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Agenda Digitale, basteranno 12 esperti? I propositi di Caio e Letta, le bacchettate di Neelie Kroes

Agenda Digitale, basteranno 12 esperti? I propositi di Caio e Letta, le bacchettate di Neelie Kroes
6 minuti di lettura

Prima c’erano i 10 Saggi, adesso ci sono i 12 esperti, restiamo sempre in attesa dei 13 Apostoli: che spasso, questa agenda digitale di cui si parla, si parla, si parla, ma non sembra mai arrivare. Dopo “enne” anni siamo ancora al calcolo di quanti italiani vanno su Internet al mattino (meno di 4 su 10) e delle scoperte dell’acqua calda, tipo che “l’Italia presenta un’innovazione digitale a macchia di leopardo dove le singole PA scaricano sui cittadini le necessità di accordarsi tra di loro“, per prendere una delle dichiarazioni di Mister Agenda Digitale Francesco Caio.

C’erano più o meno tutti, i “digitalisti”, al Digital Agenda Annual Forum di Confindustria che ieri ha preso il sopravvento sulle solite cose nostre ricordandoci che c’è un agenda digitale li, ferma a quel decreto crescita di un anno e mezzo fa circa e a quell’Agenzia per l’Italia Digitale non ancora funzionante dopo 1 anno tondo (era il 31 ottobre 2012, bellezza) per problemi di registrazione da parte della Corte dei Conti (del resto siamo italiani, dobbiamo farci riconoscere!).

Dicevamo del parterre: oltre al Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale Francesco Caio, hanno parlato la Vice-Presidente della Commissione Europea e Commissario per l’Agenda Digitale Neelie Kroes, il Presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi e il Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, che ha tirato le fila in sede conclusiva (guarda il video su SkyTG24.it).

I dodici saggi di Caio

Bene, e quindi? “Non so come si possa fare una spending review senza gli strumenti digitali – parola di Caio –: non è più etico gestire tutto con le scartoffie e con le fatture cartacee che non si sa che fine fanno”. Quindi fatturazione digitale e agenda digitale strettamente collegate, per un “progetto di profondissima riforma strutturale per dare più servizi ai cittadini, far fare un salto di competitività a tutto il Paese“.

Caio ha inoltre ribadito i tre grandi punti dell’agenda digitale su cui sta lavorando il Governo su sua indicazione: il sistema pubblico di identità digitale, che dovrebbe portare a inizio 2014 alle prime identità digitali; l’anagrafe digitale; la fatturazione elettronica, che dovrebbe portare all’obbligo di fattura digitale entro il giugno 2014 per le imprese che vendono alla pubblica amministrazione centrale.

Tralasiciando i brividi – freddi – che ci corrono sulla schiena pensando a tre lettere, CIE (carta di identità elettronica) e all’anacronismo totale che rappresenta assieme a una digitalizzazione dell’esistente che non c’entra niente con la vera innovazione, aspettiamo fiduciosi il resto.

L’anagrafe è lo scheletro logico e la base informativa unificante che svolge due funzioni abilitanti a dare certezza del dato su popolazione e residenza e funzionare come una sorta di ‘indice’ per i servizi digitali della pubblica amministrazione che vi si possono agganciare. Inoltre, l’anagrafe è un progetto sfidante per i rapporti tra centro e periferia nonché il primo grande esempio di un servizio in cloud, a cui i Comuni fanno riferimento per i dati, ma gestiscono in locale i servizi. Si tratta di uno schema di riferimento per impostare tutta la digitalizzazione in cloud della PA”.

Caio lo ha ribadito in diverse salse: “avere una password unica per accedere ai servizi dell’amministrazione, che permetta di identificare il cittadino in maniera univoca dal sistema della PA, è la base per puntare a servizi erogati da sistemi interoperabili”. Poi, la fatturazione elettronica. “Per consentire il governo di rafforzare le capacità di controllo di gestione dello Stato e di mettere in campo strategie di spending review basate su dati certi e trasparenti. Il tutto aumentando il livello di servizio verso le imprese”.

Francesco Caio ha infine comunicato i nomi dei dodici esperti che lo affiancheranno nella realizzazione del piano: Guido Scorza, Benedetta Rizzo, Andrea Prandi, Alfonso Fuggetta, Massimiliano Pianciamore, Luca De Biase , Anna Pia Sassano , Francesco Sacco, Edoardo Colombo, Andrea Rigoni, Alessandro Osnaghi e Fausto Basile.

La banda larga, il digital divide e le promesse italiane

Non ci siamo, piccola Italia: su banda larga e digital divide sei ancora un disastro. Neelie Kroes bacchetta il Belpaese a suon di numeri impietosi che comunque conoscevamo già, purtroppo. “Dieci punti percentuali in più di banda larga porterebbero ad un aumento della crescita tra l’1 e l’1,5%. Con Internet  si creano 5 posti di lavoro ogni 2 persi e presto il 90% dei lavori richiederanno competenze internet”.

Il commissario Ue ha ricordato la condizione italiana decisamente tra le peggiori in Europa: “Solo il 14% delle famiglie italiane ha una copertura internet di nuova generazione e questo pone il nostro Paese all’ultimo posto in Europa“. Ad aggravare le cose c’è poi il fatto che “il 38% degli italiani adulti non ha mai usato internet. Per forza, se non lo conosce e non viene pubblicizzato come fa ad usarlo?

Perché – nessuno lo dice con forza ma noi lo evidenziamo da un po’ – il problema è la cultura, ancor prima delle infrastrutture. Attualmente, il 96% delle case italiane, grazie all’integrazione tra reti fisse, mobili e satellitari, è collegato (o collegabile, sarebbe meglio dire) alla rete Internet ad una velocità di almeno 2 megabyte al secondo (ma solo il 14% è raggiunto da banda ultralarga) a fronte di una media europea del 95,5%.

E’ quindi tutto il resto, nel pubblico e nel privato, che stenta oppure non funziona proprio. Così scopriamo che solo il 53% della popolazione globale usa regolarmente internet, contro una media Ue del 70%. Mentre il 38% non l’ha addirittura mai usato (22% nella Ue a 28) come rilevato, appunto, da Kroes, che poi, a margine del convegno, ha incontrato il vice ministro allo Sviluppo Economico Antonio Catricalà per discutere di autorizzazione unica, autorità nazionali e roaming internazionale.

Nel colloquio, Catricalà ha rinnovato l’impegno dell’Italia per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti dalla regolamentazione proposta dalla Commissione europea in tema di mercato unico digitale, ribadendo il pieno sostegno all’iniziativa che il governo italiano sosterrà durante il prossimo Consiglio Europeo sull’innovazione tecnologica.

Letta alla riscossa digitale

In chiusura, i propositi (speriamo buoni ma soprattutto effettivi) di Enrico Letta. “L’Agenda digitale è la riforma dello Stato e dobbiamo cominciare a intenderla sempre piu così. Il problema del divario digitale è un problema di istruzione. Infatti nei provvedimenti sulla scuola abbiamo inserito il wireless in tutti gli istituti“. Occhio a parlare di scuola, perché potremmo andare a prendere la storia dei libri digitali che ogni anno vengono posticipati.

La triade per il futuro delle imprese è innovazione, digitalizzazione e internazionalizzazione perché si vince se si sta sul mercato globale“. Poi, ovviamente, l’importanza delle telecomunicazioni e del mercato unico da realizzare senza meno. “Altrimenti è complicato essere competitivi rispetto alla Cina o agli Stati Uniti“.

Per questo, quindi, al prossimo Consiglio europeo “l’impegno italiano sarà fortissimo per un mercato unico delle Tlc“. Quindi, l’appuntamento a Bruxelles sarà “una svolta o una tomba, ci giochiamo una partita che può avere effetti terribili ma l’alleanza del governo italiano con la Commissione è forte e verrà fuori: abbiamo intenzione di alzare i toni perché questa è un’occasione irripetibile“.

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