Aziende / Competenze Digitali / E-government / Egovnews / in evidenza / Innovazione / Marketing / Open Data / Open Source / Smart City / Start Up / Strategia

Pubblica amministrazione digitale: le istruzioni per l’uso di IBM

Pubblica amministrazione digitale: le istruzioni per l’uso di IBM
7 minuti di lettura

E-government, agenda digitale, trasparenza, smart city: in un momento storico chiave per le strategie digitali del Paese, spesso ci troviamo di fronte a soluzioni che non tengono presente l’obiettivo finale di ogni servizio e prodotto pubblico. Creare valore aggiunto per il cittadino e per la comunità.

In questo senso, la consapevolezza dei rapporti tra PA e cittadino e tra imprese e PA diventa fondamentale per raggiungere un’effettiva evoluzione dei servizi. Come riuscirci? Ce lo spiega Francesco Signore, ‎Director of Public Sector presso di IBM Italia.

1. Open government è un termine semplice nella sua etimologia ma spesso di difficile comprensione e attuazione: come si può rendere fruibile ed effettivamente aperta una pubblica amministrazione?

I tre principi dell’open government (trasparenza, partecipazione e collaborazione) ridefiniscono in profondità il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino, modificando la dinamica della relazione da un approccio orientato all’erogazione di servizi, in cui il cittadino è utilizzatore passivo di prestazioni, ad uno basato su un processo di collaborazione attiva, in cui il cittadino partecipa alle scelte di governo. E’ altresì chiaro che per riuscirci bisogna mettere il cittadino nelle condizioni di disporre degli strumenti conoscitivi indispensabili per  poter prendere decisioni e valutare le performance dall’amministrazione. Tali strumenti sono essenzialmente costituiti dai dati e dalle informazioni di cui dispone la pubblica amministrazione. È il fenomeno conosciuto come open data, che prevede che alcune tipologie di dati siano resi liberamente accessibili in formato aperto e rielaborabile. Dati e informazioni aperte che, secondo noi, costruisco la base su cui, attraverso l’utilizzo di tecnologie di business analytics, e’ possibile costruire la “conoscenza” della PA. Conoscenza dalla PA che e’ chiave per prendere decisioni consapevoli da parte di chi governa e per una partecipazione attiva da parte dei cittadini. Come IBM stiamo portando avanti l’idea che il vero valore dei dati aperti si basa sulla conoscenza che da questi puo’ essere generata.  Conoscenza che può essere generata da dati strutturati presenti nelle basi dati delle amministrazioni ma anche da dati non strutturati disponibili sui social network in cui i cittadini esprimono le loro opinioni sull’operato delle amministrazioni.  Questo fenomeno di trasformazione dei dati in conoscenza e’ già in atto per esempio in abito sanitario dove dati strutturati e non sono elaborati da sistemi cognitivi come IBM Watson per estrarre diagnosi e cure una volta solleciati con sintomi.

2. IBM fa della trasparenza e della qualità del rapporto PA-Cittadino uno dei suoi must storici: come si articola il vostro percorso?

L’agenda digitale, se interpretata nel modo corretto, è il sistema attraverso il quale il sistema Paese può fare un cambio radicale nel migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini ed imprese e nel contempo può essere un volano per l’economia. Trasformando e digitalizzando i  processi delle amministrazioni, efficientando le piattaforme informatiche e lavorando sulle competenze e’ possibile una ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse pubbliche. In quest’ottica IBM ha sviluppato un insieme di linee guida, che noi chiamiamo BLUEPRINT.

Blueprint IBM per la trasformazione della PA si basa su alcuni concetti base:

  • razionalizzazione dei data center della pubblica amministrazione – Il processo di razionalizzazione consentirebbe di consolidare le infrastrutture IT delle amministrazione in pochi centri (i.e. Data Center magnetici) ad alta efficienza consentendo notevoli risparmi economici e riducendo inefficienze che paghiamo in termini di risultati e quindi sui servizi ai cittadini;
  • piattaforme trasversali: ovvero piattaforme in grado di integrare le varie applicazioni specifiche delle singole amministrazioni  in modo trasversale. Esempio: dal sito del Comune di Roma posso fare diverse cose ma se poi è necessaria un’interazione col sito dell’Inps o dell’Inail non c’è collegamento.  Bisogna quindi far in modo che il collegamento ci sia e questo puo’ essere realizzato attraverso le piattaforme trasversali. In questo modo il cittadino e’  in grado di accedere a tutti i servizi attraverso uno sportello unico virtuale.

Le piattaforme trasversali di fatto consentono di mettere dati , processi e conoscenza delle singole amministrazioni a fattore comune conseguire realizzando quindi una sorta di “autostrada di collegamento” su cui sviluppare  servizi a valore aggiunto per il cittadino.

