La Costituzione e’ di tutti: successo, pregi e difetti della consultazione pubblica

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16 ottobre, 2013
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Si fa presto a dire e-democracy tramite consultazione pubblica. Nella fattispecie, si è fatto altrettanto presto a esprimere pareri online sulla nostra cara e vecchia Costituzione, per la quale si sono espressi addirittura in 130 mila. La consultazione pubblica (www.partecipa.gov.it) voluta dal Ministro Quagliarello e, di fatto, dal Governo Letta, si può annoverare alla voce ‘successi da confermare‘, nel senso che quando c’è qualcosa di nuovo e digitalmente accattivante, la tendenza italiana è di salire sul carro ma poi, spesso, di abbandonarlo troppo presto.

Però, ed è giusto ribadirlo, l’esperimento di crowdsourcing politico che in Italia era partito lo scorso 8 luglio e tre mesi dopo (8 ottobre) ha detto stop ai due questionari proposti si è concluso positivamente. La consultazione pubblica online sulla modifica alle Riforme Costituzionali, creata in origine per “pareggiare” le problematiche derivanti dalle documentazioni complesse, ma anche occasione interessante di fare del parere dei cittadini un mattoncino del futuro assetto istituzionale, ci dice che in Italia siamo digitalmente attratti e potenzialmente attivi in quanto a e-participation.

La consultazione pubblica: cosa, come, chi

Il sito partecipa.gov.it è un buon esempio di consultazione pubblica online: a parte il menù ben strutturati dove spicca la voce ‘materiali’, è interessante il glossario, ha molto materiale per approfondire la consultazione e i suoi temi, dal testo della Costituzione ai lavori della costituente, fino alla relazione finale dei famosi Saggi di Napolitano.

La consultazione pubblica si prefissava l’obiettivo di individuare le preferenze del cittadino rispetto alla forma costituzionale, in particolare tra quella parlamentare e quella presidenziale. Da qui poi, a cascata, si procedeva con le domande successive, tipo come dovrebbe essere nominato il capo del Governo (indicazioni dei partiti, coalizione, assemblea), come si dovrebbe gestire una eventuale crisi di Governo (dallo scioglimento alla “sfiducia costruttiva”).

Infine, le domande di secondo livello:  rapporto governo-Parlamento, possibilità di eleggere direttamente il Capo dello Stato, superamento del bicameralismo perfetto, e tanto altro.

Da adesso in poi

I questionari compilati sul sito della Funzione Pubblica o passando attraverso Facebook saranno sottoposti ora ad un processo di validazione, per la verifica di eventuali immissioni duplicate o non utilizzabili. Il 15 Ottobre sarà comunicato il numero dei questionari verificati che saranno oggetto di analisi.

Durante la prima settimana di novembre, poi, sarà pubblicato il rapporto contenente le risposte dei partecipanti alle domande dei due questionari. Il rapporto con i risultati della Consultazione sarà consegnato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Ministro per le Riforme Costituzionali chiederà di illustrare e discutere i risultati all’interno delle commissioni competenti e/o in aula alla Camera e al Senato. Intorno alla metà di dicembre saranno infine pubblicate le schede analitiche con un’analisi stratificata delle risposte.

Nessuno, quindi, può sapere attualmente quale sia il modello istituzionale preferito dai cittadini che hanno partecipato alla consultazione: presidenzialismo, semi-presidenzialismo, parlamentare? Non trattandosi di semplici like ma di questionari che richiedevano trenta minuti (almeno) di tempo, aver superato quota centomila è un risultato incoraggiante. Effettivamente, ci voleva interesse per restare sul sito. E, a quanto pare, l’interesse per la cosa pubblica c’è.

Pregi e difetti

Da qui, ovviamente, l‘esultanza del Ministro Quagliarello, che ha parlato di successo totale e di record europeo: analizziamo meglio tutti gli aspetti per vedere pregi e difetti di questa consultazione pubblica che può e deve avere un seguito ma, chiaramente, non è ancora perfetta.

In primis il format in se, che è ottimo: si tratta di un veicolo organizzativo ibrido, capace di coinvolgere più amministrazioni, più enti, più Istituzioni (ben 450, comprese Istat, Mondo Digitale, ecc.). Inoltre, finalmente, l’e-democracy trova il suo fondamento in qualcosa di attuale e condivisibile da tutti.

Ecco perché, in totale, i 130 mila questionari compilati sono significati 4 milioni di minuti spesi sul sito Partecipa.gov.it: questo, più del questionario in se, va apprezzato perché indica che l’interesse per la cosa pubblica è vivo e l’idea di chiedere al cittadino cosa vorrebbe cambiare sulla Costituzione è un fine fortissimo.

Da qui, chiaramente, passiamo velocemente ai limiti e ai difetti della piattaforma: ad oggi 15 ottobre, sulla pagina Facebook, ci sono 9426 mi piace: un po’ pochi per parlare di partecipazione massiccia della società al cambiamento della Carta per eccellenza, non credete? Perché solo 10 mila ‘like’ rispetto a 130 mila questionari? Semplice: i social network non sono per tutti, seppur siano per molti, ma i social network rappresentano la generazione che dovrà cambiarla davvero, la Costituzione.

Altra questione rivedibile, il “Non So” come possibilità di risposta a tutte e 40 le domande. Provocazione: se si clicca Non So per tutte le risposte, quale sarà il contributo al miglioramento? E come verrà valutata la cosa da parte degli esperti e giuristi chiamati a stilare il documento da discutere in Parlamento?

Infine, la procedura un po’ complessa e macchinosa: bisogna rispondere prima ad una parte, inviarsi una mail, cliccare sopra al link che ci giunge nella posta elettronica, ricevere i ringraziamenti di Facebook e del Governo italiano e partire con la seconda serie di quesiti.

 

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