Pensieri sparsi sul registro elettronico (o sull'Italia?) - Pionero
Per la tua pubblicità su questo sito:


Pensieri sparsi sul registro elettronico (o sull’Italia?)

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  17 ottobre, 2013  |  Nessun commento
17 ottobre, 2013
registro_elettronico

Visite: 8525

Da quest’anno le scuole italiane devono usare il registro elettronico. Anzi no. Anzi forse. Boh. Come sta andando davvero lo sapremo con chiarezza (speriamo) solo fra qualche mese, ma già ora credo che ce ne sia abbastanza per qualche considerazione generale e suggerimento per il futuro.

Obiezioni deboli…

Alcune obiezioni che circolano sono debolucce, forse quasi al limite dell’insulto. Lo scorso luglio, per esempio, Tecnica della Scuola si chiedeva

riusciranno tutti gli oltre 700mila docenti a smanettare e capire l’anima più intima di questi marchingegni della tecnologia più raffinata?

Il Presidente dell’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici, dal canto suo, ha elencato fra le ragioni per un rinvio “una questione di analfabetismo informatico degli insegnanti che andrebbero formati adeguatamente”.

Parliamone. Anima più intima della tecnologia più raffinata? Scherziamo?

Compilare moduli in un computer, perché di quello stiamo parlando per gli utenti finali, non è altro che data entry, cioè un lavoro per cui non servono certo capacità e curriculum fuori dal comune (*). Potrà consumare tempo, ma ha una complessità intrinseca poco superiore a scrivere un post su Facebook o una email. Anche in Italia, ormai queste non sono più “nuove tecnologie” da almeno quindici anni. Davvero a un insegnante si dovrebbe fornire più di un buon manuale per usare un registro elettronico decente?

Mi sembrano parimenti fuori luogo le accorate accuse di freddezza del procedimento, distruzione del rapporto con i genitori eccetera. Chi se ne fregava dei figli prima, lo farà anche dopo; chi ci teneva prima non rinuncerà certo a saperne di più di persona, solo perchè ha già letto qualche voto su un sito. Anzi, magari saprà proprio in quel modo quale insegnante incontrare per primo in quelle maratone che sono i ricevimenti collettivi. In ogni caso, l’accesso ai voti in remoto per i genitori è solo una delle tante funzioni di un registro elettronico, e nemmeno la più importante. Volendo, si potrebbe disabilitare solo quella.

… e obiezioni sensate

In questa categoria metterei, in ordine sparso:

  • formati e backup dei dati: spero di sbagliarmi, ma da commenti raccolti qua e là ho l’impressione che anche fra chi già usa registri elettronici molti non abbiano verificato adeguatamente se il server su cui caricano giornalmente voti, assenze e altro ha procedure di backup serie; o se i dati rimarrebberro completamente utilizzabili anche cambiando fornitore di software;
  • valore legale dei documenti: riassumendo da qui, se voti, assenze o pagelle sono disponibili solo in formato digitale allora si devono, come per ogni altro documento ufficiale, fornire garanzie di autenticità, integrità e non ripudiabilità. Cioè risolvere problemi (come minimo) tecnici e normativi che non cambiano di una virgola mettendo un computer in ogni aula;
  • in ogni caso, non c’è un computer per ogni aula e/o per ogni insegnante. Di conseguenza, i dati vanno inseriti dopo la lezione, magari facendo la fila in sala professori, oppure da casa;
  • la mitica banda larga. Da qualche parte ho letto che, in una scuola che usa un registro elettronico “un’unica adsl per tutta la scuola, anche da 20 MB, non bastava per lavorare tutti”.

A che serve davvero il registro elettronico?

Ho deliberatamente omesso dai due elenchi di obiezioni la categoria definibile con

perchè spendere soldi per computer e software anzichè mettere le scuole a norma o comprargli la carta igienica?

Il motivo è che problemi del genere esistono eccome, e sono gravissimi, però per rispondere occorre ragionare su cosa può fare davvero un registro elettronico, o meglio l’innovazione nella scuola, o nel resto d’Italia, e con quali metodi lo si dovrebbe fare.

Molto probabilmente sì, il registro elettronico è uno spreco di soldi e un’illusione educativa se, per esempio:

  • viene realizzato e usato in certi modi finora comuni, o si crede che quelli siano gli unici modi possibili;
  • è solo una scusa per far comprare altro “ferro” (computer, server, connessioni veloci…) che poi rimarrebbe inutilizzato;
  • si crede davvero che la sua vera funzione sia risparmiare ai genitori un passaggio a scuola.

