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Questa Agenda digitale e’ peggio di Godot

Questa Agenda digitale e’ peggio di Godot
4 minuti di lettura

Più che una priorità, questa agenda digitale ormai è diventata l’ennesimo Godot d’Italia. L’incredibile, come in tutti i romanzi di Samuel Beckett, supera la realtà: non solo parliamo di un decreto pensato da un Governo (Berlusconi), varato da un altro (Monti) e poi messo a sistema da un terzo (Letta), ma ora di un qualcosa che rischia di nuotare in un ennesimo ribaltone, oblio perenne di una situazione che il nostro Paese non vuole proprio affrontare.

La crisi di Governo sollevata dalle dimissioni dei ministri pidiellini porterà per forza di cose alla fine anticipata di questo Esecutivo delle larghe (e brevissime) intese: anche l’agenda digitale, quindi, tornerà allo stato brado – sempre che si siano fatti passi avanti – col serio rischio che, oltre ai programmi, siano pure le persone incaricate a cambiare ancora una volta.

Parliamo, ovviamente, di Mister Agenda Digitale Francesco Caio, voluto fortemente proprio da Enrico Letta, e di Agostino Ragosa, il presidente dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) ossia dell’istituzione che, pur senza avere uno statuto al momento bloccato (altro che Godot, qui siamo alla Coscienza di Zeno o al Fu Mattia Pascal…) si propone di tirare i fili dell’agenda digitale italiana.

Orsù, non facciamo i polemici. Non contano le persone, contano i programmi e le priorità. Partiamo dalle tre indicate proprio di recente da Caio: anagrafe digitalefatturazione elettronica identità digitale potrebbero effettivamente non essere in cima alla lista di chi arriverà. Anche perché solo a sentir parlare di carta di identità elettronica a molti di noi viene il voltastomaco.

In realtà, quello che più ‘sembra’ è che alla attuale squadra di governo sia sfuggito che il digitale rappresenta uno strumento chiave di spending review, lotta all’evasione fiscale, aumento del Pil, creazione di nuovi posti di lavoro. Eppure si tratta di evidenze sotto gli occhi di tutti, che francamente ripetiamo da una vita ma che non ci sarebbe neppure la necessità di farlo visto che l’Europa è li, su Internet, in tv, ed è anni luce avanti.

In Italia, invece, siamo stati capaci come al solito di ‘nominare’ dei super esperti, di creare nuovi organismi peraltro incapaci di procedere causa mancanza di statuto, e di lasciare che i programmi, ossia la banca larga, le startup innovative, i libri digitali, la dematerializzazione effettiva e non a macchia di leopardo, si facessero da soli, così, in base alla singola amministrazione innovativa (vedi il Premio Egov 2013, che per certi versi esprime le potenzialità inespresse, perché non messe su piazza, di un Paese ad alto gradiente tecnologico).

La domanda sorge spontanea: perché? Risposta altrettanto immediata: perché a chi ci governa non interessa. Il 25 ottobre, fra l’altro, ci sarà il primo Consiglio UE della storia interamente dedicato all’agenda digitale, occasione più unica che rara per l’Italia, se veramente volesse accelerare su quei progetti già avviati.

Quali? Reti e investimenti, servizi digitali, trasformazione digitale della PA e innovazione e startup sono i quattro grandi temi sul tavolo europeo. Palazzo Chigi e il vice ministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà hanno già coinvolto le associazioni e le imprese interessate per preparare il draft che metterà nero su bianco i progetti italiani.

L’Italia dunque dovrà presentarsi davanti all’Europa con un piano chiaro di obiettivi e tempistiche in linea con i target già indicati dall’agenda digitale Neelie Kroes. Questa volta il nostro Paese dovrà metterci la faccia delineando obiettivi e roadmap davanti ai ministri di tutti i Paesi Ue, ma non è certo che questo sia un buon motivo per svegliarsi.

Il tutto mentre Caio (a proposito, non è dato sapersi se con Ragosa scorra buon sangue o sia piuttosto una tregua armata o ancor peggio una sorta di indifferenza reciproca) parla di investimenti in Italia come panacea di tutti i mali europei (…) e delle sue tre linee guida

Le tre leve, come detto anagrafe digitalefatturazione elettronica identità digitale, dovrebbero innescare un percorso di innovazione all’interno della pubblica amministrazione che porti all’adozione di standard comuni, quindi informazioni trasferibili tra i vari uffici, e dati aperti, cioè a disposizione di chiunque voglia utilizzarli per progetti imprenditoriali.

Dialoghiamo già con gli enti interessati, come il ministero dell’Interno, l’Istat, i Comuni e le Regioni“, assicura l’ad di Avio da uno dei tanti eventi ai quali è ospite. Anche se la gerarchia di competenze, in tema di Agende digitale, continua ad essere confusa come nebbia in Valpadana.

L’unica parte dove si vede un po’ di luce, forse, è quella relativa alle startup innovative che rimarrà di competenza diretta del ministero dello Sviluppo economico, ossia di Catricalà: “Il decreto Passera non è stato un fuoco di paglia, il lavoro di attuazione continua, e sui benefici fiscali per chi investe in imprese innovative il via libera di Bruxelles dovrebbe arrivare entro ottobre“. Se lo dice Caio, che non è Godot, siamo in una botte di ferro.

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