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La torbida trasparenza della PA e-Taliana

La torbida trasparenza della PA e-Taliana
6 minuti di lettura
È trascorso più di mezz’anno dall’entrata in vigore del d.lgs n° 33/2013 e ancor di più dalla definizione delle linee anti-corruzione (legge 190/2012). Ma possiamo andare anche più indietro nel tempo; quando l’articolo 4 della legge 15/2009 recitava: “Le amministrazioni pubbliche adottano ogni iniziativa utile a promuovere la massima trasparenza nella propria organizzazione e nella propria attività”. A che punto è il nostro Paese in fatto di trasparenza della Pubblica amministrazione? Beh, basterebbe guardare agli effetti, al perdurante spreco di risorse, alle nomine di saggi e personaggi, al gioco della poltrona, insomma allo stato indecente dello Stato per capire che le basi normative non trovano sufficienti riscontri nella prassi amministrativa. Occorrerebbe spiegare a ogni piccolo centro di potere creatosi con la mancanza di trasparente gestione del ruolo pubblico che non si va avanti, cosi si muore come Stato civile, o meglio, non ci si riprende la dignità di Stato democratico e civile.

La mia domanda è, ovviamente, oziosa. Per avere una risposta non a ‘sentimento’, ma dati alla mano è il web e le sue opportunità che ci aiutano a delineare lo stato delle cose. Basta utilizzare uno strumento messo a disposizione dal nostro Governo: la Bussola della trasparenza. Grazie all’intuitiva interfaccia grafica possiamo gettare un colpo d’occhio sulla torbida situazione italiana analizzata in base alle PPAA locali a livello regionale. Il buon 80% dello stivale è in una condizione opaca, quando non assolutamente torbida. Stupisce, soprattutto, il grande buio del Trentino-Alto Adige o di Camere di Commercio ritenute al vertice perché caratteristiche di territori ‘ricchi e puliti’. Allo stato attuale (dati di inizio agosto), anche tra i siti web istituzionali che hanno raggiunto l’Olimpo delle “Amministrazioni trasparenti”, si può riscontrare un abbondante 30% di non allineati con le specifiche dell’allegato A al d.lgs n° 33/2013.

Questa disarmante situazione ha spinto il Ministero per la pubblica Amministrazione e la Semplificazione a diramare una Circolare (n°2 del 2013) per sollecitare le PPAA sul tema dell’attuazione della trasparenza.

Ma, fermiamoci un attimo a riflettere sul significato profondo di obbligo (e sottolineo obbligo) di trasparenza a carico delle PPAA in vigore da oltre mezzo anno. Cosa ce ne viene a noi, cittadini e “clienti” (paganti) della PA, dalla piena applicazione delle prassi del governo e dei dati aperti ad esempio?

In primis, il controllo sociale (accesso civico). Anche fosse solo potenziale e non effettivo. Le PPAA devono finalmente rendere conto al cittadino del loro operato e dei loro rapporti con il privato. Da questo punto di vista, il d.lgs Trasparenza si pone sulla scia della legge 190/2012 detta Anticorruzione. Un motivo sufficiente affinché si debba pretendere un adeguamento rapido e diffuso alle norme tecniche richieste dal d.lgs.

L’Open Data è anche lo strumento in mano a cittadini e politici per valutare quella che viene chiamata l’accountability dei manager pubblici; in parole più vicine a noi: l’affidabilità e la responsabilità di chi guida le PPAA. Legato a doppio filo a questo aspetto è il discorso dello stimolo all’ottimizzazione e al miglioramento delle performance delle strutture pubbliche. Il tutto dovrà essere sempre e comunque portato avanti nel rispetto del diritto alla privacy dei privati. E questo è quanto ci dobbiamo aspettare da cittadini, pur consapevoli che la gestione senza trasparenza di dati e fatti della ‘cosa pubblica’ garantisce il procrastinare di forme malate di potere e controllo di esso. Come si gestiscono gli appalti aldilà della normativa, ad esempio, decreta la permanenza al potere di questo o quel signorotto. Una gestione trasparente della cosa pubblica basterebbe banalmente e a rendere ‘normale’ questo paese nato e cresciuto da oscure trame, ahimè.

Ora, però, proviamo a valutate quali benefici possano invece trarre le PPAA dall’applicazione del decreto Trasparenza: riorganizzazione dei flussi di lavoro, richiesta di reali competenze tecniche, tramonto di un’amministrazione alla buona coperta dalle scartoffie compilate in burocratese e perse irrimediabilmente nei meandri di archivi analogici (leggi: scaffali polverosi di sottoscala male illuminati). Una prospettiva assolutamente poco allettante per il funzionario pubblico. Soluzione: meglio sguazzare nel torbido il più a lungo possibile, sarà meno facile valutare performance e magagne, ahimè, di nuovo.

Ed è proprio su questo tallone d’Achille del progresso lasciato all’iniziativa del funzionario che dovrebbe insistere la PA a livello centrale, con l’applicazione delle sanzioni, ma anche un positivo processo di riqualificazione del personale o suo ricambio generazionale. Se i sindacati entrano anche loro nell’ottica del processo migliorativo dell’efficientamento e della trasparenza gestionale e amministrativa questa diventa una situazione win-win.

