Monetizzare l’influenza in rete (online influence)

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  8 gennaio, 2014  |  Nessun commento
8 gennaio, 2014
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Alcuni mesi fa, fui contattato da una startup americana che mi chiese aiuto per lanciare la propria app in Turchia. Pensai, ovviamente, a una proposta di consulenza di marketing; ma così non era. Ciò che mi si chiedeva era di “usare” la mia rete di contatti per far conoscere la loro applicazione e far aumentare i download della stessa.

Una attività, quindi, prettamente commerciale da farsi “sfruttando” la mia presunta (se mai ci fosse) influenza (online influence). Di ritorni economici previsti, nessuno. Viceversa l’impegno era lo stesso che si chiedeva a qualsiasi commerciale nella “vendita” di prodotto. Unica eccezione: invece di viaggiare, avrei dovuto farlo sui social.

Annusata la fregatura, diedi il ben servito per due ragioni:

  1. mancanza di trasparenza negli intenti. Inizialmente si chiedeva un intervento una tantum.
  2. assenza di un reciproco vantaggio. Chiaramente la parte che più avrebbe beneficiato era la Start up

Da molto tempo si discute sul “valore” legato all’influenza in rete (online influence) soprattutto in considerazione del fatto che le aziende hanno capito che una persona “influente” è in grado di massimizzare i ricavi meglio di qualsiasi attività di marketing tradizionale.

I modelli di valorizzazione adotatti sono differenti: dal fornire gratuitamente il prodotto, all’offrire dei Perks come nel caso di Klout, arrivando sino al pagare il blogger per scrivere un post. Tutti modelli che, nel tempo, hanno mostrato dei limiti “etici” e commerciali.

  • Da un punto di vista etico, il fatto che l’influencer usa la propria reputazione e la fiducia in lui riposta per “guidare al consumo” la propria rete, facendo passare il consiglio come un atto spontaneo.
  • Da un punto di vista economico, la difficoltà di misurare il reale grado di influenza della persona coinvolta. Su questo ultimo aspetto, è sufficiente ricordare le polemiche nate attorno a Klout e alla sua reale capacità di valutare.

Monetizzare si puo’

Mentre er0 in Italia lo scorso novembre, ho avuto modo di entrare in contatto con AdMingle, una realtà di Istanbul che sembra esser riuscita a trovare una soluzione. Se non ancora perfetta al 100%, è sicuramente degna di essere osservata nel prossimo futuro.

In questi mesi ho cerccato di approfondire meglio il meccanismo e ho avuto anche una interessante chiaccherata via skype con il fondatore, Selim Shlomi Bembasat.

Il sistema è semplice: io mi iscrivo al loro sito, loro raccolgono i dati relativi alla mia rete di contatti che voglio condividere (Facebook, Twitter, Linkedin, ecc.), valutano la mia attività su ciascun profilo, calcolano il mio true reach e sulla base di quello assegnano un valore economico al mio grado di influenza. Non solo. Sulla base di quello che condivido, e delle reazioni che genero, tracciano un profilo degli argomenti su cui sono maggiormente influente. Di qui, ogni qual volta vi sia una campagna che rientra nel mio profilo, loro mi avvisano via email e, solo se decido di aderire, il tweet/lo status viene condiviso sul mio profilo. A questo punto, ogni conversione generata, mi porterà l’equivalente del valore che mi è stato assegnato.

“Klout e Kred – mi ha detto Selim – hanno un algoritmo diverso. Il nostro definisce l’influenza e la probabilità di interazione valutandolo monetariamente, mentre sia Klout sia Kred assegnano solo uno score. Per esempio il mio Klıut Score è 64 e nella nostra piattaforma la mia influenza vale 22.38 TL. Il che significa che riceverò quell’importo per ciascun messaggio condiviso.”

Selim mi ha spiegato che l’idea è nata quando ha realizzato che le persone spendono in media 8 ore al giorno a condividere post su Facebook senza essere retribuite, dove il 40% di questi post sono di natura commerciale. Così hanno voluto cercare un sistema che rendesse conveniente questo tipo di attività, anche per chi, appunto, condivide e non solo per l’azienda.

Anche per le aziende sembra essere un sistema efficace. Nonostante non sia definibile un ROI univoco per la piattaforma (in quanto cambia a seconda del KPI di riferimento), si può dire che comparandolo con altre tipologie di advertising la performance è a 2 cifre.

Alcune precauzioni

Il prestare la propria reputazione (a pagamento o meno) nella promozione diretta o indiretta di un servizio è sempre rischioso. Un sistema che retribuisce chi condivide, potrebbe far pensare che più si condivide e meglio è. Vero, ma solo nel breve periodo. Quando si gestiscono relazioni in rete è sempre il caso di valutare bene se quanto si ha da dire è di reale interesse per chi ci ascolta e se può in qualche modo daneggiarci. Annoiare troppo è un rischio continuamente presente.

I consigli, quindi, restano sempre i medesimi:

  1. Trasparenza: dire chiaramente se si sta partecipando a qualche campagna in qualità di “referente”;
  2. Reciprocità: dare alle persone qualcosa di cui hanno bisogno. Selezionare attentamente a quale campagna aderire;
  3. Reputazione: anche quando si vuole monetizzare, curare attentamente i contenuti che si vogliono condividere in modo tale che siano coerenti con la nostra immagine.

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