Facebook e Amazon prendono spunto da Google e aggirano il fisco

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  31 luglio, 2013  |  Nessun commento
31 luglio, 2013
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Quella di evadere le imposte italiane sembra diventata una moda tra i colossi statunitensi di Internet. Dopo Google, che nel 2012 ha pagato allo Stato solo 1,8 milioni di euro si scopre che anche Facebook e Amazon hanno versato al fisco del nostro paese somme irrisorie rispetto al loro enorme giro di affari. Si parla di 950 mila euro per Amazon e di 132 mila per Facebook. Ma come fanno a cavarsela con così poco? Il trucco è abbastanza semplice, basta che la struttura societaria non fatturi in Italia la maggior parte dei ricavi provenienti dalle vendite fatte nel nostro paese ma le registri come servizi prestati a filiali che si trovano in altri paesi europei con un regime fiscale più morbido. Gli stati più gettonati per questa operazione sarebbero Irlanda e Lussemburgo. Per esempio, i bilanci mostrano ricavi per Amazon Italia Logistica pari a 18,4 milioni e per Amazon Italia Services equivalenti a 7,4 milioni, tutte somme sottoposte però solo alla tassazione del Lussemburgo perché risultanti come servizi prestati a Amazon Eu Sarl, società del piccolo stato europeo.

Il problema è già stato sollevato molte volte ma le aziende continuano a ripetere di essere in regola. In effetti, con il sistema da loro sviluppato, le tasse a livello generale risultano pagate completamente anche se con un procedimento non proprio trasparente. Un caso simile si è registrato anche negli Stati Uniti, quando il Congresso ha accusato Apple di avere evaso le tasse relative a un fatturato di 70 miliardi di dollari, attraverso un sistema che attribuiva  questi ricavi a una sua società con sede in Irlanda.

La soluzione a questi problemi dovrebbe essere studiata a livello europeo, compiendo uno sforzo per rendere omogenea la fiscalità all’interno dell’Unione Europea e rendendo così inutile il tentativo di queste aziende di trovare scappatoie all’estero.

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