La sfida della trasparenza per le pubbliche amministrazioni

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8 ottobre, 2013
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Il rispetto dei vincoli dettati in materia di trasparenza costituisce la nuova sfida per le Pubbliche Amministrazioni, che non sempre sono pronte a dare applicazione concreta a queste scelte. Il legislatore assegna infatti un carattere prioritario a tale scelta, in particolare per la pubblicazione delle informazioni richieste sui siti internet.

Occorre essere consapevoli del fatto che il rispetto di questi vincoli non costituisce semplicemente un adempimento, ma rappresenta un modo nuovo attraverso cui si deve realizzare l’attività dei soggetti pubblici. In questo modo si consentono infatti sia una migliore conoscenza e/o conoscibilità delle attività delle PA, con quindi la possibilità di interagire più facilmente e più approfonditamente sia la possibilità di dare corso al controllo “diffuso” o sociale.

Non è un caso che la norma di riordino della materia contenute nel DLgs n. 33/2013 siano frutto di una delega contenuta nella legge n. 190/2012, cd anticorruzione. Né è un caso che la indicazione legislativa, anche se ovviamente di principio, va nella direzione per cui il responsabile per la lotta alla corruzione sia il responsabile della trasparenza.

Si deve subito evidenziare che nell’attività delle Civit si segnalano errori, come ad esempio il non considerare che la sostituzione del dirigente in caso di mancato rispetto dei termini è prevista solamente per i procedimenti ad istanza di parte e non per tutti.

Ed ancora che nella sottosezione pagamenti dell’amministrazione non viene prevista, come invece necessario sulla base delle previsioni di cui al DL n. 35/2013 e come richiamato dal vincolo di monitoraggio al 30 settembre, l’elenco dei debiti comunicati ai creditori.

Ma che complessivamente viene comunque fornito un supporto alle amministrazioni. Anche se nel merito delle scelte di applicazione occorre segnalare, il che costituisce un grave errore, che non vi sono regole specifiche per i piccoli e piccolissimi comuni, che sono soggetti agli stessi vincoli dettati per le grandi amministrazioni. E che il numero, la gravosità e complessità delle informazioni determina per queste amministrazioni un onere organizzativo assai pesante, se non addirittura eccessivo o, in molti casi, non sostenibile.

IL MONITORAGGIO DEL 30 SETTEMBRE

Con la delibera n. 71/2013 la Civit ha introdotto, per come annunciato dalla sua deliberazione n. 50/2013, un adempimento nuovo per tutte le pubbliche amministrazioni: verificare l’effettiva pubblicazione di una parte delle informazioni richieste dal DLgs n. 33/2013, quelle informazioni su cui si immagina che i ritardi siano più frequenti.

E cioè la pubblicazione dell’elenco dei debiti riconosciuti alla data del 31.12.2012 comprensiva dei termini di pagamento, delle informazioni sulle partecipazioni societarie, degli elementi essenziali relativi ai procedimenti, della individuazione dei soggetti responsabili del cd accesso civico e di informazioni sui servizi erogati. Da evidenziare che gli esiti di tale monitoraggio, sia per la griglia di verifica, sia per l’attestazione della veridicità del suo contenuto, devono essere pubblicati sul sito internet dell’ente.

E’ sicuramente presto per trarre un primo bilancio del rispetto dei vincoli di trasparenza dettati dal legislatore, anche se dalla prima impressione possiamo ricavare la conclusione che la maggioranza degli enti ha predisposto l’infrastruttura, cioè è stata riprogettata la specifica pagina del sito, mentre i contenuti sono inseriti in modo parziale.

Il ritardo nell’inserimento delle informazioni si registra soprattutto sui dati relativi ai procedimenti amministrativi. Il monitoraggio di settembre richiedeva la verifica della effettiva pubblicazione dei nomi dei responsabili dei procedimenti, dei termini per la loro conclusione, del nome del dirigente a cui è attribuito il potere sostitutivo in caso di mancato rispetto dei termini, nonché per ognuno dei procedimenti ad istanza di parte la modulistica necessaria e gli uffici (informazione comprensiva di recapiti, orari etc) a cui rivolgersi per la richiesta di informazioni.

Il presupposto per l’applicazione della disposizione è costituito dal censimento dei procedimenti amministrativi. Molto spesso tale attività non è stata svolta e per i pochi procedimenti inseriti quasi sempre manca la modulistica che i cittadini devono utilizzare.

Si deve evidenziare che spesso non sono fornite in modo sufficiente neppure le informazioni richieste sui servizi, cioè i costi ed i tempi medi di erogazione nell’anno precedente. La compilazione del primo quadro richiede che le amministrazioni abbiano attivato il controllo di gestione.

Si suggerisce a quelle che non hanno a disposizione il relativo report di pubblicare le informazioni contenute nel rendiconto approvato relativamente ai servizi pubblici a domanda individuale, anche su base pluriennale. Quasi nessun ente ha attivato nel 2012 la rilevazione dei tempi medi di erogazione dei servizi e quindi non è in possesso del relativo dato. Merita di essere sottolineato che questa informazione è diversa ed ulteriore rispetto al monitoraggio dei tempi di conclusione dei procedimenti amministrativi (informazione che viene richiesta nella sezione attività e procedimenti).

