Dopo Amazon e’ la volta di Ebay: l’editoria piace alle web company

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  20 ottobre, 2013  |  Nessun commento
20 ottobre, 2013
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Mentre in Italia ancora si discute come (e se) il web abbia rivoluzionato davvero anche il giornalismo, altrove stanno accadendo rivoluzioni ben più importanti per il mondo dell’informazione.

Ad agosto è stato Jeff Bezos, fondatore della web company Amazon ad acquistare il Washington Post mentre è di tre giorni fa la notizia che il giornalista più in vista del Guardian, Glenn Greenwald (colui che fece uscire nel giugno scorso tutte le rivelazioni sulla sorveglianza dell’NSA con i piani di Prism), sia uscito dalla prestigiosa rivista inglese per andare a lavorare a un progetto giornalistico tutto nuovo promosso da Pierre Omidyar, l’irano-americano fondatore di Ebay (che a sua volta aveva provato a scalare proprio il Washington Post).

Qui Greenwald spiega per quale motivo non abbia potuto rifiutare la generosa offerta, ma non spiega il progetto. Da quello che si legge in rete si tratta comunque di una nuova news company in cui il giornalismo investigativo avrà particolare importanza.

La cifra investita da Omidyar in questo progetto fa girare la testa: 250ml di dollari sono davvero tanti, l’obbiettivo della nuova news company non è però chiaro: si comprende, dalle poche parole rilasciate dal ricco fondatore di ebay, che la decisione nasce dalla preoccupazione per la libertà di stampa negli Stati Uniti e nel mondo, e che sarà possibile coinvolgendo giornalisti indipendenti in tutto il mondo. Parla di sé e del suo progetto come “filantropo”, ci tiene a specificare che sarà una venture solo online, ma cosa realmente voglia fare con questo team di bravi giornalisti indipendenti ancora non lo sappiamo.

Vincenzo Marino (@ungormite) in un articolo sul sito del Festival del giornalismo di Perugia pone delle riflessioni molto importanti sul concetto di giornalismo libero e scevro da qualsiasi connotazione politica riconoscendo l’indipendenza di Greenwald da queste e, dunque, della scelta di Omidyar di mettersi in proprio. Quali ricadute potrebbe avere sul sistema mondiale di informazione questa nuova tipologia di finanziatori? E, a sua volta, sugli equilibri politici? L’indipendenza è sicuramente la più alta e nobile forma di approccio alla divulgazione di notizie, ma è sistema essa stessa, in un certo senso. E immaginando un futuro di editori provenienti dal web, ricchi e indipendenti, potremmo pensare a un mondo libero, liquido… una specie di Nirvana. Ma sappiamo bene che, comunque vada, non potrà essere così. Avremo piuttosto un mondo in cui per accedere alle “news libere e indipendenti” dovremo avere un aggeggio con tre pulsanti prodotto “esclusivamente da” con formato “esclusivo di”.

Quello che accade in Italia lo sappiamo, non ci poniamo il dubbio se e quando questo possa accadere…e tantomeno andrebbe posto paragonando la nostra realtà con quella degli altri paesi. Zambardino, “a caldo”, già smorzava gli entusiasmi locali spiegando perché qui, oltre a tradurre queste notizie, ben poco si può fare, tantomeno dibattiti.

Una cosa però possiamo dirla; è cambiato molto in pochissimi mesi, che i “mecenati” dell’informazione ora vengano dal web sicuramente rappresenta una grandissima rivoluzione. L’approccio digitale alle news (oltre alle sofisticate soluzioni offerte dal web, come la content curation) obbligherà sicuramente i giornalisti a rivedere molto della loro impostazione e del metodo di lavoro. Quasi tutti ormai qui in Italia si sono adattati al modello “instant news” delle timeline di Twitter , ma chissà in quanti hanno già compreso a che livello profondo stia avvenendo questa rivoluzione…e che risvolti avrà sull’informazione e sul’opinione pubblica…

Tutto questo mentre per affrontare l’esame di ammissione all’Ordine dei giornalisti italico le domande sul giornalismo online sono del tipo: “che cos’è un collegamento ipertestuale?”
#buonafortuna

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