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Open data… Ma quanto li usiamo questi dati liberati? Poco e ….

Open data… Ma quanto li usiamo questi dati liberati? Poco e ….
4 minuti di lettura

L’Open Data è ormai una pratica amministrativa che si sta diffondendo fra le pubbliche amministrazioni italiane (anche a seguito del decreto 179/2012): sono molte, infatti, le amministrazioni ad avere liberato i propri dati. Ma le informazioni rilasciate vengono poi utilizzate dalle imprese e dai cittadini? Permettono cioè di realizzare nuove soluzioni innovative, siano esse applicazioni o servizi web?

Per “tentare” di dare risposta a queste domande, nell’ambito di un percorso di ricerca condotto nel corso di Laurea Magistrale in Scienze del Governo e Politiche Pubbliche dell’Università degli Studi di Padova – in collaborazione con la Direzione Sistemi Informativi della Regione Veneto, abbiamo preparato un questionario rivolto ai potenziali utilizzatori/consumatori degli Open Data. Il questionario – da compilarsi online – è stato pubblicato nel portale Open Data regionale dati.veneto.it  e nel portale nazionale dati.gov.it  nel periodo compreso tra settembre e novembre 2013.

Il primo risultato ottenuto: nonostante il questionario sia stato visibile per circa 3 mesi abbiamo avuto solo 35 risposte. Poche, molto poche. Comunque già questo è un indicatore. Nonostante la visibilità dei siti ospitanti (e il rilancio in altri siti regionali collegati) solo poche decine di persone hanno risposto al questionario. Le ragioni potrebbero essere diverse – da una “pigrizia” diffusa a una difficoltà di compilazione (che per altro nessuno ha segnalato) – che comunque, secondo noi, evidenza un distacco reale verso questi temi da parte del “grande pubblico”.

Quali le principali evidenze che emergono dalla rilevazione? Innanzitutto,  il profilo di chi ha risposto: in larga parte da uomini (quasi il 90%), relativamente giovane (il 75% ha un’età inferiore a 45 anni) e altamente istruito (l’80% è in possesso di un titolo di studio universitario). Si tratta di soggetti residenti prevalentemente in regioni quali il Veneto, il Trentino Alto Adige, l’Emilia-Romagna, il Lazio, la Sicilia, la Sardegna, il Piemonte, territori nei quali le amministrazioni locali risultano attive, ormai da qualche anno, in materia di Open Data. Infine, cito per ultima, non per grado di importanza, la professione: il target si suddivide equamente tra chi lavora nel settore pubblico e chi in quello privato. Minore è invece la percentuale di studenti, pensionati e inoccupati/disoccupati.

Internet risulta essere il canale di comunicazione prevalente: circa il 63% degli utenti dichiara di essere venuto a conoscenza del portale Open Data mediante la rete e di scaricare i dati in qualità di singolo cittadino. Sono molteplici le motivazioni che spingono i rispondenti ad effettuare il download delle informazioni: il 35% degli utenti scarica i dati a scopo di ricerca/studio. Seguono, seppur con una percentuale minore, da un lato, la volontà dei soggetti di cooperare, di poter far qualcosa per migliorare la società in cui viviamo (il cosiddetto civic hacking si attesta sul 29%), dall’altro la semplice curiosità (25%). Risulta invece assai ridotta la percentuale di utilizzatori (circa l’8%), prevalentemente appartenenti al settore privato, che dichiara di scaricare le informazioni per finalità commerciali.

Per quanto riguarda il reale utilizzo dei dataset, la quasi totalità dei rispondenti (circa il 70%) si limita a scaricare ed analizzare le informazioni rilasciate dalle pubbliche amministrazioni: seppur occasionalmente, si effettua il download di più di un dataset da più portali Open Data – prevalentemente informazioni geografiche, ambientali e statistiche. Sono invece pochi gli utenti (20%) ad aver elaborato report/infografiche a partire dagli Open Data e ancor meno sono coloro (10%) ad aver sviluppato servizi web e applicazioni. In particolare, quest’ultimi si dichiarano insoddisfatti della qualità dei dati scaricati e del loro utilizzo. Possiamo, quindi, supporre che i dati liberati non siano poi così accurati dal punto di vista della precisione e dell’aggiornamento, elementi fondamentale per renderli veramente “appetibili”.

Il quadro che emerge dall’analisi – ovviamente con i limiti delle poche e autoselezionate risposte ricevute – evidenzia uno scarso interesse verso i dati liberati, chi scarica i dataset lo fa prevalentemente per interesse personale, per ricerca/studio e di civic hacking, quasi nessuno per sviluppare nuove occasioni di business. I dati scaricati rimangono nei computer e non vengono utilizzati per sviluppare servizi web e/o applicazioni. E il giudizio sulla qualità dei dati scaricati non è positivo. Un quadro sicuramente diverso e lontano dallo scenario rivoluzionario tratteggiato dalle esperienze e dai racconti provenienti da oltre confine. Abbiamo giustamente “costretto” la pubblica amministrazione italiana a liberare i dati, ma se non vogliamo che il tema degli Open Data rimanga un tema per addetti ai lavori dovremmo iniziare una vera campagna di acculturazione e comunicazione per portarlo attenzione dei cittadini e delle imprese. Siamo ampiamente in tempo per evitare di trasformare una reale occasione di trasparenza, partecipazione e sviluppo in un mero adempimento formale.

di Luca De Pietro  e Serena Scattolin
Luca De Pietro – Docente di E-government e E-democracy Università di Padova
Serena Scattolin – Laureata in Scienze del Governo e Politiche Pubbliche Università di Padova

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Foto del profilo di Luca De Pietro
Luca De Pietro è docente di E-government ed E-democracy all'Università di Padova. Dal 1998 collabora con il Centro TeDIS della Venice International University sui temi dei processi di innovazione nella Pubblica Amministrazione, nelle imprese e nei sistemi produttivi locali. Inoltre è consulente di importanti Istituzioni pubbliche nazionali, regionali e locali e di imprese del settore.

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