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Agenda Digitale, la fiera delle occasioni perse. Anche al #tigdigital13

Agenda Digitale, la fiera delle occasioni perse. Anche al #tigdigital13
4 minuti di lettura

Agenda digitale, che fine farai? Pardon, riformuliamo: agenda digitale, esisterai mai? Dal Digital Government Summit 2013 di Roma, organizzato dalle Fondazioni Astrid e Think! con Forum PA e in in collaborazione con The Innovation Group, non è che emergano delle grandissime speranze, anzi. Per chi volesse seguire e commentare in diretta l’evento, l’hasthag Twitter è #tigdigital13.

La frase del giorno, dell’anno, del secolo digitale italiano se vogliamo, l’ha peraltro pronunciata Francesco Caio, il Mister Agenda Digitale chiamato da Enrico Letta ormai 5 mesi fa per traghettare l’Italia verso una consapevolezza diigtale che dia un senso compiuto all’incompiuto e incompleto decreto crescita 2.0.

Auspico (…) che lo statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale sia varato presto“, ha sospirato. Il che porta a due considerazioni immediate: 1) solo in Italia dobbiamo aspettare un anno e oltre per dare uno statuto a un’istituzione già teoricamente operativa (e che quindi costerebbe soldi dei contribuenti, almeno fino a prova contraria…); 2) questa Agenzia per l’Italia Digitale è come l’agenda digitale, un mix tra Godot e la panacea di tutti i mali. Semplicemente, non pare ci siano le condizioni affinché esista.

Le proposte del ministro D’Alia

L’Agenda digitale è un tema strategico da attuare in piena collaborazione, perché ci troviamo di fronte ad una vera opportunità“. Ci perdoni il Ministro della PA e Semplificazione Gianpiero D’Alia, ma cosa significa esattamente opportunità se non c’è una governance condivisa? 

Secondo il Ministro della Funzione Pubblica per realizzare l’agenda digitale “ci vorranno un paio d’anni di buon lavoro. Abbiamo iniziato bene quindi siamo assolutamente ottimisti“. Ok, diamogli il beneficio del dubbio per l’ennesima volta – ormai siamo abituati – e vediamo quali sono le ultime proposte del Governo sul tema.

C’è la necessità di un portale unico delle pubbliche amministrazione. Non dobbiamo pensare di avere un orizzonte di tempi lunghi, dobbiamo lavorare su un orizzonte di tempi brevi“. E qui i brividi di un nuovo Italia.it crescono vertiginosi sulla schiena di tutti i pionieri italici. Anche se, per la verità,

Secondo D’Alia, la chiave sta nella formazione, il che, tutto sommato, non è neppure sbagliato. Vanno formati “dirigenti, quadri, tutto il personale pubblico in questo settore, perché nella pubblica amministrazione meno del 10% dei dipendenti ha un’età inferiore ai 35 anni ed è un successo se sa usare il fax“.

Quindi il secondo nodo focale è affrontare il divario digitale partendo dall’alfabetizzazione digitale, che si inserisce all’interno della pastella agenda digitale, secondo D’Alia “principale riforma dello Stato, che si articola prioritariamente nei tre grandi progetti dell’anagrafe unica, dell’identità digitale e dei pagamenti elettronici“, come peraltro suggerito più volte da Francesco Caio (sono le sue tre linee programmatiche).

Ultimo ma non per ultimo, lo sguardo sull’Europa: “un mercato unico delle Tlc è condizione essenziale per essere competitivi“. E qui concordiamo tutti, anche se prima di mettere a sistema le comunicazioni bisognerebbe mettere a sistema l’egovernment interno (o no?).

Il parere degli altri

A richiamare l’urgenza di dare attuazione all’agenda digitale anche il presidente della Cassa Depositi e prestiti Franco Bassanini, secondo cui “l’attuazione dell’agenda digitale europea rischia di trovarci in ritardo“. Poi, a corredo, arriva la proposta di Agostino Ragosa, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (che non è operativa), secondo il quale il Governo dovrebbe puntare sulla politica industriale dell’Agenda digitale destinando parte dei fondi europei previsti dal piano 2014-2020, complessivamente circa 70 miliardi. “Se allocassimo una decina di miliardi per il digitale cambierebbe tutto a allora si potrebbero anche creare anche migliaia di posti di lavoro“.

Forse è meglio farsi un giro sui social network. Qui prendiamo Twitter, hasthag #agendadigitale e semplicemente scopriamo l’acqua calda. Non c’è governance condivisa, non c’è strategia, non c’è nulla se non lo spreco costante di risorse atte a digitalizzare l’esistente che è talmente arretrato – non in tutta Italia, ma nella gran parte – da non essere neppure più di moda.

Delegificare l’IT nella PA: la proposta di Michele Vianello

I partiti italiani sono i primi responsabili del vuoto fatto attorno all’Italia digitale? A voi la risposta: nel frattempo l’amico e nomadworker Michele Vianello, oltre a proporre qualcosa di assolutamente innovativo e finalmente utile al Paese con la proposta di delegificazione dell’uso dell’ICT nella pubblica amministrazione (ne parliamo a parte in maniera approfondita), ci ricorda quanto illustrato da Gartner, ossia che “ora che il digitale è in tutto quello che facciamo, ogni azienda ha bisogno di una sua originale strategia digitale“.

L’idea di Vianello è semplice e al tempo stesso rivoluzionaria, Pionero l’appoggia in pieno. “Nella mia proposta non troverete quindi la Carta d’Identità Elettronica, la PEC, i certificatori, DIGITPA ecc.ecc..Troverete un testo ridotto, semplice da applicarsi, senza il bisogno di successivi decreti attuativi. Mi piacerebbe che ognuno di voi mi facesse pervenire le sue osservazioni,le sue idee, i suoi suggerimenti. Mi piacerebbe che il testo, figlio di questa discussione collettiva potesse trasformarsi poi in una proposta di Legge di iniziativa popolare, magari condivisa sulle principali piattaforme web. Una bella ventata di democrazia dal basso in questo Pese pieno di demagogie, populismi e inefficienza. Scusate la provocazione; vorrei evitare i contributi da parte degli Avvocati, da parte degli alti burocrati dello Stato, da parte degli alti funzionari della Pubblica Amministrazione“.

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