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Delegifichiamo l’IT nella pubblica amministrazione! Una proposta concreta

Delegifichiamo l’IT nella pubblica amministrazione! Una proposta concreta
3 minuti di lettura

Mi ero davvero seccato di tutti quelli che perdono tempo a discettare della PEC, di quelli che parlano di carta d’identità elettronica, di quelli che parlano di open data per vedere gli stipendi dei Sindaci e di altri dirigenti della della pubblica amministrazione.

E poi mi sono indignato nel vedere le graduatorie sulle smart city nelle quali la deburocratizzazione della Pubblica Amministrazione non è presa in considerazione. Seccato di tutti quelli il cui orizzonte culturale è limitato alla digitalizzazione dell’esistente. Naturalmente il padre – o la madre – di questi limiti culturali è il voler legificare tutto.

Idea innovativa

In Italia ogni innovazione IT destinata alla Pubblica Amministrazione deve trovare “necessariamente” una cornice normativa. Poiché l’Information Technology, per poter dispiegare tutta la sua forza innovatrice, ha bisogno di flessibilità, di tempi certi, di assenza di vincoli burocratici, in Italia non potrà mai trovare una propria piena applicazione.

Naturalmente poi siamo tutti lì a chiederci perché in Italia non decolla mai una Agenda Digitale. Qualche mese fa ho proposto il mio ebook “Una scommessa da vincere”. In quello scritto teorizzavo la necessità di delegificare, il più possibile, l’uso dell’IT nella Pubblica Amministrazione e indicavo nel CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) l’ostacolo all’innovazione. È un ostacolo da rimuovere al più presto.

Mi sono deciso e ho provato a riformulare il CAD, trasformandolo esclusivamente in una Legge di principi. La conseguenza è che, fatti salvi i principi generali, ogni Amministrazione pubblica o Azienda Pubblica è libera di organizzarsi come meglio ritiene. Naturalmente saranno poi i cittadini a giudicare la giustezza e l’efficacia delle scelte che si sono fatte.

Se posso permettermi, la mia è una impostazione culturale che teorizza una struttura dello Stato molto più leggera e un forte e consapevole protagonismo da parte dei cittadini. Come capirete bene è una vera rivoluzione. Nella mia proposta non troverete quindi la Carta d’Identità Elettronica, la PEC, i certificatori, DIGITPA ecc.ecc.. Troverete un testo ridotto, semplice da applicarsi, senza il bisogno di successivi decreti attuativi.

Mi piacerebbe che ognuno di voi mi facesse pervenire le sue osservazioni,le sue idee, i suoi suggerimenti. Mi piacerebbe che il testo, figlio di questa discussione collettiva potesse trasformarsi poi in una proposta di Legge di iniziativa popolare, magari condivisa sulle principali piattaforme web. Una bella ventata di democrazia dal basso in questo Pese pieno di demagogie, populismi e inefficienza.

Scusate la provocazione; vorrei evitare i contributi da parte degli Avvocati, da parte degli alti burocrati dello Stato, da parte degli alti funzionari della Pubblica Amministrazione. L’attuale disastro è spesso il frutto di una simmetria di pensiero tra i burocrati dello Stato e gli Avvocati.

Qualche precisazione

La conseguenza del processo di delegificazione non avrà come conseguenza una anarchia generalizzata. All’opposto, si darà impulso alla razionalizzazione delle infrastrutture abilitanti. Mai come in questo momento l’Italia ha avuto bisogno di politiche di innovazione condivise. Per fare un esempio, chi scrive è convinto che vada eliminata la proliferazione dei Centri Elaborazione Dati.

Una politica per le infrastrutture IT sarà quindi figlia di una nuova politica industriale italiana, finalizzata a creare alcune data farm nelle quali concentrare la custodia e la gestione dei dati pubblici. Questa misura che ho enunciato è però figlia di una politica industriale, e non di un provvedimento legislativo.

Ovviamente la titolarità del dato sarà in capo a chi ha generato i dati o a chi ne è il custode in virtù delle leggi dello Stato. Egualmente i formati con i quali i dati andranno conservati saranno indicati tassativamente dallo Stato (in questo momento mi interessa poco il soggetto abilitato, sicuramente DIGITPA) al fine di garantire la interoperabilità dei dati.

Ciò che voglio sottolineare è che non intendo ricominciare da capo. Ciò che mi piacerebbe sollecitare è l’elaborazione di politiche e di scelte economiche. Come ho già dimostrato è che, all’opposto, l’eccesso di legificazione blocca l’innovazione. Questi processi dovrebbero partire innanzitutto dalle strutture centrali dello Stato.

Non si pensi che i colpevoli dell’inefficienza siano solo i Comuni e le autonomie locali. L’inefficienza parte, prima di tutto, dai ministeri.

LEGGI IL TESTO DELLA LA PROPOSTA!

TRATTO DA MICHELECAMP.IT

Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

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