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Facebook, Google e la privacy: la tutela della riservatezza in rete si fa sempre piu’ difficile

Facebook, Google e la privacy: la tutela della riservatezza in rete si fa sempre piu’ difficile
2 minuti di lettura

Mentre Mark Zuckerberg spende più di 30 mln di dollari per proteggersi dagli sguardi indiscreti dei vicini acquistando tutte le case intorno alla sua, la tutela della privacy online viene messa a dura prova, non da uno bensì da due dei più grandi colossi del web. Nel giro di poche ore, infatti, si apprende dal web che a partire dall’11 novembre Google potrà utilizzare le informazioni personali degli utenti per offrire servizi pubblicitari più completi e personalizzati e che Facebook eliminerà una sezione delle impostazioni di riservatezza rendendo ogni profilo utente visibile a chiunque nelle ricerche sul social network.

Vediamo meglio. Google qui informa che l’11 novembre saranno pubblicati i nuovi termini di servizio. Tra le novità salta all’occhio quella che riguarda il modo in cui “il nome e la foto del profilo potrebbero apparire nei prodotti Google (fra cui recensioni, pubblicità e in altri contesti commerciali)”.

“Per offrire agli utenti, ai loro amici e alle persone nelle loro cerchie le informazioni più utili” – così dicono da Mountain View – il nome e l’immagine di tutti gli iscritti a Google Plus potranno essere utilizzati per rinforzare il messaggio pubblicitario. Ad esempio la recensione di un ristorante su Google Plus Local di un utente che fa parte delle mie cerchie potrà essere  “capitalizzato” da Big G per attirare maggiormente la mia attenzione su un annuncio commerciale. Salvo escludere qui questa funzionalità eliminando la spunta dal checkbox a fondo pagina.

In realtà nulla di così nuovo sotto il sole visto che anche Facebook sfrutta le nostre amicizie nella speranza, non del tutto vana dimostrano le statistiche, che il messaggio pubblicitario passi di più.
Solo che, diversamente dal social di Zuckerberg che confina lo spot allo spazio di condivisione, la presenza di Google è nettamente più estesa.

Nello stesso solco si muove Facebook, che a breve rimuoverà la funzionalità che permette di escludere il proprio nome-profilo dalla lista dei risultati della ricerca sul social. Insomma, nessuno sarà più invisibile, nessuno potrà più avere un profilo segreto.

“Rimuoviamo le impostazioni perché non risultano utili come un tempo – si legge nel breve comunicato rilasciatoOra ci sono modi migliori per gestire la privacy”. Nello specifico, gli utenti potranno selezionare un determinato insieme di contatti che non potrà accedere al lato pubblico del profilo. Ad esempio, si potrà aprire la ricerca ai soli amici piuttosto che limitare la visibilità di uno specifico contenuto pubblicato in bacheca.

Insomma una vera e propria potenza di fuoco si sta scatenando sulla nostra privacy on line. Ma come si fa a  pretendere che i colossi del web non sfruttino la quantità di dati personali di cui noi, volontariamente, li mettiamo a parte?
Che la nostra privacy possa essere violata o comunque limitata fa parte dei giochi: vivere la nostra vita attraverso smartphone e computer e poi scandalizzarci all’idea di essere costantemente spiati francamente non regge.
E invece gli italiani, a quanto dice il Censis, non riescono proprio a farsene una ragione e ad assumersi la responsabilità della propria riservatezza in rete, continuando invece a demandare all’Autorità l’onere di proteggerla.

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