E’ venuto il momento di mettere la partecipazione a sistema

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  24 settembre, 2013  |  Nessun commento
24 settembre, 2013
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L’attenzione sul tema dei processi di partecipazione è sempre più elevata, come mostrano le diverse iniziative e le diverse esperienze a livello territoriale e nazionale. Si ha però l’impressione di rimanere ancora a livello di sperimentazione, di progetti isolati, e che, senza un cambio di strategia, la “messa a sistema” sia ancora lontana, troppo lontana.

Siamo in un periodo di grande fermento e attenzione ai meccanismi di partecipazione, e sia a livello nazionale (vedi la consultazione sulle riforme costituzionali) sia a livello regionale (vedi ad esempio il processo partecipativo seguito dalla Regione Umbria e adesso dalla Provincia di Bolzano per la definizione dell’Agenda Digitale locale) sembra affermarsi sempre più la convinzione che le iniziative strategiche abbiano la necessità di essere progettate con un processo partecipativo.

Non è un caso che l’attenzione agli strumenti di partecipazione sia coincisa con uno studio di orizzonte sui media civici che costituisce una base di riferimento per le diverse iniziative, e che inizino a definirsi come un percorso di discussione e non più come eventi a sé stante i diversi dibattiti sulle piattaforme e i processi di partecipazione democratica che si stanno susseguendo con interesse sempre più crescente (una traccia aggiornata delle discussioni in atto è sul sito di democrazia deliberativa).

Credo che a questo punto però la discussione debba porre attenzione ad alcuni elementi strategici che, se trascurati, potrebbero condurci a una situazione di sostanziale “stallo”:

a) dal punto di vista metodologico, è necessario a mio avviso affermare come sia indispensabile perseguire l’approccio ibrido (in presenza-online) cercando modalità sempre più creative e pervasive per far sì che le tecnologie siano un modo per ampliare le possibilità di partecipazione e non “uno scalino all’ingresso”.  Anzi, le attività di confronto in presenza dovrebbero essere utilizzate anch’esse come opportunità di alfabetizzazione digitale e alla partecipazione. Il tema non è scontato (infatti ho l’impressione che la scelta di fatto della consultazione sulle riforme costituzionali di un percorso del tutto online sia purtroppo, da questo punto di vista, un’opportunità in parte perduta rispetto agli obiettivi iniziali) e neppure semplice da affrontare, perché si innesta su una delle principali aree di arretratezza italiana, quella legata alle competenze digitali (che meriterebbe uno sforzo di progettazione organica). Ci sono però diverse esperienze di riferimento (vedi quella, già citata, della Regione Umbria, tra le più recenti) e significativi spunti a livello internazionale;

b) dal punto di vista della governance, è necessario abbandonare la pratica attuale di considerare i processi partecipativi come episodi correlati ad eventi di particolare risonanza ed importanza e considerarli elementi organici dell’espressione democratica. Questo significa, allo stesso tempo, uscire fuori dalla logica del “progetto pilota” verso quella della messa a sistema, da quella della opzionalità verso quella della regolamentazione organica. Qui le politiche dell’Open Government Partneship spingono decisamente verso il passaggio alla considerazione della partecipazione diffusa come necessità della vita democratica, portando ad una modulazione collaborativa e sinergica tra i diversi organismi di democrazia rappresentativa e diretta, rispetto ai diversi campi di applicazione. Necessaria conseguenza è la previsione di risorse e di organismi per la gestione della partecipazione (vedi anche la proposta di legge di iniziativa popolare per la regione Sardegna che va in questa direzione);

c) dal punto di vista del “ciclo di vita” coperto dal processo di partecipazione, è da considerare l’estensione necessaria e di grande ricchezza che va oltre la definizione di una proposta, il suggerimento su una decisione o la scelta deliberativa vera e propria, e arriva fino alla fornitura di contributi per e durante l’attuazione e al monitoraggio dei suoi risultati. In questo senso il processo di partecipazione si realizza nel circolo virtuoso tra decisione e feedback in modo da permettere un più rapido raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo significa valutare la bontà del processo partecipativo anche dalla maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungimento degli obiettivi;

d) dal punto di vista della strategia da adottare a livello Paese, riconoscendo l’importanza di coordinare le iniziative in questa materia, massimizzando lo scambio e il riuso delle esperienze, e favorendo lo sviluppo di una regolamentazione a livello di legislazione territoriale, e prima di tutto regionale, come dimensione utile per la sperimentazione, il consolidamento e la messa a sistema.

In altri termini, è da spingere la consapevolezza che siamo di fronte ad un processo di cambiamento molto complesso da cui dipende in gran parte l’evoluzione democratica oltre che la possibilità di mettere a fattor comune le migliori energie e competenze presenti sui territori. Un processo di cambiamento che non può essere condotto in modalità top-down, né lasciato alla qualità delle singole iniziative, né pensato come un processo a totale carico delle istituzioni, ma deve avere nella rete il suo modello di evoluzione e nei territori gli ambiti più efficaci di innovazione (tema che ad esempio è il focus del prossimo evento organizzato dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione). Questo significa porsi il problema anche a livello tecnico, di flessibilità e di interoperabilità tra le piattaforme online,  oltre che naturalmente di monitoraggio e di governo delle iniziative, sapendo che si tratta di una vera e propria riorganizzazione della vita democratica.

E che quindi si tratta di un punto essenziale di qualsiasi strategia politica.

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