Occorre evidenziare che la mancata pubblicazione di una informazione richiesta per l’assenza del dato (ad esempio il comune non ha società partecipate) determina una anomalia: in questi casi occorre pubblicare la “notizia” che non ricorrono le condizioni (nell’esempio precedente che l’ente non partecipazione in società).

Un ulteriore chiarimento che nasce dagli esiti concreti del monitoraggio è quello che riguarda la non sovrapposizione tra le informazioni richieste sul dirigente incaricato di sostituire gli inadempienti in caso di mancata conclusione dei procedimenti amministrativi entro i termini ed il dirigente che è chiamato a sostituire il responsabile della trasparenza in caso di mancato rispetto dell’accesso civico: siamo in presenza di figure diverse. Ovviamente esse possono anche coincidere.

ALCUNI SUGGERIMENTI

Si deve in premessa sottolineare che il legislatore vuole che tutte le pagine “amministrazioni trasparenti” delle PA debbano avere la identica struttura, così da facilitare la loro consultazione, consentendo agli utenti di acquisire una maggiore dimistichezza ed evitando loro la necessità di dovere per ogni ente ricostruire il modo con cui si sono interpretate i vincoli.

In questo senso il monitoraggio deve essere effettuato in modo automatico: vale a dire che le singole informazioni devono essere contenuta nella sottosezione di primo livello e di secondo livello individuata dal legislatore e contenuta nell’allegato integrativo alla delibera Civit n. 50/2013 pubblicato nello scorso mese di settembre (e subito corretto con una raffica di errata corrige).

Occorre che ogni ente individui rapidamente, se non lo ha già fatto, il responsabile della trasparenza. Si ricorda la indicazione di carattere generale che questa figura coincida con il responsabile per la lotta alla corruzione, cioè nella stragrande maggioranza degli enti il segretario. In termini generali si può suggerire che questa figura sia individuata nel soggetto che per conto dell’ente ha la responsabilità della gestione del sito. Alla base di tale suggerimento la necessità che egli possa direttamente governarlo.

In questo ambito occorre decidere le modalità di fornitura delle informazioni. Ad esempio, in particolare negli enti che hanno una maggiore complessità, è utile che in ogni struttura organizzativa sia presente il referente per la trasparenza, con il compito di fornire le informazioni di propria “pertinenza”.

LE PROSSIME SCADENZE

Si deve mettere subito mano all’adeguamento del sito ai vincoli dettati dal DLgs n. 33/2013. In particolare, si ricorda che entro il 31 dicembre le singole amministrazioni devono dare corso al monitoraggio sulla effettiva pubblicazione delle informazioni richieste.

E che le relative attestazioni effettuate dagli Organismi Indipendenti di Valutazione o dai nuclei devono essere trasmesse alla Civit entro il termine del 28 febbraio 2014. Occorre inoltre ricordare che del rispetto dei vincoli di trasparenza dettati dal provvedimento si deve tenere conto nell’ambito della valutazione dei dirigenti, ovviamente in modo negativo nel caso in cui gli stessi non siano rispettati.

Alla luce del numero assai elevato delle informazioni che devono essere pubblicate sui siti e del carattere spesso complesso delle attività che sono richiesto, riprendendo le indicazioni della delibera Civit n. 50/2013, “è necessario che le amministrazioni programmini le attività ed adottino tutte le soluzioni e le misura operative ed organizzative utili a garantire tempestivamente l’assolvimento degli obblighi di pubblicazione vigenti”.

In tale ambito appare opportuno mettere da subito in pratica, laddove non si sia già realizzato, le attività connesse al censimento dei procedimenti amministrativi, che peraltro risulta particolarmente utile anche per la razionalizzazione dell’organizzazione.

Per i procedimenti ad istanza di parte è inoltre necessario che siano predisposti e pubblicati i moduli, ivi compresi quelli di autocertificazione, richiesti: si ricorda che già a partire dal DLgs n. 82/2005, cd codice dell’amministrazione digitale, il mancato rispetto di tale adempimento determina il divieto di richiedere ai cittadini la utilizzazione di una specifica modulistica. Appare utile, per rafforzare il rilievo di questa scelta, che le amministrazioni inseriscano questa attività tra gli obiettivi da assegnare ai dirigenti, e non solamente a quello per la trasparenza.

Non si deve inoltre dimenticare che entro il 31 gennaio di ogni anno, a partire dal prossimo, le amministrazioni devono approvare il “Programma triennale per la trasparenza e l’integrità”. Tale documento può essere una sezione del piano anticorruzione ovvero può essere un documento autonomo. Il soggetto competente alla sua approvazione, sulla base delle indicazioni Anci per l’adozione del piano anticorruzione, è da individuare nella giunta. Appare assi utile che nella preparazione di questo documento si realizzi il massimo coinvolgimento sia dei dirigenti dell’ente che dei soggetti portatori di specifici interessi.

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