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Valorizzare i dati pubblici: l’idea dell’AGID e’ buona ma gli open data sono ancora troppo pochi

Valorizzare i dati pubblici: l’idea dell’AGID e’ buona ma gli open data sono ancora troppo pochi
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Non c’è dubbio come negli ultimi tempi ci sia stato un  interesse crescente per gli Open Data non solo da parte di associazioni, di community,  di civil servant e di tutti quei soggetti che andiamo genericamente ad etichettare come “la Rete”, ma anche e soprattutto da parte dei governi dei vari Paesi.

Ricordiamo la rilevanza che gli Open Data hanno oramai acquisito nelle varie agende digitali nazionali e locali non solo come “elemento chiave” per consentire la trasparenza dei processi amministrativi della pubblica amministrazione,  per la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte che lo riguardano, per il controllo sociale delle politiche pubbliche, l’accountability e per quello che ormai va sotto il nome di “Open government”.

Gli Open Data nascondono infatti anche un enorme valore economico al momento ancora per buona parte inespresso, ma che nasconde grosse potenzialità per il mercato e per lo sviluppo dell’economia digitale.

Anche i Paesi del G8 hanno ritenuto di dover sottolineare tutto il valore che possono avere gli Open Data e nel recente summit dello scorso mese di Giugno hanno adottato l’Open Data Charter, un documento che impegna i singoli governi a mettere in campo una serie di azioni da compiere nei prossimi due anni per il rilascio di varie tipologie di dati ritenuti essere di interesse per i cittadini e per il mercato.

Siamo di fatto arrivati ad un punto in cui si è abbastanza diffusa la consapevolezza del valore che possono avere i dati per lo sviluppo economico e sociale di un territorio. Nonostante questo, gli open data disponibili sono ancora troppo pochi.  E’ vero, ci sono al momento tanti dati di tutti i tipi, ma sono comunque ancora troppo pochi gli Open Data di qualità, quei dati cioè che esprimono veramente delle potenzialità e con cui è possibile farci qualcosa.

A questo va aggiunto che gli Open Data disponibili al momento sono il risultato di iniziative avviate da svariate pubbliche amministrazioni in modo completamente autonomo e indipendente. Ed uno degli effetti del procedere con iniziative isolate e spontanee è quello di rendere estremamente complesso ed oneroso riuscire a fare quello che si fa normalmente con i dati: creare valore aggiunto integrando tra loro dati diversi o prodotti da soggetti diversi.

Ed è proprio in questo contesto che si vanno  a collocare le “Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo della PA” di cui si è già ampiamente trattato su Pionero. Il documento è stato rilasciato ad un anno esatto di distanza dalle “Linee Guida per l’Interoperabilità Semantica attraverso i Linked Open Data” ed è stato redatto anche in questo caso dall’Agenzia per l’Italia Digitale che ha coordinato il lavoro di una task-force a cui hanno preso parte numerose pubbliche amministrazioni tra cui Istat, INPS, ISPRA, MIBAC, il Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero per gli Affari Esteri,  diverse Regioni (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Marche, Lombardia, Liguria e Umbria) e alcuni Comuni (Firenze, Bologna, Ravenna, Milano e Palermo) nonchè CISIS, ANCI e UNCEM.

E che ha prodotto un documento in cui vengono date indicazioni e suggerite strategie, tecnologie e modalità operative sulla base degli scenari tecnologici di riferimento nonchè dell’esperienza acquisita “sul campo” dalle singole amministrazioni coinvolte e delle best practices nazionali e internazionali.

Tutto ciò per facilitare la pubblicazione come Open Data del patrimonio informativo pubblico, dando nello stesso tempo anche una serie di indicazioni sulle modalità tecnologiche da utilizzare come riferimento. E andando di fatto a facilitare tutto il lavoro in corso per la definizione dei regolamenti interni previsti dal decreto crescita, visto che i regolamenti dovranno necessariamente attenersi a quanto previsto dalle linee guida.

Foto del profilo di Vincenzo Patruno
Specialista IT, coordino attualmente le attività legate agli Open Data presso l’Istituto Nazionale di Statistica, dove mi occupo di innovazione nell'ambito della diffusione, della visualizzazione e del data sharing e dove ho ricoperto vari incarichi tra cui quello di responsabile dell’unità Tecnologie Web. Sono stato membro della Commissione Nazionale sul Software Open Source, mi interesso e promuovo la conoscenza aperta come modello per lo sviluppo della società e del mercato. Ho collaborato come esperto IT in diversi progetti di cooperazione tecnica internazionale e svolgo attività di docente e di relatore in convegni e seminari. Collaboro con vari blog come autore di articoli su innovazione digitale promuovendo la cultura del dato tra le community di utilizzatori.

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