3. La PA deve svecchiarsi, ma spesso i problemi, oltre che tecnologici, sono proprio di carattere sociale e di abitudine alla novità. Da questo punto di vista, cosa proponete? Il cambiamento di concetto nasce dall’esigenza di una democrazia veramente partecipata?

L’Italia è l’unico Paese dei 27 europei che ha il 100% dei servizi di e-government online. Nonostante questo siamo al penultimo posto come fruibilità di questi servizi: non è forse un paradosso?  La causa e’ una mancanza di integrazione tra i servizi delle singole amministrazioni. Ad esempio, se mi serve un certificato di residenza lo ottengo senza troppi problemi, ma se lo stesso certificato mi serve per il bollino della patente sono io che devo fornire il certificato alla motorizzazione, cioe’ sono io che faccio da integratore delle due amministrazioni.  Questo rende nel complesso il servizio poco usabile da cui il paradosso. Integrare i servizi e misurarne il valore puo’ servire alla svecchiamento della PA.  Svecchiare la PA vuole  dire creare servizi a valore aggiunto per i cittadini facendo leva su fatto che molti cittadini accedono a Facebook o usano smartphone ed internet. Per poter realizzare questo svecchiamento e’ necessario coinvolgere le strutture industriali, serve una sana contaminazione tra pubblico e privato.  Se il settore pubblico fa fatica ad innovare ed a tenersi al passo dell’industria privata che ci sia un maggiore collaborazione tra i due.  IBM puo’ servire da esempio su come  realizzare innovazione e attraverso questa per esempio ottimizzare le risorse. Se pensiamo per esempio alla razionalizzazione dei data center della pubblica amministrazione come ulteriore elemento di svecchiamento le capacità di IBM sono eclatanti:  IBM ha già portato avanti progetti di razionalizzazione dei propri data center che ne hanno ridotto il numero a livello mondiale da 235 a 12 con un risparmio di 1.25 mld di euro. La nostra collaudata esperienza è quello che vogliamo portare in supporto alla PA, ma la cooperazione con il sistema pubblico  deve avvenire con regole di ingaggio diverse da quelle di oggi: le gare pubbliche basate sul prezzo piu’ basso non consentono il giusto livello di innovazione per operare lo svecchiamento. Per poter far leva sulla innovazione del privato e’ necessario per esempio pensare a collaborazione pubblico-privato attraverso meccanismi quali in dialogo competitivo.

4. Si parla molto di agenda digitale, startup, smart city, digitalizzazione dei servizi: in questo senso quali sono le linee programmatiche di IBM?

La nostra linea programmatica e’ molto semplice: razionalizzare l’uso della IT nelle amministrazione per ottenere risparmi economici con i quali fare innovazione e realizzare servizi a valore aggiunto. Per esempio su questa lunghezza d’onda  abbiamo sperimentato modelli di innovazione nelle città a costo zero. E’ il nostro approccio alle  smart city  in cui e’ possibile investire sull’innovazione grazie ai risparmi che la stessa innovazione consente. Il cittadino si riconosce nella città: la possibilità di fare “molte cose” dipende da un miglior utilizzo delle risorse, e per questo abbiamo bisogno di strumenti che permettano al settore industriale di investire in questo Paese. Per farlo serve un piano di ritorno che diventi l’elemento differenziante.

5. L’obiettivo finale è sempre il risultato: come misurarlo? Come capire se effettivamente un cittadino ha ottenuto maggiore qualità dall’utilizzo di quel servizio?

Il tema fondamentale è ottenere un servizio che sia realmente fruibile e che abbia un alto grado di usabilità. Misurare i risultati con gli “smile” significa ottenere un giudizio su quel singolo servizio, mentre in realtà i servizi della PA andrebbero visti in maniera trasversale come dicevamo prima senza barriere tra dipartimento e o ufficio competente. Quello a cui aspiriamo è un mondo dove sistemi e servizi siano basati sul risultato e dove ogni singolo click generi un effetto domino sulle altre amministrazioni.

6. Ultimo ma non per ultimo, il tema della sicurezza. Qui IBM è da sempre molto sensibile.

La sicurezza è un tema cardine per IBM e si articola in due diverse dimensioni. La prima è quella della protezione delle infrastrutture critiche, infatti in esse si concentrano informazioni e dati molto sensibili, che governano punti nevralgici e che quindi devono essere protetti con strumenti e tecnologie ad hoc. La seconda dimensione è quella della sicurezza sui dati: bisogna fare in modo che i dati delle amministrazioni siano condivisi e resi disponibili tra le amministrazioni di una filiera mantenendoli al contempo sicuri.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>