Competenze Digitali / Egovnews / in evidenza / Informazione / Marketing / Strategia

Anche la PA italiana utilizza software pirata

Anche la PA italiana utilizza software pirata
2 minuti di lettura

Diciamoci la verità, in fatto di software pirata non siamo i primi e non saremo assolutamente gli ultimi. Se lo fa il Pentagono USA, pizzicato ad utilizzare addirittura 9.000 copie di software prive di regolare licenza pagata con annessa multa di 50 milioni da pagare, lo fanno tutti.

Lo fa anche il Regno Unito, dove un personal computer su 4 è dotato di software pirata sempre a causa della licenza mancante, e lo facciamo noi italiani, territorio di caccia, per definizione, di quelli che vogliono ‘craccare’ sempre tutto, dal programmino per scaricare musica fino al software ERP.

In realtà da noi i pc dotati di software pirata sono 1 su 2: secondo una recente indagine di BSA – Software Alliancenel nostro paese circa il 48% dei software utilizzati è pirata. E il software pirata, si sa, viene anche utilizzato anche nella Pubblica Amministrazione e da grandi aziende.

Pare proprio che in molti uffici comunali si utilizzano software pirata, come rivelato da Matteo Mille, Presidente di BSA Italia, secondo il quale la colpa è dovuta alla mancanza di strutture dedicate, funzionari e dipendenti che molto spesso pensano che si possa duplicare un software per utilizzarlo in nuovi pc una superficialità che produce quella che potremmo definire pirateria inconscia“.

Per risolvere questo grave problema – indica sempre Mille – bisognerebbe avviare dei controlli negli oltre 8 mila Comuni, nelle Provincie, Regioni, Amministrazioni centrali e altri enti. Ma il tutto, ovviamente, avrebbe un costo notevole, in un momento di austerity dove ulteriori spese a ingrandire il buco pubblico non servono affatto.

L’Italia ha uno dei tassi di pirateria più alti d’Europa – ha dichiarato Mille a La Stampa -. Le grandi aziende ultimamente fanno controlli più accurati, anche grazie al DL 231, che prevede controlli ferrei per le aziende che hanno a che fare con la PA. Però, proprio in questo contesto, la PA è come un calzolaio con le scarpe rotte: impone regole ferree per chi dialoga con le Istituzioni, ma non prevede un modus comportamentale interno alla PA“.

Due possibili soluzioni al problema del software pirata, però, potrebbero essere rappresentate dal software libero oppure dalla nuvola o cloud computing che dir si voglia. Prima possibilità, incentivare la migrazione dal software proprietario al software libero, strategia che oltre a risolvere la questione consentirebbe un notevole risparmio pubblico

Il cloud, invece, è una proposta che arriva direttamente da BSA. Per superare le resistenze verso la nuvola si possono adottare soluzioni ibride: scelgo ad esempio di tenere in casa i dati che giudico sensibili e delego a terzi le componenti software. La Cloud ibrida è quella che in Italia funzionerà meglio e permetterà notevoli risparmi. Anziché pagare mille o 10 mila euro per acquistare una licenza, che poi magari non copre tutte le macchine che mi servono o di contro si applica a un numero superiore rispetto a quello che avrei realmente bisogno, posso pagare 15 / 20 euro al mese per avere a disposizione la suite Oracle, Office o quel che mi serve, per il numero di dispositivi e per i tempi necessari“.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>