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I libri digitali a scuola non s’hanno da fare. Ne’ ora ne’ probabilmente mai: encefalogramma piatto

I libri digitali a scuola non s’hanno da fare. Ne’ ora ne’ probabilmente mai: encefalogramma piatto
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Magari siamo un Paese per tablet la domenica pomeriggio, ma non per per libri digitali il lunedì mattina: soprattutto non siamo digitali dentro, nella concezione primaria che è quella di capire (e nel caso italiano, di non capire) quanti effetti benefici avrebbero certi tipi di tecnologie sul futuro dei nostri ragazzi.

Era ormai nell’aria, adesso ne abbiamo la certezza: gli ebook a scuola slittano di un altro anno (che poi il tempo per arrivare al 2040 c’è sempre): di libri digitali si riparlerà quindi per il 2015-2016. Il rinvio, di un anno rispetto alle norme già scritte, sarà contenuto in un pacchetto di che il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza presenterà il prossimo 9 settembre al Consiglio dei Ministri.

Niente sostituzione, quindi, dei libri cartacei con libri digitali su eReader o tablet (abbiamo diverse possibilità, tra i Kindle e gli Ipad ci passano oceani ma senza la voglia di tuffarsi è inutile qualsiasi mare). Addio scuola 2.0 o illusione di averla, quando, dopo il registro elettronico, sembrava che si potesse fare il cambio (macché).

Ma siccome le brutte notizie, in Italia, non arrivano mai da sole, ecco a seguire quella relativa alla sottrazione di 20 milioni per il progetto di fornire la banda larga a tutti gli italiani entro il 2014, altro progetto che ha accumulato ritardo rispetto alla scadenza iniziale del 2013 fissata dal decreto crescita 2.0. Ritardo di un anno che ha accumulato anche l’avvio formale dell’Agenzia per l’Italia digitale, visto che al momento non ne è stato ancora approvato lo Statuto.

Francamente, si resta allibiti. Invece di andare avanti, facciamo qualcosa a metà tra il gambero e lo struzzo: torniamo indietro e nascondiamo la testa sotto la sabbia per non guardarci mentre retrocediamo. Se del resto siamo al penultimo posto in Europa per agenda digitale, il motivo c’è e ogni giorno ne abbiamo l’esatta rappresentazione.

E poco ci interessano le promesse del Governo, che ‘in calce’ (ma cos’è, una missiva? Qui c’è in ballo il futuro del Paese!!) garantisce che ci saranno, con la nuova legge Sviluppo, i soldi per banda larga, o meglio verranno ripristinati i fondi, e che i libri digitali alla fine partiranno (adesso le scuole e gli editori non sarebbero pronte, dice il ministro Carrozza, e non si può puntare su “un solo software”).

Non è tutto, entro fine anno arriveranno i decreti per il Documento unificato e l’Anagrafe nazionale. In realtà si rabbrividisce quando si sente la locuzione “entro fine anno”: al momento solo chiacchiere e niente fatti, per il futuro dei cittadini italiani costretti alla connessione 3G e a barcamenarsi tra vecchie pergamene. Contenti loro, scontenta l’Italia e chi guarda avanti.

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