È lecito chiedersi, a questo punto, quali e quante siano state le sanzioni comminate a fronte di una diffusa situazione di mancata attuazione, nei termini previsti, delle norme tecniche richieste. O forse, no, non chiediamocelo per non sollevare imbarazzi. Questo è il paese in cui il peccatore compulsivo (che non pecca occasionalmente e casualmente) è tutelato da complicità corporative, confessionali, indulgenze e redenzioni. Amen!

Andando ad analizzare in profondità il sistema comminatorio delle sanzioni, il tallone d’Achille manda in cancrena il piede, il polpaccio e poi la gamba intera, rendendo la nuova normativa sulla trasparenza della PA, un’iniziativa legislativa dagli ottimi principi, ma zoppa. In perfetto e-talian style (lo stile italiano dell’era digitale). Secondo le regole d’attuazione, infatti, dovrà essere il responsabile per la trasparenza (nominato in seno alla PA di riferimento, secondo l’art. 43 del d.lgs 33/2013) a dover segnalare i casi d’inadempimento all’OIV (Organismo indipendente di valutazione), all’ufficio per la disciplina e ai vertici politici dell’amministrazione. Ovviamente, chiedere al funzionario di controllare il funzionario significa destinare l’innovazione allo stallo. Oppure avremo tanti nuovi eroi nella PA, spiderman e Stakanov della trasparenza, poi da beatificare in Piazza San Pietro (luogo in cui la trasparenza è concessione divina alle sole cose materiali, non delle cose umane, trasparenza dei vetri in una cattedrale, al limite dei sentimenti ma non dell’intelletto umano). Mi viene da pensare che centinaia di eroi che hanno lottato per la trasparenza dello Stato, oggi riempiono i cimiteri. Ma sono eccessi di ‘zelo civile’ da parte mia queste osservazioni sui tanti servitori dello Stato (magistrati, poliziotti, giornalisti ecc.) che sono ‘morti da eccesso di pretese di trasparenza’.

Ragioniamo col consueto paradosso: il nostro diventa un paese sano e normale se si adottano principi di trasparenza e governance con l’ausilio di strumenti digitali che danno evidenza real time dei quanto passa sotto la coltre di burocrazia. Ma lo vogliamo un paese migliore in cui anche il più fesso non può farsi togliere la multa per favore personale dall’amico vigile o ausiliario del traffico?

Una soluzione potrebbe aiutarci a uscire dall’impasse, bypassando il “limite umano”. Si chiama protocollo informatico e serve ad automatizzare i flussi documentali e informativi nonché, ovviamente, la condivisione dei dati da rendere di pubblica accessibilità. Insomma la priorità numero 1 della trasparenza. Ma pure questo continua a tardare… a essere implementato con inusuale lentezza, a essere acquisito decine di migliaia di volte invece che una sola volta e imposto dall’alto verso il basso come obbligo non procrastinabile. Questione di soldi sprecati e moltiplicazione degli appalti per l’acquisizione del servizio, alla faccia dell’efficienza e della trasparenza. Ma, questo, è tutto un altro tallone d ’Achille , ahimè.

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Foto del profilo di Nicola Christian Rinaldi
Nato a Napoli nel 1971, Laureato presso la School of Oriental and African Studies di Londra nel 1995 frequenta poi il King’s College - sempre a Londra – per un Master interdisciplinare in Mediterranean Studies. Rientra in Italia nel 1998 – dopo oltre 15 anni di esperienza accademica e professionale tra Lussemburgo, Bruxelles, Parigi e Londra – e consegue una borsa di studio MIUR per un Master interdisciplinare in Modelli di Complessità. In oltre 20 anni, sin dalle prime esperienze professionali dei primi anni '90 presso le Istituzioni Europee nel G.D. del Lussemburgo, si occupa con continuità di sviluppo dei tecnologie new media e di strategie di valorizzazione della conoscenza, ricerca applicata ed efficienza delle strutture organizzative, di concept design e innovazione di prodotto e processo. Dal 1996 a più riprese si è occupato di progetti di eGovernment, eBusiness e Quality of Service (design & delivery), di comunità virtuali e social media in ambito pubblico e privato. Oltre a gestire proprie aziende dei settori internet (www.advenio.it e www.i-sud.it) e educazione (www.littlegenius.it). Cultore di storia, lingue, culture orientali e mediterranee è appassionato studioso di organizzazioni sociali, spirituali e civili, postmodernismo e meridionalismo, sistemi di conoscenza e teorie della complessità, elementi del sapere che ricombina nell’attività professionale. Negli anni opera in aziende pubbliche e private in qualità di Temporary Manager, occupandosi di sviluppare strategie d’innovazione, agendo su Qualità, Ricerca, Web, Sistemi informativi e Progetti internazionali (Programmi quadro UE). Ha frequentato accademicamente e professionalmente personaggi come Edward de Bono, Anthony Giddens, Sudipta Kaviraj, Alexander Pyatigorsky e Edward Said, filosofi, psicologi e orientalisti di cui ha assorbito la forte propensione al pensiero speculativo. Dal 1990 Pubblica storie a carattere surrealista in lingua francese e gestisce vari blog e social network sotto pseudonimi fino al 2008, quando Facebook comincia a monopolizzare il tempo online. Conosce le lingue francese, inglese, italiano e spagnolo. Investe attraverso fondi di microcredito in microimprese femminili in Asia, centro-America e Medioriente. La sua prima pubblicazione è L'Innovazione Integrata Ed. Maggioli (www.ibs.it/code/9788838774690/cipollini-claudio/innovazione-integrata.html)

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