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Compiti per le vacanze: cosa fare prima di tutto per l’Agenda Digitale? Scriverla!

Compiti per le vacanze: cosa fare prima di tutto per l’Agenda Digitale? Scriverla!
5 minuti di lettura

Cosa auspicare che succeda da qui alla ripresa dei lavori parlamentari di Settembre? Che finalmente si ponga come punto fondamentale la strategia italiana sul digitale e l’agenda digitale. Necessario e ineludibile. Perché senza strategia il fare rischia di non essere efficace.

L’esperienza del “Decreto del Fare” è l’emblema della linea di azione del governo Letta: identificare provvedimenti che possano avere ricadute a breve, che possano dare segnali immediati, concreti, magari non perfetti ma possibili (considerando anche la maggioranza eterogenea). Tutto ciò che non rientra in questa raffigurazione è, al momento, da evitare.

Sul fronte del digitale, va bene impegnarsi sulla razionalizzazione dei data center, avere un occhio per il wifi (ma solo uno, e infatti si è vista la fatica che è costata l’evitare un clamoroso e disastroso passo indietro), magari fare qualcosa di specifico per l’università. Ma non si parli di strategie. Per le strategie non c’è tempo, figuriamoci pensare a programmi organici per il digitale, a pianificazioni, a governance complessive.

Adesso però è tornata la Cabina di Regia (che  era stata istituita durante il governo Monti e poi non si era capito più che fine avesse fatto) e c’è un Commissario dai compiti ancora non definiti, con una struttura di missione, e che dovrebbe essere a tutti gli effetti il rappresentante del Presidente Letta su questo tema, oltre che cerniera tra il Governo e l’Agenzia per l’Italia Digitale.

Un ruolo fondamentale, a ben vedere, soprattutto in un Paese come il nostro che un’Agenda Digitale ancora non ce l’haA cui però, stranamente, si associa un incarico part-time. Viene allora il dubbio che il Commissario abbia soprattutto compiti di facilitare l’attuazione dei provvedimenti già presi, che debba spingere sul “fare”, svolgendo più un ruolo di spinta e di monitoraggio che di progettazione e costruzione.

L’abbaglio, a mio avviso tragico, sta qui: nel credere che l’Agenda Digitale ci sia e che bisogni solo attuarla. Non è un caso che un grido di allarme e di dolore sia venuto in queste settimane da Mario Calderini, uno dei principali attori della Cabina di Regia del governo Monti, soprattutto sull’area delle smart city e delle comunità intelligenti: quel poco che dalle prime progettazioni strategiche era stato distillato nel decreto prima preannunciato come Digitalia e poi trasformato in veicolo di provvedimenti multi-purpose (come solo in pochi Paesi accade), è rimasto fermo, al palo.

Non c’è più traccia del “piano nazionale delle comunità intelligenti” e dello “statuto delle comunità intelligenti”, provvedimenti da rettificare e migliorare (tra l’altro erano stati inseriti senza specificare cosa si intendesse per comunità intelligente), ma che comunque andavano incontro all’esigenza di sviluppare una crescita significativa e organica sul fronte delle smart city. Prima di tutto per capire quale modello di sviluppo urbano va incentivato e sostenuto in un Paese dalle caratteristiche urbane così peculiari. E invece, su questo fronte, ancora nulla da parte del nuovo governo.

E allora le parole da sdoganare in questa estate torrida, non solo dal punto di vista climatico, sono prima di tutto strategia e programmazione, a dispetto e nonostante l’equilibrio politico precario, un governo debole e una maggioranza di convenienza e non di condivisione d’ideali.

Perché su alcune aree, e quella del digitale è una di queste, o l’impostazione è ampia e di prospettiva o nessun risultato significativo può essere ottenuto. E questo governo è nato per dare risposte significative sui temi della crescita sociale ed economica. Altri comportamenti e modalità sono al di fuori dal suo spirito e dalla sua “missione”.

Se questo è vero, se i tempi del governo rischiano improvvisamente di ridursi, il mese di agosto rappresenta un periodo fondamentale per razionalizzare e impostare delle linee di indirizzo che saranno indispensabili per procedere sul digitale dai prossimi mesi, e comunque da lasciare in eredità al prossimo governo.

Ritrovarsi in una nuova crisi di governo senza aver proceduto a delineare il percorso strategico dell’Agenda Digitale italiana può significare per il nostro Paese la condanna a nuovi arretramenti, a sprofondare ancora di più nel pantano di una crisi da cui non si può uscire con lo stesso modello con cui si è entrati.

Ecco quindi la sfida che suggeriamo che Letta raccolga: presentarsi alla ripresa parlamentare con la strategia per il digitale, finalmente con una nostra Agenda Digitale, come tra l’altro si prevedeva fosse fatto a febbraio 2013 dal decreto Crescita 2.0 approvato a dicembre del 2012.

Su quelle linee di indirizzo definisca una governance complessiva in cui si inquadrino in modo chiaro i ruoli diversi dei diversi attori come l’Agenzia per l’Italia Digitale e le società in-house, e chieda ai ministri della Cabina di Regia di formulare dei progetti-Paese strategici per quel cambio di passo e di modello che è necessario produrre.

Per raggiungere questo fondamentale risultato, siano precisati i compiti del Commissario Caio e della sua struttura di missione, si riveda l’accordo sull’impiego part-time, chiaramente inconciliabile con l’accelerazione che su questo fronte è indispensabile realizzare, e si inviti Caio a preparare la proposta di Agenda riannodando i fili perduti dei lavori della Cabina di Regia del governo Monti, integrando le migliori esperienze delle Agende Digitali Regionali e le proposte mature e consolidate delle associazioni che operano nel settore dell’innovazione, a partire da quelle associazioni della società civile che il decreto del Fare incredibilmente ignora e così è anche per il testo adesso in discussione al Senato, che non ha recepito nessuno degli emendamenti a questo proposito presentati dai diversi schieramenti.

Allo stesso modo, si riprenda a parlare di programmazione e di pianificazione organica, cominciando ad inquadrare tutti i provvedimenti attuativi dei precedenti decreti in tema di digitale. Si abbandoni la logica degli scadenzari e si entri in quella della gestione del cambiamento.

In questo periodo, forse finale, del governo, si dia il forte segnale che finalmente si è compreso che l’innovazione sociale ed economica attraverso lo sfruttamento delle opportunità del digitale non è affare di pochi esperti e non è tema di settore.  È, invece, l’unico modo di trattare con probabilità di successo i temi del lavoro, della sostenibilità, della politica industriale, del welfare, della cultura, della partecipazione, della qualità della nostra vita.

Coraggio, non ci vogliono altri gruppi di studio, ci vuole ascolto e volontà di guardare al futuro del Paese. Presentare l’Agenda Digitale a settembre è un traguardo possibile.

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Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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