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Agenda Digitale, tutti la vogliono nessuno la scrive

Agenda Digitale, tutti la vogliono nessuno la scrive
3 minuti di lettura

Se ne parla tantissimo, di agenda digitale. Abbiamo anche tre must belli caldi da seguire e qualche buon esempio, ma tra una cabina di regia, un commissariamento, la necessità di uno statuto che non c’è e altre varie ed eventuali, siamo sempre li, in riva al fosso, a guardare gli altri che passano mentre noi attendiamo.

Cosa, francamente, non si sa. Scrivere una buona agenda digitale dovrebbe essere una priorità totale per l’Italia, un qualcosa che permetterebbe di sfruttare meglio le risorse, di risparmiare tantissimo sul fronte dei servizi pubblici, di allargare le visioni e promuovere i nostri startupper, di creare lavoro.

Tra Caio e Renzi

Lo sanno tutti, lo sa anche il commissario per l’Agenda Digitale Francesco Caio che continua i suoi proseliti tesi all’anagrafe tributaria, alla fatturazione elettronica e all’identità digitale. Tutto giusto, ricordandoci che siamo li, ancorati, ormai da più di un anno (leggasi decreto crescita 2.0).

Tutto questo stallo dell’agenda digitale, figlio anche (ma non solo) del mancato statuto – ma quando arriva?? – dell’Agenzia per l’Italia Digitale non aiuta mentre tutti si augurano un’accelerazione negli investimenti, per non rimanere irrimediabilmente indietro.

Il tema agenda digitale ricorrerà anche nella prossima presidenza italiana della Ue, che partirà dall’1 luglio 2014. Caio lo sa bene, così come lo sa bene Matteo Renzi, che dopo essersi preso il Partito Democratico punta, nel breve, a diventare Presidente del Consiglio.

Pare che il sindaco di Firenze e neo segretario Pd abbia particolarmente a cuore l’agenda digitale, tanto da averne fatto uno dei pilastri del suo programma e da citarla nel discorso della vittoria delle Primarie Pd come strumento da sostenere per rilanciare occupazione e competitività.

Ascoltare o agire?

A proposito dei must di cui sopra, nei giorni scorsi la Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, presieduta da Giacomo Antonio Portas, ha ascoltato attentamente Caio, che ha riferito sullo stato di attuazione dei progetti portati avanti nell’ambito dell’agenda digitale, concernenti la nuova anagrafe della popolazione residente e la fatturazione elettronica.

Caio si è soffermato, con riferimento all’anagrafe tributaria, sia sui profili tecnologici connessi alla sua realizzazione sia sulla necessità di un sempre maggiore coordinamento tra le amministrazioni e gli enti coinvolti, e poi ha specificato che entro giugno 2015 (…) il sistema di fatturazione elettronica per tutte le amministrazioni pubbliche dovrebbe consentire al sistema di entrare a regime con significativi vantaggi per lo Stato anche ai fini del monitoraggio della spesa pubblica.

Il progetto Go-On-Italia

Qualcosa, intanto, si muove. Partirà infatti il primo febbraio 2014 dal Friuli Venezia Giulia il progetto Go-On-Italia (www.go-on-italia.it) realizzato da Wikitalia e presentato nei giorni scorsi a Roma, nella sede della Regione, dalla presidente Debora Serracchiani, dall’assessore delegato all’Agenda Digitale, Paolo Panontin, dal presidente di Wikitalia, Riccardo Luna, dall’amministratore delegato di HP Italia, Stefano Venturi, e dal direttore Public Affairs di Vodafone, Michele Suigo.

Oltre ad HP e Vodafone, altre importanti aziende quali Microsoft, Fastweb, Cisco ed Eurotech, oltre a Confindustria digitale, hanno aderito a questo programma di alfabetizzazione digitale in Italia, sposando l‘obiettivo di cancellare il dato negativo di quasi il 40 per cento di italiani che ancora non usano internet, quasi il doppio della media europea.

Go-On-Italia – ha spiegato Serracchiani – prende spunto da quanto realizzato in Gran Bretagna allo scopo di favorire lo sviluppo delle competenze digitali nei propri cittadini, aiutandoli con la giusta formazione e informazione ad essere perfettamente in grado di utilizzare la tecnologia per migliorare complessivamente la qualita’ della vita”.

Francia – Italia 3 a 0

Per ora, però, non ci resta che guardare gli altri, che sull’agenda digitale ci fanno un discreto mazzo. L’esempio del momento è la Francia, dove il 74% dei cittadini usa servizi di e-government, a fronte di un modesto 33% di cittadini italiani che fanno altrettanto.

Non solo: in Francia sono stati stanziati quattro miliardi di fondi pubblici e altri 16 miliardi in project financing solo per l’infrastruttura di rete. Programmi per formare docenti e studenti, oltre a veri incentivi alla digitalizzazione delle Pmi. Investimenti anche sulle competenze digitali e iniziative indipendenti, senza bisogno di cabine di regie, ma con tante risorse reali spese sull’obiettivo. Anche qui siamo sotto 3-0, e segnare almeno il gol della bandiera sarebbe già qualcosa.

 

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