Agenda Digitale, che infinita tristezza

Scritto da:     Tags:  , , , , , , , ,     Data di inserimento:  8 gennaio, 2014  |  Nessun commento
8 gennaio, 2014
donna-alla-stazione

Visite: 7576

Anno nuovo, agenda digitale vecchia. Anzi, agenda digitale solita. Inesistente, a scapito di tutte le polemiche dialettiche su quanto espresso da noi di Pionero più e più volte e anche a scapito di una strategia che, seppur non convincente, ora ci sarebbe ma probabilmente non verrà perseguita.

La cosa più incredibile è il tempismo col quale i protagonisti dell’agenda digitale si distaccano, tutti uniti, da un tema di assoluta rilevanza per il futuro del nostro Paese. Siamo francamente sconcertati da quanto letto nella bozza della programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, elaborata dagli uffici del Ministro per la Coesione Territoriale, nella quale non c’è traccia di assegnazione dei fondi europei alle infrastrutture digitali.

Si prevedono, infatti, solo fondi nazionali per lo “sviluppo e coesione” (ex FAS). Se il testo venisse confermato sarebbe a rischio, per mancanza di risorse, l’intero impianto dell’agenda digitale di Francesco Caio, soprattutto relativamente alle questioni più impegnative legate alle nuove reti a banda ultra-larga, i data-center della Pubblica Amministrazione, le piattaforme cloud.

Ma come, e i tre must? Caio li ha individuati e più volte spiattellati: anagrafe digitale unica, identità digitale, fatturazione elettronica. Forse non sono la soluzione ai tanti, troppi mali di una digitalizzazione dell’esistente che paralizza l’Italia, ma almeno sono anzi sarebbero qualcosa.

Secondo Mister Agenda Digitale sono obiettivi centrali per la diffusione di una cultura informatica tra i cittadini e nella pubblica amministrazione, ma il problema è che sembrano tutti obbiettivi di difficile attuazione: e allora, ecco che Caio ha giustamente dato l’ultimatum a Letta.

O entro il 31 marzo si decide qualcosa, oppure ciao: Caio tornerà a tempo pieno a fare l’ad di Avio (che poi è la sua principale occupazione), e magari noi staremo ancora qui a sperare che il futuro Governo preveda un Ministro per l’Innovazione e l’Agenda Digitale (utopia o sogno irrealizzabile poco cambia).

Del resto, il mancato statuto che affligge l’AGID, Agenzia per l’Italia Digitale impossibilitato ad operare da ormai un anno nonostante la struttura esista (assurdità italiane in contumacia, a noi!), è un qualcosa che anche lo stesso Caio non può sopportare.

L’Italia perde posizioni digitali in Europa di continuo, le risorse strettamente nazionali destinate alle infrastrutture tecnologiche e al digitale restano spesso solo sulla carta, come già successo con la vicenda degli 800 milioni per la banda larga evaporati in un batter d’occhio sotto il Governo Berlusconi.

Per abbattere il digital divide in tutta la Penisola, servirebbero ulteriori, ingenti, nuove risorse : del resto l’Agenda Digitale Europea vuole che tutti i suoi affiliati garantiscano i 30 megabit a tutti e i 100 megabit al 50% della popolazione entro il 2020, da qui non si scappa. Servirebbero 10 milioni, dove li troviamo?

Per l’Italia la necessità di risorse adeguate anche per le infrastrutture digitali nella programmazione 2014-2020, impone che la bozza sfilata dal Ministro della Coesione Territoriale cambi radicalmente. Diversamente da questo le condizioni della ripresa economica e produttiva sono messe seriamente a rischio, lasciandoci solo l’orizzonte di un inevitabile declino.

Ma, al netto di un cambiamento che probabilmente non avverrà, quel che ci aspetta è un altro anno di stagnazione e tristezza. Fermi ad aspettare non si sa cosa, senza prospettive normative visto che il decreto crescita 2.0 è sempre li, fermo alle sue lacune mai colmate.

In teoria bisognerebbe avere il coraggio di investire sia risorse economiche (ma abbiamo visto la scelta opposta) e umane (torniamo al Ministro dedicato): senza i decreti, senza un dorsale digitale per la PA e senza banda larga ogni altro progetto rischia di non essere mai realizzato. Pena la definitiva relegazione dell’ Italia fuori dai giochi della crescita economica europea dei prossimi anni, dopo la chicca della webtax che già enormi danni di immagine ci ha provocato

C’è chi dice che l’ultimo baluardo sarà il prossimo Presidente del Consiglio. Lo dicevano anche quattro, tre, due e un Governo fa. Se quattro indizi fanno una prova, non c’è rimasto più nulla tranne una profonda tristezza.

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: