A volte non basta essere Microsoft: la battaglia con Google chi logorera’?

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  2 settembre, 2013  |  Nessun commento
2 settembre, 2013
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C’era una volta Microsoft, e c’è pure adesso, giusto? Ma accadono delle cose che non suscitano nemmeno troppo interesse, eppure sono “enormi”. Quanto è accaduto tra Microsoft e Google di recente, dimostra come i rapporti di forza siano cambiati. E che il primo sia costretto non solo a rincorrere: ma anche a incassare rifiuti e bacchettate sulle dita.

Per chi si fosse perso la cronaca, un breve riassunto. A maggio sul Windows Phone Store compare un’applicazione YouTube: niente di strano ma non è sviluppata da Google. Inoltre, benché abbia il logo del sito, non permette di caricare la pubblicità: solo i video.

Qualche giorno dopo Google chiede di rimuovere l’applicazione dallo store. Microsoft la lascia lì, e risponde che se il motore di ricerca collaborasse, a Redmond sarebbero ben felici di includere nell’applicazione la pubblicità. Ancora qualche giorno, e l’applicazione sparisce dallo store, dopo che le due aziende sembrano aver trovato un accordo per lavorare assieme.

Passa ancora qualche giorno e l’applicazione torna sul negozio di Microsoft e, somma gioia e giubilo, ha anche la preziosa pubblicità tanto cara al motore di ricerca. Però… non è stata scritta assieme Google. Quest’ultimo protesta ancora: l’applicazione viola le condizioni d’uso, e queste valgono per tutti.

Tutto precipita con il post di Microsoft intitolato “I limiti dell’apertura di Google“. Sul banco degli imputati il motore di ricerca di Mountain View accusato di avanzare pretesti e scuse varie pur dir boicottare il lavoro di Microsoft.

L’applicazione deve essere sviluppata in HTML 5, e alcuni limiti tecnici impediscono a Microsoft di farlo, e di rendere l’esperienza uguale a quella degli utenti Android e iOS. Ma è la pubblicità il tasto sul quale batte il post: secondo Microsoft, Google si sarebbe rifiutato di dare le informazioni per integrarla al meglio.

Per l’azienda che vanta ancora adesso l’installazione del suo sistema operativo sul 90% dei computer nel mondo, e rivendica per la sua suite da ufficio una popolarità sempre indiscussa, i tempi si fanno bizzarri. Di certo, difficili. Una volta era sufficiente muoversi per ottenere quello che si voleva. Adesso, con le vendite di PC in discesa, non avere un autentico ecosistema mobile vuol dire stare ai margini. E Microsoft in questo contesto è proprio in un angolino. E sbraita.

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