. Alcuni dei contenuti delle Linee guida sono peraltro d’interesse anche per gli operatori del mercato ICT.

Tutta roba comunque già trita e ritrita, ma che evidentemente necessitava di un’ulteriore intervento per dirimere i dubbi di possibili interpretazioni ambigue: con questa circolare l‘obbligo di preferire il software libero e in riuso ora è completato dalla pubblicazione dei criteri.

Ecco le regole operative:

  • redazione di una griglia di punteggi, sulla base dei criteri di valutazione fissati dall’art. 68 comma 1-bis CAD;
  • attribuzione di punteggi alle soluzioni che vengono rinvenute in base a uno scouting delle soluzioni prospettabili;
  • redazione di un’ordine di preferenza tra le varie soluzioni in base al quale si procede secondo le norme del codice degli Appalti;
  • nel caso in cui la valutazione comparativa porti a una graduatoria in cui superano la sufficienza più soluzioni alternative, di cui una o più nelle categorie “software libero o a sorgente aperto” e/o “software in riuso“, le ultime verranno preferite a soluzioni proprietarie, salvo che non ci sia una forte carenza in un punto di valutazione giudicato molto importante, nel qual caso va comunque motivato espressamente perché tale punto è irrinunciabile.

Per semplificare: qualora un’amministrazione procedesse a un’assegnazione a software proprietario non valutando appropriatamente le soluzioni alternative in software libero o riuso, oppure valutandole ma non dando una forte motivazione, di “impossibilità”, le conseguenze potrebbero essere sia una nullità dell’assegnazione impugnabile al TAR, sia una responsabilità amministrativa del dirigente.

Statuto Agid, ci siamo?

Passiamo allo Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale, in attesa di essere approvato da 16 mesi: secondo fonti della Presidenza del Consiglio, lo Statuto dell’Agid ieri ha lasciato la Presidenza per arrivare alla Corte dei Conti, dove avrà l’approvazione finale.

Approvazione che, badate bene, sarebbe stata “promessa” a breve al direttivo dell’Agenzia, “forse già entro fine gennaio“, visto che verrà avviata una procedura d’urgenza (quella standard richiede invece fino a 60 giorni, con il principio del silenzio-assenso).

Piccolo problemino: ci sarà un aumento del personale, passando da 100 a 130 dipendenti (mah…), visto che l’Agid implementa funzioni e personale di due enti, DigitPA e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione.

Una volta approvato lo Statuto, quindi, l’Agenzia per l’Italia Digitale potrà potenziarsi e anche emanare primi atti formali. Com’è noto, nelle more dello Statuto Agid, Agostino Ragosa sta lavorando a vari atti firmandoli formalmente in qualità di commissario della Presidenza del Consiglio e non di direttore dell’Agenzia. Un escamotage che comunque ha rallentato l’attività dell’Agenzia. A breve, se qualcuno vuole (lasciamo stare le preghiere), avremo un’Agid operativa?

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