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Un’agenda digitale in ritardo di quasi 70 anni

Un’agenda digitale in ritardo di quasi 70 anni
2 minuti di lettura

Il Governo ha assunto ulteriori esperti a proposito dell’agenda digitale. Non è mia volontà deridere gli sforzi che si fanno (purché si facciano). Né discutere delle qualità di quanti sono coinvolti in prima linea in questo compito. Mi permetto però di consigliare un investimento di 12 (dodici) euro. Quindi alla portata di chiunque.

La casa editrice Bollati Boringhieri ha pubblicato per la prima volta in italiano il programma di Vannevar Bush. Quindici punti redatti nel 1945. Perché il signor Bush fu consigliere del presidente Franklin Delano Roosevelt. In quegli anni, mentre il mondo si stava lasciando alle spalle il mattatoio della Seconda Guerra Mondiale, Roosevelt si chiedeva come permettere agli Stati Uniti di essere protagonisti nel futuro. La risposta di Bush, ingegnere e informatico, è racchiusa in una quindicina di punti.

Qualche assaggio:

“Un Paese padrone del proprio destino non può dipendere dall’estero per la produzione di nuova conoscenza di base”

“Solo il merito”

“Rimuovere le barriere”

“Aumentare il capitale scientifico del Paese aumentando il capitale umano”

Concetti che ci paiono familiari; ne parliamo da anni. Siccome siamo in Italia, qualcuno obietterà che Bush era uno scienziato, e che desiderasse “solo” aumentare il capitale scientifico, sacrificando quello umanistico. Ma non mi pare che quest’ultimo scoppi di salute; Pompei cade a pezzi. Le biblioteche pubbliche soffrono (usando un eufemismo). Gli italiani hanno difficoltà a comprendere un testo in italiano.

La cultura umanistica non è minacciata dalla scienza, dalla matematica, dalla fredda passione degli scienziati, o degli informatici. Bensì dalla politica assente, dalla demagogia, dall’incapacità di chi deve programmare e gestire, e magari vanta una o più lauree proprio in materie umanistiche. La separazione “Sapere scientifico/Sapere umanistico” è un’aberrazione “recente”, mentre per Leonardo era ovvio costruire macchine, e dipingere. Sezionare cadaveri per capire il funzionamento del corpo umano, e occuparsi di musica.
Esiste il rischio di una scienza sorda alla cultura umanistica? Certo, ma noi in questi decenni, siamo invecchiati in un Paese sordo alla cultura scientifica. E il conto che stiamo pagando è salato.Un libro non risolve i problemi, osserverà qualcuno. Però aiuta a fissare la cornice, e questo di Bush ha il pregio di mostrarci con precisione dove abbiamo sbagliato. Dove forse stiamo ancora sbagliando.

Investire nella scienza non significa sacrificare una parte della nostra conoscenza, ma permettere al Paese di tornare a contare sulla scena mondiale. Scienza infatti, significa “sapere”, e non ama le discriminazioni. L’ignoranza al contrario, le alimenta: per distinguere al volo tra chi appartiene al clan che domina, e chi non ne fa parte.

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Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

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