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Do the right Mix – Il progetto pedalaMI e fondi SUM 2013

Do the right Mix – Il progetto pedalaMI e fondi SUM 2013
7 minuti di lettura

Si è aperta da qualche giorno la settimana della mobilità sostenibile, un’occasione per le città impegnate sul tema dei trasporti alternativi di presentare domanda per i fondi EU destinati al finanziamento dei progetti di ristrutturazione della viabilità e di sensibilizzazione della cittadinanza. Do the right Mix, così si chiama la campagna 2013 della Commissione Europea il cui obbiettivo è favorire un cambiamento distribuito della cultura della mobilità urbana, offre la possibilità a tutte le città europee di applicare per i fondi SUM (Sustainable Urban Mobility). Tali fondi coprono, per la cittadinanza che presenta il progetto migliore in termini di inclusione civica , sia i costi di realizzazione sia un premio di 10.000€. La competizione, aperta il 2 di Settembre e che si concluderà il primo Novembre, vede già 123 città italiane impegnate sul tema. Molte grandi città, moltissimi centri urbani minori che colgono così l’occasione di poter accedere a risorse affidabili ed esaustive. Nonostante alcune assenze importanti nella lista, come quella del Comune di Venezia, l’Italia si piazza, per il momento, al quarto posto con 123 progetti presentati, appena sotto l’Ungheria (129), la Spagna (395) e la capolista Austria (534).

Sul sito mobilityweek.eu è disponibile moltissimo materiale atto ad illustrare gli esempi migliori emersi negli ultimi anni di attività, primo tra tutti quello di Aberdeen, in Inghilterra, vincitrice dei fondi SUM 2012. Ad un occhio attento non passa certo inosservato come il focus delle precedenti competizioni corra parallelo allo sviluppo di politiche OpenGov di inclusione della cittadinanza, attraverso campagne di sensibilizzazione, di consultazione civica e di esperimenti sociali di mobilità alternativa. Si trattava, dunque, di avviare una consultazione duratura sul tema, in modo da favorire la redazione di policy e interventi bilaterali, basati su esigenze effettive della popolazione e calibrate sulle capacità d’intervento delle singole municipalità. Tanto è vero che la suddetta Aberdeen, al tempo della vincita, riuscì e metter su un piano d’azione basato su una social media campaign efficace, perché indirizzata a creare da zero, attraverso non una consultazione ma un engagement civico, la policy cittadina in materia di SUM. Ma soprattutto, una delle ragioni alla base del finanziamento fu soprattutto la volontà della municipalità inglese di investire nella creazione di un team di esperti altamente differenziato (transport, land use, engineering, road safety, traffic management and business officers) in grado di sintetizzare le linee guida civiche insieme con l’organizzazione dei trasporti in essere e con gli interessi degli stakeholders più influenti sul tema della sostenibilità (tra cui molte aziende già operanti sul territorio). Il contributo di Aberdeen è stato talmente apprezzato che il tema del 2013 deriva proprio da quest’esempio, ma si spinge ben oltre e risente del lungo lavoro di Neelie Kroes in materia di Agenda Digitale Europea e riuso dei dati pubblici. Lo spirito di “Do the right Mix” è infatti ben descritto dalle parole di Siim Kallas: “This year’s award will showcase plans that meet the major challenge for sustainable urban mobility planning at this time, namely balancing economic and social issues with environmental concerns in a pragmatic way.”.

In sostanza, l’Europa vuole finanziare la ricetta migliore in materia di mobilità cittadina, che sia capace di impastare insieme esigenze sociali e lavorative dei cittadini, l’architettura delle città, e gli incentivi per le imprese ad investire sui servizi. L’obiettivo? Stimolare la crescita economica attraverso occasioni di investimento per la ricerca, accademica e privata, su ciò che serve di più al momento: l’organizzazione della vita urbana verso un miglioramento della qualità di vita ed un abbattimento dei costi sociali delle infrastrutture e dei servizi.  Ma come farlo a partire dai dati della mobilità urbana? come integrare ciò che emerge dall’analisi del trasporto pubblico, privato e sostenibile per redigere policy che permettano effettivamente di gestire e controllare ciò che avviene tutti i giorni nella nostre città?

