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#acqualta sensori aperti per dati aperti a Venezia

#acqualta sensori aperti per dati aperti a Venezia
5 minuti di lettura

Il 29 novembre 2013 è una data importante per il movimento opendata a Venezia. Dopo un lavoro di 6 mesi il gruppo #opendatavenezia ha reso pubblico il progetto #acqualta: sensori pubblici che rilevano i dati di livello della marea – l’acqua alta – e li inviano via tweet e li scrivono su un database aperto in modalità completamente opendata.

Quindi, dopo il primo anno impiegato per aprire i dati e promuovere la “teoria” della conoscenza aperta, dell’opendata e della condivisione, abbiamo voluto andare sul pratico e puntare a far adottare senza costi dei sensori che comunicano dati dai cittadini.

Come?

Come abbiamo lavorato è stato per mescolanza:

  • un’azienda – l’Eraclit – che produce i sensori da loro brevettati
  • un’associazione – IWA – per il supporto tecnico e l’hosting dei database
  • i cittadini per offrire dei luoghi di loro proprietà vicini all’acqua per l’installazione.

In questo modo volevamo verificare la capacità di sinergia di istanze civiche diverse. Così abbiamo messo in parallelo l’azienda che cerca di promuovere e testare dei prodotti, l’associazione che con quei dati può agevolare il lavoro dei suo associati (webmaster e sviluppatori) e i cittadini che si ritrovano in tempo reale i tweet della misura di marea nei vari punti di rilevazione. Condivisione da parte di tutti, incontro d’interessi la cui somma diventa un’elevazione alla potenza.

Le persone

il confronto tra i dati: in blu quelli del sensore di #acqualta, in rosso quelli del Centro Maree

Le persone sono il cardine delle scelte: i sensori, come i dati, in sè non fanno una città intelligente, mentre l’intelligenza delle persone fanno benessere. In questo caso il benessere è determinato dall’entusiasmo che si sta creando attorno ad una cosa piccola ma forte e chiara: i dati che servono per capire i movimenti di marea sono sempre più necessari; gli Enti pubblici hanno sempre meno risorse… perché non “sgravare” il soggetto pubblico dell’estrazione dei dati indirizzando i costi sull’aggiornamento dei modelli predittivi? Così abbiamo raccolto da subito le adesioni e ci siamo concentrati su poche installazioni per verificare le tarature di segnale, la corretteza dei dati e che la trasmissione fosse costante. In questo ci sono venuti in aiuto Diego La Monica che ha ottimizzato l’hosting e ha costruito i feed, mentre Paolo Mainardi sta lavorando al webservice e Andrea Raimondi sta procendendo alle traduzioni. Perché le persone sono il cardine? Perché senza un obiettivo dichiarato la condivisione non viene percepita come un lavoro ma come un’azione gratuita

Da azione gratuita a opera collettiva

Da azione gratuita a opera collettiva è un concetto che abbiamo già sperimentato con successo in Spaghetti Open Data con Twitantonio, ma qui c’era di mezzo un supporto hardware e così abbiamo voluto rendere tangibile la necessità di una presa di coscienza: chi adotta un sensore si porta in casa un trasmettitore di dati che verranno usati da tutti; chi adotta un sensore senza nessun costo si accorge che anche il livello dell’acqua sotto i suoi balconi hanno un valore conoscitivo importante. Ma hanno anche un valore economico: in questa operazione i costi non sono stati di tipo monetario ma il tempo impiegato è stato notevole, ma la scelta è quella di condividere le competenze. Come gruppo ci siamo accorti che la somma collaborativa delle competenze comporta dei vantaggi economici per tutti. L’azienda ha potuto concentrarsi sul proprio prodotto spostando i costi di promozione in quelli di produzione e sperimentazione; gli sviluppatori hanno testato delle soluzioni che in quanto libere sono riusabili per altri lavori; i cittadini si ritrovano con informazioni più accessibile senza costi ma mettendo in “circolo” i dati del loro territorio.

La Comunita’ e le Istituzioni

La Comunità di #acqualta/#opendatavenezia e le Istituzioni si trovano ad interrogarsi sui loro ruoli; le persone non avranno mai tutte le competenze per comprendere tutti i dati e le Istituzioni non avranno mai la forza di poter fare rilevazioni ovunque. Ma: le Istituzioni hanno le competenze di verificare e certificare gli strumenti di rilevamento e la Comunità ha la possibilità di scalare la copertura di un territorio ed individuare i possibili riutilizzi delle informazioni.

In questo modo si spostano i centri di costo e si privilegiano le capacità permettendo a ciascuno di svolgere al meglio la propria missione. Per questo motivo auspichiamo che il Centro Maree del Comune di Venezia possa abbassare i costi per l’installazione dei sensori e – una volta fatti i dovuti controlli – usare i sensori aperti risparmiando dei fondi da destinare sul miglioramento e/o l’aggiornamento dei modelli predittivi. Oppure potrà usare gli strumenti di diffusione dei dati condividendo i suoi usando gli stessi webservice.

I vantaggi in questo caso sono per entrambi, perché la velocità di reazione della Comunità è immediata (a 24 ore dal lancio del progetto abbiamo già 8 proposte di adozione e una app sviluppata da Piersoft) mentre le Istituzioni si possono concentrare sulla produzione dei dati grezzi e il confronto che le Comunità scientifiche magari sfruttando occasioni come il Netflix Prize.

Lo schema e i traguardi

Lo schema e i traguardi di operazioni di questo tipo è quello dell’ottimizzazione dei ruoli e delle competenze – chi fa cosa – in cui il grafo relazionale è lo schema; il traguardo è rappresentato dalla capacità di espansione e contrazione in base alle azioni, quindi si struttura un ambito in cui la condivisione assume i connotati di un organismo biologico che si tiene assieme e pulsa di vitalità. I sensori sono solo delle sonde che introducono dati: la Comunità gli amplifica e li assume assieme alle Istituzioni che depurano e controllano gli stessi dati. La gerarchia in questo modo vari in base alle competenze e agli ambiti perché la stessa Comunità “fornisce” personale alle Istituzioni, e le stesse Istuzioni hanno bisogno del riconoscimento della Comunità per avere un pubblico a cui rivolgersi.

Quindi condividiamo

Quindi condividiamo e se ci sono istituzioni private che possiedono degli strumenti di rilevazione automatica: chiedetegli i dati e coinvolgete le competenze più varie! I risultati vi sorprenderanno.

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Foto del profilo di Luca Corsato
maturato scientifico, studiando architettura mi sono appassionato alla teologia, storia dell'arte e pittura; dalla pittura sono passato al digitale e all'opensource prima per necessità poi per studio. Affascinato dalle dinamiche produttive delle comunità open mi occupo di opendata riferiti a beni culturali e artistici (o almeno ci provo) e di openknowledge (e un pizzico di wiki*)

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