Basta con i luoghi comuni su Facebook: nessuna rinuncia alla privacy e nessuna finzione

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  27 settembre, 2013  |  Nessun commento
27 settembre, 2013
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Su Facebook, si sa, i luoghi comuni si sprecano, e qualche volta sono gli stessi studi accademici tanto accreditati a confermare la diffidenza verso una (supposta) vita artefatta e/o (troppo) pubblica che si perpetrerebbe sulla bacheca del social di Zuckerberg.  Ora, invece, proprio una di queste autorevoli ricerche riabilita Facebook e ne sconfessa la convinzione che in qualche modo renda stupidi.

Si tratta di una ricerca qualitativa finanziata dal Ministero dell’istruzione e della ricerca e condotta da ben 5 Atenei: la Cattolica di Milano, l’Università della Calabria, di Bologna, di Bergamo e la Carlo Bo di Urbino. Il titolo dell’indagine, che è stata presentata tra ieri e oggi all’Università Cattolica, è “Così vicini, così lontani: la via italiana ai social network”.

Qual è il senso di essere su Facebook per noi Italiani? Quali strategie adottiamo per gestire le nostre relazioni online? Con quali criteri decidiamo di pubblicare alcuni contenuti e non altri ?
Per trovare una risposta a queste domande il team di ricerca ha intervistato 120 persone, tra uomini e donne di età compresa tra i 13 e i 54 anni, studenti e lavoratori di diverse categorie, distribuiti tra capoluoghi di regione e capoluoghi di provincia di tutta Italia, e il risultato ha sovvertito molti dei luoghi comuni diffusi sul social di Menlo Park: per esempio che sia alienante, che distragga i ragazzi dallo studio, che renda stupidi, addirittura infelici (risalgono a questa estate, se vi ricordate, la ricerca dell’Università del Michigan secondo cui l’uso di Facebook alimenta tristezza e invidia e quella del Wisconsin per cui riduce le drasticamente le capacità cognitive).

Invece altro che vittime senza privacy e addicted senza possibilità di ritorno alla vita “reale”!!!
Sul fronte della privacy gli intervistati “conoscono i rischi legati alla condivisione di informazioni private ma li percepiscono come distanti dai loro vissuti quotidiani. Quello che conta piuttosto è gestire strategicamente la propria identità privata in pubblico”.
Si dicono inoltre “molto attenti ai contenuti condivisi, arrivando ad autocensurarsi per agire in un modo ritenuto corretto in un ambiente non anonimo e semi-pubblico”.
E ancora, secondo i risultati dell’indagine Facebook non è “sganciato dalla realtà quotidiana, ma anzi dà la possibilità di presentarsi in accordo all’immagine che esprime meglio l’idea che uno ha di sé” e poi rappresenta uno strumento comodo ed economico per tenersi in contatto e alimentare la rete più stretta dei legami sociali.

Al di là dei luoghi comuni, veri o falsi che siano, i social network sono quel che sono: un’espressione della nostra evoluzione tecnica e sociale da non trattare come qualcosa che dall’esterno mina la coesione della società ma nemmeno come l’inoppugnabile frutto di “magnifiche sorti e progressive”.

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