Si può fare, ed un progetto opensource basato sull’analisi dati è stato realizzato da tre ricercatori italiani che hanno presentato il lavoro al Comune di Milano lo scorso 17 settembre, nell’ambito dell’apertura della settimana milanese della mobilità sostenibile coordinata dall’assessore Pierfrancesco Maran. Si chiama PedalaMI, e raccoglie 5 anni di dati sul bikesharing, concessi da Clear Channel, azienda che gestisce e supporta la cittadinanza con le infrastrutture e i servizi necessari a coordinare il trasporto pubblico su biciclette. I tre “ragazzi”, come vengono chiamati sul Il Giorno, hanno rilasciato il codice in GNU-GPL e i contenuti condivisi con licenza BY-NC-ND. Il lavoro di pedalaMI, oltre ad essere ben descritto, è arricchito da molte infografiche di semplice utilizzo e da tabelle di confronto tra i diversi tipi e utilizzi dei mezzi di trasporto. Non solo, le analisi dati rivelano i pattern dei percorsi cittadini, di utilizzo delle biciclette a seconda degli sharepoint installati e dell’efficacia del loro posizionamento, lasciando spazio aperto a molte altre ricerche. Obiettivo? Implementare la partecipazione civica all’evoluzione dei trasporti sostenibili, analizzandone lo sviluppo sul territorio in relazione al comportamento degli utenti e alla dislocazione dei percorsi effettuati. Interpretare le esigenze sociali, dunque, a partire dai pattern che emergono dai dati raccolti. L’impatto del progetto è addirittura maggiore se si considera che, licenza dei contenuti a parte, il codice opensource permettere di estendere il lavoro di analisi all’evoluzione del bikesharing di tutte le città italiane, abbattendo i costi di sviluppo che le municipalità virtuose dovrebbero sostenere per avviare una programma di Smart City sul tema mobilità. Come molti altri progetti open science il cui scopo è studiare i comportamenti sociali in relazioni ai servizi pubblici, per migliorarne la qualità e renderne la gestione più efficiente –sia in senso economico che amministrativo– pedalaMI rappresenta un occasione per valutare l’impatto degli investimenti pubblici a partire dagli dati, analizzarne il rendimento e lo sviluppo nel tempo, nonché un’occasione per aprire quei dati che di volta in volta diventano oggetto di interesse. Insomma, anche un modo per consolidare il paradigma demand-driven opendata.

A studiare pedalaMI sembrerebbe che Milano abbia seguito in modo eccellente le raccomandazioni di Aberdeen di costituire, e farsi finanziare in toto, un team di ricerca per integrare, in modo pragmatico ed in tempo più ragionevole, un think tank dalle competenze diversificate in grado di presentare risultati utili al controllo del trasporto pubblico e alla redazione di policy partecipate (da segnalare la presenza di un Filosofo dell’AI nel team). Tuttavia, la scheda delle Action & Commitment non nomina il progetto dei tre “ragazzi”, né lo include in alcun programma istituzionale di ricerca. Le misure permanenti descritte (rafforzamento bikesharing, riallocazione degli spazi di mobilità) si riferiscono solamente al rafforzamento delle infrastrutture già presenti, ma non allo studio di come indirizzare gli investimenti a partire dai risultati ottenuti, lasciando completamento scoperto il tema del SUM 2013: tirare fuori un metodo riusabile ed originale per interpretare i dati della realtà sociale (servizi pubblici, esigenze cittadine, business collaterali, gestione ambientale) e sviluppare un piano di mobilità sostenibile locale ed europeo a partire dall’integrazione dei dati pubblici con le policies opengov. E infatti, sempre per Il Mattino, pedalaMI rimane un “sito internet” realizzato da “tre ragazzi”, ed è così depotenziato –al livello di comunicazione pubblica– il valore innovativo del progetto, che invece potrebbe essere allargato sul territorio nazionale dallo stesso comune di Milano, come esempio virtuoso di un Action Plan per i progetti Smart City. Ma sulla scheda di applicazione presentata da Marran, al posto di “conferenza stampa del 17 settembre” non c’è scritto un possibile “avviamento del progetto Smar City: urban mobility data team” e Milano sta perdendo una grande occasione di presentarsi come città guida non solo sul tema della mobilità, ma anche su quello dell’opendata e dell’opengovernment, che in modo così stretto si intrecciano con i criteri di azione e soprattutto di finanziamento dei progetti EU. Ma d’altra parte, in un’Italia in cui i “giovani” hanno dai 30 ai 40 anni, i “ragazzi” bisogna lasciarli giocare con le loro cose. Non sia mai che poi si corra il pericolo che facciano dell’innovazione un lavoro serio.

 

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Foto del profilo di Andrea Raimondi
Studente di Dottorato all'Università di Nottingham. Mi occupo di filosofia dell scienza e metafisica, almeno in dipartimento. Di notte, torno ad essere uno specialista opendata e un civic hacker. Progetto attività di ricerca e strumenti di innovazione sociale basati su dati governativi (aperti e non).

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