Esistono però modi di usare e realizzare il registro elettronico che secondo me andrebbero valutati attentamente, prima di bocciarlo o rimandarlo alle calende greche.

Usare un registro elettronico solo come supermacchina da scrivere, cioè inserire dati solo per stamparli bene impaginati o farli leggere a un genitore sul suo browser sarebbe, diciamo, riduttivo. Il valore e il senso del registro elettronico (fatto come si deve) stanno nel riutilizzo di quei dati. Voti, assenze, giudizi eccetera, se digitalizzati nel modo giusto vanno scritti una volta sola. Risparmiando tantissimo tempo in tante occasioni, dalla compilazione dei giudizi di fine anno a quella delle tabelle INVALSI. Inoltre, qualunque insegnante lo desideri potrebbe ricavare dagli stessi dati, sempre senza riscriverli, statistiche o grafici che potrebbero aiutarlo a capire come lavorare nel modo migliore.

A livello centrale, avere a disposizione rapidamente e automaticamente dati (aggregati e anonimizzati) su assenze o ritardi potrebbe contribuire a monitorare epidemie di influenza o altri problemi sanitari, o a misurare quali sono le aree che hanno più bisogno di nuovi mezzi pubblici.

Sì, è vero: con tutti questi dati si potrebbero anche mettere “dall’alto” i voti agli insegnanti. Questo non lo considero un problema, se affrontato come ha già spiegato Galatea: se capita che per un ragionevole e piuttosto alto numero di anni….

Come avremmo potuto fare il registro elettronico

A grandi linee io, se fossi stato il Governo il registro elettronico l’avrei fatto così: per prima cosa avrei definito e pubblicato il formato dei dati, cioè la struttura di un database con tutti i campi e tabelle necessari. Poi avrei imposto per legge che i registri elettronici delle scuole possono essere salvati solo in quel formato. A quel punto avrei finanziato lo sviluppo di un registro elettronico basato su quel formato, ovviamente con licenza Open Source, come implementazione campione.

Infine, avrei detto a scuole e fornitori di software qualcosa come “cari signori, da oggi un registro campione esiste. Se non vi piace perché ce ne sono altri più belli, veloci o facili da usare, usate pure quelli, nessun problema purché siano compatibili al 100% con il formato da noi deciso” (e poi, ma quello è un altro discorso, avrei detto “e ora facciamo la stessa cosa con l’Anagrafe e tanti altri servizi pubblici”).

Se fin qui la cosa vi sembra familiare è perché è più o meno quel che è successo, anche se apparentemente non di proposito, per le iscrizioni online: il MIUR ha messo su un sito per iscriversi, ma non ha certo impedito lo sviluppo o l’acquisto di app per iscriversi online. Ha solo detto, di fatto, “fate come vi pare, basta che i dati vengano creati e raccolti in un unico formato per tutta Italia”.

Per quanto riguarda il valore legale dei documenti, lascio l’ultima parola ai più esperti. Presumo però che una soluzione all’italiana come mettere sui siti delle scuole, sotto a voti e assenze, un avvertimento tipo “questi dati NON hanno valore legale, se volete quello fatevi timbrare e firmare una copia cartacea” potrebbe permetterci di sfruttare i registri elettronici senza aspettare la soluzione vera.

Infine, la banda larga. Computer e reti locali si rimediano anche tramite piccole donazioni o trashware, la banda larga no. Questo pone fine a tanti bei discorsi perché in Italia si pensa che se inserisci dati in un browser quelli debbano per forza andare a finire da qualche altra parte di Internet subito. Non è mica vero. Tecnicamente, se manca solo la banda larga, nulla impedisce all’insegnante di collegarsi con il suo browser a un server interno alla scuola. Quel server poi copierebbe tutto automaticamente, una volta al giorno anzi di notte, a un server esterno, quello accessibile via Internet anche dai genitori.

Per lavorare in questo modo basterebbe anche una vecchia linee a 56K. Una cosa su cui riflettere, soprattutto se l’unico motivo per avere la banda larga fosse usare un qualsiasi registro elettronico. Perché pagare super ADSL o fibre per dati come voti e assenze, che arrivano quasi tutti concentrati in pochi brevi intervalli ogni giorno?

(*) col massimo rispetto per gli operatori di data entry, che fanno un lavoro pesante ma importantissimo

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: