Open Data e le infinite occasioni perdute

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  11 novembre, 2013  |  Nessun commento
11 novembre, 2013
open_vianello

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Nei giorni scorsi McKinsey ha pubblicato lo studio “Open Data: unlocking innovation and performance with liquid information”. Secondo McKinsey la liberazione dei dati potrebbe generare una creazione di ricchezza pari ad una cifra che oscilla tra i 3 e i 5 miliardi di dollari.

I settori interessati sono:

  • la scuola e l’istruzione (Education);
  • i trasporti;
  • prodotti di consumo (commercio);
  • elettricità;
  • energia (oil and gas);
  • salute;
  • beni e prodotti finanziari.

La tabella riporta, settore dopo settore, il valore attribuito.

Non sfuggirà a nessuno come una parte rilevante dei settori interessati, almeno in Italia, riguardi il mondo della pubblica amministrazione. Solo per fare un esempio la scuola e la salute potrebbero generare, da una politica strutturata e non casuale di liberazione dei dati, risorse assolutamente rilevanti.

Il mondo delle public utilities potrebbe trarne infiniti giovamenti. Tali risorse potrebbero essere rinvestite in innovazione e miglioramento dei servizi. Naturalmente in Italia la liberazione dei dati (cd. open data) si è ridotta in larga parte ad essere “voyeurismo” degli stipendi dei Sindaci, dei Dirigenti pubblici, dei curriculum dei consulenti.

Si costruiscono pagine su Facebook per allertare persone a leggere questi dati “perché da soli non ce la facciamo. “Sbatti il mostro in prima pagina”. È la sagra dell’inutile. Quante energie sprecate. Ribadisco gli open data che ci interessano sono quelli che generano trasparenza, e questo non è in discussione ma, soprattutto, quelli che generano valore economico e sociale. Se ci fossero ancora dubbi lo studio di McKinsey aiuterà a risolverli definitivamente.

TRATTO DA MICHELECAMP.IT

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