Google e Amazon a rischio tasse in Italia: il Pd propone di aprirgli una partita Iva tutta italiana

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  6 novembre, 2013  |  Nessun commento
6 novembre, 2013
gafa

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Novembre, è tempo di tassare… Eh sì, come è consuetudine negli ultimi mesi dell’anno il Parlamento è impegnato a discutere la legge di stabilità e quindi a trovare le coperture per sostenere una manovra finanziaria da 26 miliardi complessivi. Se poi si aggiungono l’abolizione dell’Imu e la nascita di un nuovo tributo, quello sui rifiuti, osteggiato da tutte le parti, il problema del reperimento di nuove entrate è di massima importanza. Perché allora non cominciare a far pagare le tasse ai colossi del web che vendono in Italia servizi, prodotti e pubblicità ma le pagano altrove?

Della questione a livello europeo si è già discusso – ricordiamo  il mini-vertice di Parigi di fine settembre – ora sembra si passi ai fatti, e proprio in Italia: tra gli emendamenti al ddl Stabilità, in discussione in questi giorni al Senato, ce n’è uno infatti che propone di tassare i profitti delle grandi web company come Google e Amazon, quelli che derivano dalle vendite di prodotti, servizi e pubblicità fatte in Italia.

L’emendamento, che è stato proposto dal presidente della Commissione bilancio alla Camera Francesco Boccia (PD) e che verrà depositato giovedì al Senato, riprende una norma già inserita, sempre dal Partito Democratico, in un altro disegno di legge, quello di riforma del fisco.

Questa proposta prevede, appunto, che le società multinazionali che hanno filiali in Italia dovranno pagare le tasse italiane, come per esempio l’Iva, in misura proporzionale al fatturato. L’emendamento riguarda, spiega il relatore Pd Giorgio Santini, tutto il commercio online e dovrebbe stabilire, in particolare, che servizi e prodotti online di multinazionali del web possano essere acquistati, in Italia, solo tramite una partita Iva italiana.

Arginando questo fenomeno si dovrebbe reperire circa un miliardo di euro l’anno, da destinare al taglio ulteriore del cuneo fiscale. E visto che proprio in questi giorni il ministro Saccomanni ha dichiarato che per eliminare la seconda rata dell’IMU ”il reperimento delle risorse non è facile”, a Bezos, Big G & co ci farei un pensierino…

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