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Agenda Digitale: la chiave e’ la Rete

Agenda Digitale: la chiave e’ la Rete
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L’unica scelta possibile sul digitale e per l’agenda digitale è agire in discontinuità, con nuovi modelli e una strategia che valorizzi l’intelligenza connettiva. Anche l’ultimo rapporto Censis sulla società italiana ce lo mostra ampiamente.

Dopo che al convegno del 29 novembre “Le competenze digitali: motore per lo sviluppo”, promosso dall’Agid, il Commissario Francesco Caio ha affermato che non corriamo il rischio di perdere il treno della crescita, ma “lo abbiamo già perso”, è chiaro che l’azione politica debba basarsi su un assunto: occorre una strategia di discontinuità.

La metafora di Caio trova riscontro anche nell’ultimo Rapporto Censis sulla società italiana, che mostra come la nostra società si trovi in mezzo ad una sorta di stagnazione, senza una chiara direzione di marcia, e dove l’impaludimento ha diverse facce:

  • la percentuale degli utenti di Internet (chi dichiara di aver utilizzato Internet almeno una volta) è cresciuta nell’ultimo anno solo dell’1,4%, assestandosi ad un desolante 63,5%;
  • ben il 71% dei giovani nella fascia 14-29 anni considera Facebook (attenzione, non il web) una fonte di informazione, quasi al pari di telegiornali (75%) e molto più dei siti web di informazione (24%);
  • tra chi è entrato in contatto con aziende la motivazione è soprattutto per la ricerca di informazioni, ma la percentuale di chi lo ha fatto per interagire (lamentele, suggerimenti, scambi nella community) è intorno al 5%;
  • in generale, nell’uso di Internet la transazione è ancora minoritaria (solo il 24,4% fa acquisti in rete – solo il 5% in più dell’anno precedente);
  • è altissima la percentuale di coloro che si dichiarano insicuri e non protetti da possibili truffe (sulle diverse domande specifiche, sempre al di sopra dell’80%) e molto bassa quella di coloro che mostrano autonomia e consapevolezza sui temi della sicurezza (meno di un quarto della popolazione).

Immobilismo, inerzia, timore del digitale e della rete, paura da ignoranza e dalla percezione di un contesto non favorevole, che non supporta i nuovi sviluppi. Secondo il Censis, i tratti generali sono quelli di una “società sciapa”, che sembra aver perso, nella sua generalità, il sale dell’attivismo socio-economico, un sistema “che ha bisogno (e voglia) di respirare, di tornare a respirare”.

In una situazione del genere, agire in discontinuità è l’unica via possibile. E l’azione in discontinuità credo debba avere tre caratteristiche principali:

a) basarsi su una dinamica di rete, che riconosce come energia e valore essenziale la possibilità di collegare tra loro esperienze, competenze e iniziative sul territorio da parte di tutti gli attori, istituzionali e non,  facendo sì che le eccellenze costruiscano basi di riferimento utili per tutti (una sorta di sistema nazionale di knowledge management) e che dalle istituzioni venga la definizione della governance, la condivisione degli obiettivi, il coordinamento operativo e il supporto all’identificazione delle risorse;

b) riconoscere il principio della partecipazione come base fondante non solo del governo nazionale e locale (dal processo decisionale al monitoraggio del piano di azione conseguente) ma anche del modello di definizione ed evoluzione dei servizi e della gestione del territorio;

c) avere consapevolezza che sono da affermare e realizzare principi nuovi, nuovi modelli socio-economici, dal lavoro all’istruzione, dalla produzione ai servizi.

Questa strada passa da una strategia organica (e l’Agenda Digitale Italiana viene ancora evocata senza essere stata compiutamente declinata) e da una scelta (di cambio radicale) di governance. Focalizzarsi su alcune azioni prioritarie è senz’altro utile, ma insufficiente.

Non sappiamo quanto questo governo e questo Parlamento siano nelle condizioni e in grado di avviare cambiamenti profondi e con una prospettiva di medio-lungo termine, ma sappiamo che questo è l’unico percorso utile.

Un percorso che nel Rapporto Censis viene così riassunto “Non si può pensare il futuro dello sviluppo digitale se non lo si vede come progressive connettività (non banalmente connessione tecnica) fra i soggetti implicati nel processo; non si fa e non si può pensare il futuro del nuovo welfare (comunitario, aziendale, associativo, privato che sia) se non lo si vede come progressiva connettività di comportamenti individuali e collettivi; non si può pensare al futuro dei soggetti “nuovi” della vitalità d’impresa se non lo si constata animato da una connettività crescente di comportamenti e culture individuali e collettive.

Una iniziativa da seguire in questo senso è quella del “Piano nazionale della cultura, della formazione e delle competenze digitali”, promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che si propone di raccordare le strategie già definite a livello territoriale su questo fronte, le esperienze di Regioni, Associazioni, istituzioni varie, e di costruire una rete che consenta di ottimizzare energie e risorse, di valorizzare l’intelligenza connettiva del Paese e di dare una svolta su uno dei temi più rilevanti (e dei più trascurati) per il superamento della stagnazione generale (fortunatamente con qualche eccezione) in cui ci ritroviamo.

Un’iniziativa che nel suo piccolo attua un modello aperto, a rete, e che dovrebbe essere riconosciuta come una delle più importanti per la “riforma dello Stato” che Letta associa all’Agenda Digitale. Nei fatti.

Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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