Ipo Twitter il giorno dopo… un botto da +72,69%! Altro che il caso Facebook

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  8 novembre, 2013  |  Nessun commento
8 novembre, 2013
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A chi, scaramanticamente, temeva una quotazione eccessiva per non bissare il flop di Facebook datato 18 maggio 2012, il mercato ha risposto: Twitter ha indovinato il valore giusto delle sue azioni! Tra un annuncio e un cinguettio il social di san Francisco ieri è finalmente arrivato a Wall Street con una Ipo di 26 dollari per chiudere a 44,90 dollari per azione, che significa un rialzo del 72,69% dopo aver lambito anche un +90% :O

A celebrare lo sbarco di TWTR (la sigla del titolo) sul New York Stock Exchange sono stati il presidente Jack Dorsey, il co-fondatore di Twitter Evan Williams e l’amministratore delegato Dick Costolo, presenti sul floor di Wall Street accompagnati da Anthony Noto, l’uomo chiave di Goldman Sachs per il collocamento in Borsa. “Continueremo ad ampliare la nostra base di utenti e a investire”, ha affermato il neo-miliardario Costolo in un’intervista alla Cnbc.

Da sinistra: Dick Costolo, Jack Dorsey, Evan Williams

Il prezzo della quotazione è stato oggetto di una lunga trattativa andata avanti fino alla tarda serata di mercoledì tra il board di Twitter e i sottoscrittori istituzionali, superando la forchetta dei 23-25 dollari per azione inizialmente prefissata e già rialzata rispetto ai precedenti 17-20 dollari, in risposta alla entusiasta reazione dai potenziali investitori, e aggiudicandosi una valutazione di mercato pari a 18,1 miliardi.

La Ipo da 70 milioni di azioni ha portato in cassa 1,8 miliardi di dollari “che saranno reinvestiti nella società”. Considerando poi anche l’opzione per l’acquisto di ulteriori 10,5 milioni di azioni (greenshoe), l’offerta sale a 80,5 milioni di azioni per 2,1 miliardi di dollari raccolti.

A guidare l’operazione è stato chiamato un famoso analista, Anthony Noto, perché, nonostante l’indiscussa popolarità, anche celebre, di Twitter, la società di San Francisco non è ancora in utile.
Nel 2012 ha registrato una perdita di 79,4 milioni, con un giro d’affari di 317 milioni. I ricavi nei primi 9 mesi del 2013 sono cresciuti a 422,2 milioni di dollari (+106%), ma anche le perdite sono salite, a 133,8 milioni rispetto ai 70,7 milioni di un anno fa. Sono aumentati i dipendenti, ora a quota 2.300 (+87%).

Sulle prospettive future della società uccellino le voci degli analisti sono discordanti. Goldman Sachs prevede una crescita dei ricavi del 32% nel 2015. Morningstar punta su un aumento del 64%, ma le informazioni a sua disposizione sono più limitate rispetto a quelle di Goldman Sachs, che è una delle banche che cura l’ipo di Twitter.

Comunque sia e comunque vada, come si legge sul Guardian, “quando un’azienda decide di quotarsi è un grande passo. Vuol dire che è pronta a giocare in grandi campionati, offre le sue azioni per la prima volta su un grande listino, invita le autorità di regolamentazione a guardare i suoi bilanci”.

Intanto vediamo come sono andate le precedenti IPO relative ad high tech & social:

 

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