Dal Consiglio europeo cosa fare per sfruttare il potenziale dell’economia digitale. Per Confindustria digitale “un’occasione persa”

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26 ottobre, 2013
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Si è concluso ieri un Consiglio Europeo importantissimo: si è trattato infatti del primo dedicato ufficialmente all’economia digitale, “fondamentale per la crescita e la competitività europea in un mondo globalizzato”, si legge nelle conclusioni ufficiali dell’incontro“A tal fine, occorre compiere ogni sforzo perché l’industria europea ritrovi slancio nel settore dei prodotti e servizi digitali – prosegue la nota -. Vi è urgente necessità di un mercato unico digitale e delle telecomunicazioni integrato, a beneficio dei consumatori e delle imprese. Nel quadro della sua strategia per la crescita l’Europa deve dare impulso all’innovazione digitale, guidata dai dati, in tutti i settori dell’economia. Il sostegno alla riduzione del divario digitale tra Stati membri andrebbe preso in particolare considerazione”.

Oltre a riconosce esplicitamente il potenziale di crescita racchiuso nell’economia digitale, il Consiglio ha indicato concretamente delle azioni per sfruttarlo al massimo, in un momento in cui, sebbene ci sia qualche segnale di ripresa, c’è senz’altro bisogno di favorire la creazione di posti di lavoro e accrescere la competitività europea.

Le azioni da compiere per sfruttare il potenziale dell’economia digitale

La prima conclusione a cui il Consiglio Europeo è pervenuto è la necessità di investimenti che accelerino la realizzazione di infrastrutture e la diffusione di nuove tecnologie, come quelle di quarta generazione (4G), i Megadati e il cloud computing.
E’ fondamentale inoltre promuovere un mercato unico digitale vicino ai consumatori e alle imprese e tener fede all’impegno di completarlo entro il 2015. Ecco perché bisogna procedere sull’identificazione e  la fatturazione elettronica, e risolvere i problemi che tuttora esistono nell’accesso alla propria “vita digitale” da piattaforme diverse a causa della mancanza di interoperabilità o di portabilità di contenuti e dati.
Attualmente molti cittadini e imprese europee non sfruttano le potenzialità delle nuove tecnologie anche perché non hanno le necessarie competenze digitali, invece importantissime per potenziare la crescita, la competitività e l’occupazione. A questo devono servire in parte i fondi strutturali: migliorare l’istruzione nel campo delle ICT e integrarla di più all’interno del percorso scolastico classico.
Un altro aspetto dell’economia digitale sottolineato dal Consiglio è il potenziale intellettuale e scientifico dell’Unione,  e quindi la necessità di investire in innovazione e ricerca per creare nuovi prodotti e servizi che si possono mettere in vendita sui mercati.
Infine, poiché i servizi sono una componente fondamentale del mercato unico, un’altra azione da compiere è l’apertura di questo mercato assicurandovi parità di condizioni.

La delusione di Confindustria digitale

Tutt’altro che soddisfatto il presidente di Confindustria digitale, secondo cui “L’Europa ha perso l’occasione di darsi una politica di crescita con un vero digital compact”. Riconoscendo lo sforzo importante del Governo italiano e il contributo forte e diretto del premier Enrico Letta – che ha detto ai leader europei che l’Italia spenderà il 10% dei fondi strutturali Ue per il periodo 2014-2020 in infrastrutture digitali, e in particolare nello sviluppo della banda larga, secondo Stefano Parisi “l’Europa ha perso una grande occasione: quella di darsi una politica di sviluppo”. “Del resto anche Letta, che tanto ha spinto sul tema dell’Agenda digitale, temeva che accadesse questo” ha affermato Parisi.
Nel documento, continua Parisi, “ogni punto è farcito di condizionale, se questi sono i tempi con i quali l’Ue si dà le regole e stabilisce le sue politiche, tempi lunghissimi per la digital economy, allora l’Europa sarà tagliata fuori” dai processi di sviluppo globali.

 

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