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2014 anno delle competenze digitali

2014 anno delle competenze digitali
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Il 2013 si chiude con le rilevazioni Istat “Cittadini e tecnologie” e “ICT nelle imprese”, due rilevazioni che permettono di analizzare da due punti di vista (quello dei cittadini e delle imprese) il tema delle competenze digitali nel nostro Paese, riconosciuto come uno dei temi fondamentali per il futuro.

E da entrambe le rilevazioni vengono in evidenza alcuni punti chiari:

  • l’Italia conferma una generale arretratezza nell’acquisire del tutto l’importanza della “rivoluzione digitale” in entrambe le aree;
  • la consapevolezza digitale delle imprese è ancora bassa. Citando alcuni numeri sulle imprese, il 67% delle imprese ha un sito web, il 7% vende online i propri servizi, l’uso di applicazioni CRM è al 23%, e solo il 24% utilizza almeno un social media. Escludendo la posta elettronica, solo il 48% delle imprese adotta un sistema di comunicazione e collaborazione online;
  • la consapevolezza digitale dei cittadini è limitata ad una fascia troppo ridotta. Il 60% della popolazione utilizza Internet, più o meno la stessa percentuale che usa il computer, ma fa riflettere la differenza netta tra le fasce over 45 (che progressivamente scendono dal 61% fino al 3% degli over 75) e la fascia 11-34, sempre sopra quota 80%. In più, la maggior parte di chi usa internet sa soltanto utilizzare i motori di ricerca e la posta elettronica, solo il 56% sa intervenire in forum o social network, e meno della metà sa telefonare. Gli altri usi “più complessi” sono appannaggio di una percentuale molto ridotta (solo il 31% degli utenti Internet ha ordinato/acquistato online nell’ultimo anno);
  • i progressi da un anno all’altro sono ridottissimi e sono sempre in termini di una cifra percentuale, mentre il divario dai Paesi Europei più avanzati è molto più ampio e in alcuni casi aumenta. Anche la percentuale di utenti Internet della fascia 16-24, pur alta (81%) è oggi più bassa di quella di Irlanda, Francia, Spagna (non lo era nel 2011) ed è più alta solo rispetto a cinque Paesi UE.

Insomma, siamo di fronte ad una situazione di pericolosa stagnazione, oltre che di criticità forte che abbraccia l’area della cittadinanza in generale (in quanto l’analfabetismo funzionale di ritorno minaccia la possibilità di esercitare i diritti di base) e di cittadinanza digitale in particolare (in quanto lo sviluppo delle competenze digitali di base rimane troppo timido e limitato ad una fascia ridotta di popolazione), ma interessa anche l’area delle professioni e dei lavori in genere, non solo quelli specifici ICT. Infatti, come si rileva chiaramente dalla rilevazione Istat, c’è una difficoltà culturale notevole, soprattutto da parte delle aziende di dimensioni minori, ad entrare da reali protagoniste nella nuova dimensione digitale, in particolare dal punto di vista organizzativo e di modello di business.

Da questa situazione si esce soltanto se si è consapevoli che il tema della cultura e delle competenze, e delle competenze digitali in particolare, è uno degli assi strategici di sviluppo del Paese e che investire su questo fronte significa creare valore pregiato.

E se l’Agenda Digitale ancora non vede la luce nella sua compiutezza e ancora aspettiamo che siano presentate per la prima volta al Parlamento le linee strategiche sul digitale, come previsto dal “decreto Crescita 2.0” (legge 179/2012), questo delle competenze digitali è chiaramente il tema più trascurato, certamente il più trasversale e forse per questo più difficile da assumere in carico nella sua organicità.

Ma di questo abbiamo bisogno. Uscendo dal periodo “sperimentale” in cui le iniziative potevano essere affidate ai volontari, agli appassionati e agli “eroi”, e per questo associate a singoli progetti e a specifici “sponsor” illuminati. Dobbiamo entrare con convinzione in un periodo nuovo, in chiara discontinuità, in cui questo diventa uno dei capitoli principali di investimento,  con una prospettiva di attuazione di medio termine, a partire da una chiara collocazione nella programmazione 2014-2020, e come base di un nuovo modello di cittadinanza, di lavoro e di sviluppo.

Dobbiamo entrare in un periodo nuovo in cui definiamo obiettivi misurabili per lo sviluppo delle competenze digitali, una vera programmazione a rete (che coniuga valori ed esperienze del territorio con la possibilità di integrazione e coordinamento che possono dare le istituzioni centrali) e quindi anche risorse adeguate, valorizzando al massimo quelle che ci sono e i riusi possibili delle esperienze realizzate.

La sfida è elevata, perché non si richiede solo di definire la strategia digitale che ancora oggi manca, ma anche di definirla e realizzarla con la consapevolezza che le iniziative delle Regioni, di diverse Istituzioni, come il Miur, delle comunità di innovatori, dagli Open Data ai Makers, assumano valore massimo solo nella connessione, come suggerito anche dall’ultimo Rapporto Censis sulla società italiana.

Una sfida elevata, ma necessaria e che non possiamo perdere. Per questa ragione, l’iniziativa del Tavolo di coordinamento per il Piano Nazionale della cultura, della formazione e delle competenze digitali, avviata dall’Agid, diventa una delle iniziative strategiche di maggiore rilevanza. Iniziativa che ha bisogno di un forte committment. Grazie ad una gestione aperta, indirizzata al perseguimento dell’obiettivo e alla necessità di mettere in rete esperienze, competenze ed energie, questa iniziativa cerca di proporre una strategia e un piano di azione realmente prodotti in una logica multistakeholder e a partire da esperienze concrete. Un’iniziativa che deve essere partecipata e diffusa, e che è così anche una grande occasione per provare ad avviare un reale coordinamento sul tema della partecipazione e della consultazione pubblica, e far sì che a questo processo contribuisca non più la solita nicchia di persone (circa il 10% degli utenti Internet secondo l’Istat) ma che si avvii un reale ed efficace coinvolgimento dei cittadini.

Il successo è però tutt’altro che scontato. Perché si realizzino i risultati attesi la Cabina di Regia (il cui sito è in manutenzione ad oggi da circa un mese) deve assumere l’impegno sugli interventi che il Tavolo identificherà come necessari da attuare. Fare del 2014 l’anno delle competenze digitali sia un imperativo politico strategico di questo Governo.

Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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