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L’accountability delle proposte raccolte in campagna elettorale: il caso di Matteo Renzi

L’accountability delle proposte raccolte in campagna elettorale: il caso di Matteo Renzi
2 minuti di lettura

Forse è un tema che in pochi dibatteranno ma forse proprio per questo vale la pena scriverne. È parte del mio lavoro ma sopratutto è ciò in cui credo.

Sto parlando della cosiddetta “intelligenza della folla” troppo spesso ridotta a spamming social.

Come ogni campagna elettorale che si rispetti, assistiamo a operazioni di coinvolgimento sempre più raffinate, ma dove vanno a finire le proposte raccolte?

C’è una qualche forma di rendicontazione?

C’è qualcuno, o meglio, c’è qualche strumento, che permetta di fare analisi?

Sto parlando dell‘accountability delle proposte arrivate.

Perché usare i potenziali elettori come veicoli di contatti e come mezzi di diffusione, senza considerarli anche produttori di senso?

Prendiamo il caso della campagna “cambiaverso” di Renzi: qualcuno ha già fatto notare che non è ben chiaro dove vadano a finire i dati.

Io mi permetto di aggiungere un altro focus: io che credo che le pratiche dell’open goverment, quelle che aprono la progettualità alle proposte degli stakeholder, quelle che grazie alle tecnologie della comunicazione trovano nuove vie dialogiche, mi chiedo: perché fermarsi a metà strada?

Il nodo è il sito web di Renzi e questa la mia proposta.

Non si tratta di qualcosa di personale, ci mancherebbe: il nodo rimane lo stesso di ciò che scrissi nel 2010 in merito alla campagna di Nichi Vendola.

È chiaro che il nodo è tutto politico: lo strumento di partecipazione è davvero ben fatto, è virale e permette personalizzazioni anche al limite della presa in giro. Infatti mi piace molto: si nota la mano di Proforma, l’agenzia incaricata.

Ma oltre allo strumento abilitante, il sito web, servono doti di data analist e di community management in stretto contatto con i vertici in modo da capire e rendicontare le proposte.

E la campagna di Obama 2012 sembra lontana anni luce.

Ma chiedo troppo se aspetto un politico italiano che chieda davvero idee per migliorare le sue?

Chiedo un’azione politica che nasca immersa nell’epoca della sharing economy, del crowdsourcing e del prosumerismo come metodologie che aumentano l’efficacia, l’efficienza e la creatività.

Per correttezza devo dire che anche nelle campagne elettorali dei competitor non vedo iniziative del genere… il che mi rattrista sia come professionista ma sopratutto come cittadino pronto a partecipare attivamente con proprie idee.

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Foto del profilo di Michele D'Alena
è attualmente project manager per l'Agenda Digitale nel Comune di Bologna e web communication consultant presso la Camera di Commercio Italiana per la Germania. Si è occupato di marketing sociale e di progetti di cittadinanza attiva, utilizzando le tecnologie del Web 2.0 come strumento che abilita nuovi spazi di dialogo e partecipazione effettiva per enti privati, pubblici e non profit. E' inoltre responsabile di TagBoLab, laboratorio sul marketing territoriale nel web 2.0 dell'Università di Bologna.

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