Raccontare storie pubbliche: il Premio Egov culla di chi fa innovazione in Italia

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23 ottobre, 2013
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Il Premio Egov 2013, successo italiano con più di cento amministrazioni iscritte, 16 vincitori e una serie infinita di novità sulla pubblica amministrazione digitale, non è il classico evento autoreferenziale che vuole restare li, a se stante.

Pionero diffonde conoscenza o almeno si prefigge di farlo partendo proprio da loro, dalle amministrazioni locali, centrali, sanitarie e di qualunque altra tipologia: anche l‘edizione numero 9 del Premio Egov lo ha fatto, partendo dalla consapevolezza che un’agenda digitale che funzioni deve per forza di cose iniziare dai suoi protagonisti, cioè enti, cittadini, aziende, persone.

Il Premio Egov si apre continuamente, e quest’anno oltre alla tematica classica dell’e-government abbiamo affrontato anche temi nuovi come smart city, open data, startup – fa da apripista Luca De Pietro, professore dell’Università di Padova e giurato del Premio Egov 2013 -. Mentre sul tema e-government i progetti sono numerosi e interessanti, con alcuni che offrono anche informazioni importanti a livello di impatto economico e di risultati, sulle altre dimensioni di cui parlavo prima siamo all’inizio ma ci sono segnali molto incoraggianti. C’è la tendenza, in ottica startup e smart city, a replicare quello che già è presente in giro e proprio per questo io propongo di istituzionalizzare il Premio Egov per farlo diventare non più solo un momento durante l’anno ma un continuo“.

Eccoci qua, al nocciolo della questione: quel che ci proponiamo noi di Pionero è di creare un serbatoio di idee e soluzioni nuove, ad alimentazione continua, dove le pubbliche amministrazioni possano si mettersi in mostra ma soprattutto diffondere la loro esperienza per creare un’emulazione vincente.

Bisogna attivare un circolo virtuoso e di condivisione - incalza De Pietro -. Credo che la doppia dimensione fondamentale sulla quale le nuove iniziative si devono fondare siano il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e il sostegno alle imprese. Il problema della condivisione non è la tecnologia ma la cultura. Bisogna far conoscere le esperienze, raccontare le storie di chi fa innovazione in Italia: solo così creeremo valore aggiunto“.

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