Privacy in tempo di Datagate: novita’, rischi e proposte in Italia

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  1 novembre, 2013  |  Nessun commento
1 novembre, 2013

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Siamo tutti a rischio privacy, in tempo di DataGate. Il problema è molto più serio di quanto non sembri: se gli Usa hanno la matematica certezza di essere stati spiati e la Francia, di recente, si è aggiunta al ‘club’ dei senza privacy, l’Italia vive nel dubbio, nel sospetto. E non si sente tranquilla.

Da qui partono polemiche, richieste, congregazioni: prima c’è stato Antonello Soro, il Garante per la protezione dei dati personali, che ha scritto esplicitamente ad Enrico Letta chiedendo all’Esecutivo di “accertare, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l’utilizzo e la conservazione di informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani“.

Ok, ma come si fa a saperlo con certezza? Secondo Gleen Greenwald, il giornalista americano che custodisce i file della “talpa” del Datagate Edward Snowden, sarebbero ben 35 i leader mondiali spiati dalla NSA. Ma adesso il problema si estende a tutti i cittadini, perché qui a rischio non c’è solo la sicurezza nazionale tra Alleati ma anche la privacy di ogni singolo individuo.

In tal senso, nella recente visita a Roma da parte del segretario di Stato Usa John Kelly a Enrico Letta, i piani d’azione a contrasto sono apparsi un po’ fuorvianti. “Il nostro obiettivo è di trovare il giusto equilibrio tra la protezione della sicurezza e la privacy dei nostri cittadini – ha detto Kelly -. Questo lavoro di ricerca proseguirà come proseguiranno le nostre strette consultazioni con i nostri amici, inclusa l’Italia“.

Il che, evidentemente, non è che ci faccia dormire sonni tranquilli. Lo pensa in questo modo anche Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica e fondatore di i.Net: il suo disegno di legge, presentato in Parlamento, ha come obiettivo finale quello di proteggere davvero la privacy degli italiani. Per dirla con parole dello stesso Quintarelli, “ridare fiducia ai sistemi di controllo della circolazione dei dati e delle informazioni“.

Ma come è possibile difendersi dal Grande Fratello Spione? Quello che sappiamo, sul Datagate e l’Italia, è che anche il Belpaese è – citiamo sempre i rumors di Gleen Greenwald – nel mirino dell’intelligence americana, che fa poche distinzioni sulla nazionalità dei soggetti monitorati: tutte le comunicazioni in partenza e in arrivo dagli Stati Uniti sono potenzialmente intercettabili – business record, carte di credito, biglietti aerei, database. E, ovviamente, anche email e telefonate.

Pare tra l’altro che le informazioni elative a telefonate, mail e accessi internet italiani sono convogliate in cavi sottomarini in fibra ottica che corrono per il Mediterraneo. Uno dei covi sarebbe la Sicilia: secondo i documenti di Snowden, le intelligence britannica e americana sarebbero stati in grado di monitorare oltre 600 milioni di telefonate al giorno per un totale di circa 200 miliardi di conversazioni l’anno. In Italia.

La presunta legge Quintarelli si baserebbe su una proposta di miglioramento della vigilanza relativa al trattamento delle singole informazioni: il nome della norma, provvisorio, è Misure della tutela della sovranità tecnologica e potrebbe prevedere che i soggetti pubblici possano acquisire dati, programmi e hardware solo se autorizzati preventivamente da istituzioni come il ministero dell’Interno e il Garante per la protezione dei dati personali. I software open source, in quanto ispezionabili, potrebbero essere invece esclusi dalla black list.

Non solo: nella proposta di Quintarelli si prospettano limitazioni per siti Internet e applicativi le cui aziende fornitrici siano extra-europee. Del resto, e non c’è bisogno di essere ingegneri informatici per saperlo, quando ci scambiamo una mail questa rimbalza tra più server spesso molto lontani dalle nostre postazioni fisiche. E’ proprio li, che siamo a serio rischio privacy.

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