Email Print Twitter Facebook Google LinkedIn
Agenda Digitale / Blogger / Egovnews / Innovazione / Marketing / Politica / Strategia

Webtax: necessario intervenire con emendamenti a “Destinazione Italia”

Webtax: necessario intervenire con emendamenti a “Destinazione Italia”
3 minuti di lettura

Alla fine, quantomeno alla Camera, la webtax è passata. Un testo di legge tragicomico, al punto che per farlo approvare il governo ha dovuto porre la fiducia alla legge di stabilità e – presumibilmente per “vergogna digitale” e considerata la linea contraria a tale formulazione da parte del segretario del PD Matteo Renzi – gli stessi parlamentari hanno votato un ordine del giorno contro la webtax a firma Lorenza Bonaccorsi, Paolo Coppola, con cui il governo si impegna a notificare quanto prima la norma alla commissione europea come previsto da direttiva 98/34/CE e ad intraprendere ogni iniziativa urgente utile a evitare che la norma introdotta procuri un danno anche solo indiretto allo sviluppo dell’economia digitale nel nostro paese, eventualmente anche sospendendo gli effetti della norma introdotta.

Un testo che invece il principale ideatore, l’on. Boccia (PD) ritiene perfetto, al punto di difenderlo a spada tratta e accusando chi ne contesta la validità come amici delle multinazionali e commentatori “a gettone”. Un testo che ha avuto il plauso di realtà come SIAE e ANICA, e qualche imprenditore nazionale come De Benedetti, il che fa ben capire quale sia l’interesse diretto della norma, pronti ad una ipotesi di vampirizzazione della pubblicità verso altre forme e su altri canali nel Web rispetto ai “competitor” internazionali. Una norma tra l’altro discriminatoria in quanto nata come “WebTax”, con destinazione “qualsiasi cosa” venga venduto tramite Web, è stata ridimensionata come “Advertising Tax”, creando tra l’altro un paradosso dovuto all’ignoranza tecnica (e normativa, a mio avviso) degli estensori.

Cosa contiene di abominevole tale proposta? Semplice, è formulata da chi probabilmente non ha conoscenza del funzionamento della rete e che propone tale norma per finalità prettamente fiscali, sbagliando però obiettivo e arma. Si utilizzano diciture come “spazi pubblicitari on line” (che significa? anche una pagina Web è uno spazio pubblicitario on line) legate a “visualizzabili sul territorio italiano” (gli unici siti web al mondo non visibili sul territorio italiano sono quelli censurati dai regimi e/o considerati illegali per gioco on line dall’AAMS), indicare “attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili” (dimenticandosi che esiste pure la connessione internet via satellite, che non rientra nel concetto di rete fissa e nemmeno dispositivi mobili).

Nel mio pensiero espresso nel blog dell’associazione IWA Italy, ho fatto un chiaro esempio dell’inapplicabilità della norma proprio sul fatto del termine “visualizzabili sul territorio italiano”, ricordando che il Web è visibile ovunque e che pertanto tale norma è presumo la prima al mondo a richiedere a qualsiasi cittadino non italiano di rivolgersi ad aziende italiane per acquistare pubblicità on line nel proprio paese. Motivo per cui a livello mondiale la proposta Boccia – quando letta –  è sotterrata da fragorose risate.

Come giustamente fa notare l’avvocato Alessandro M. Lerro, “l’annunciata limitazione del provvedimento alla compravendita di pubblicità avrebbe comunque un effetto devastante sulle imprese italiane che esportano: la pubblicità sul web, che oggi è la più efficiente, per esse diventerebbe più costosa almeno del 30% (IVA più costi di struttura delle aziende media) mettendole fuori dal mercato“.

Ora la palla passerà al Senato, ma la battaglia non è finita. Come suggerisce Antonio Palmieri (Forza Italia), l’occasione è il Decreto Destinazione Italia, un piano dedicato alla competitività delle imprese, al rilancio dei consumi e all’attrazione degli investimenti stranieri: la casa giusta per rimuovere queste barriere pensate male e scritte peggio. Questa è l’occasione per i parlamentari di ogni schieramento, a partire da quelli che hanno votato per l’ordine del giorno di Lorenza Bonaccorsi e Paolo Coppola,  per rimuovere una norma inadeguata e discriminatoria (oltre che corporativistica) per uno specifico settore.

Lasciamo all’Europa il compito di definire queste tematiche in quanto a voler fare i primi della classe a volte si fa la figura degli asini, come nel caso della webtax. Fra l’altro, Matteo Renzi a Che tempo che fa è stato ben chiaro: la webtax è “contraria alla normativa europea mentre internet dà lavoro e noi dobbiamo creare le condizioni affinché questo avvenga“. Pertanto per creare le condizioni la soluzione è la sospensione e l’abrogazione.

Email Print Twitter Facebook Google LinkedIn
Foto del profilo di Roberto Scano
Si occupa di informatica e innovazione dallo scorso millennio, presidente sezione italiana dell'associazione internationale dei professionisti del Web (IWA/HWG) nonché coordinatore EMEA e rappresentante all'interno del W3C per IWA/HWG International. Da anni si occupa di evangelizzare la tematica dell'accessibilità del Web (sia in ambito aziendale, che all'interno delle P.A.) e della qualità dei servizi Web della P.A. Autore di diversi libri in materia, attualmente è docente e consulente. Componente della cabina di regia per l'agenda digitale italiana, ha partecipato alla stesura di diverse norme e regole tecniche. Per maggiori informazioni http://robertoscano.info/about

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. Campi richiesti *

Puoi usare questi HTML tags e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Lost Password

Register