Mangi bevi e fumi troppo? Un sensore impiantato nel dente avvisera’ il tuo medico

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  30 luglio, 2013  |  Nessun commento
30 luglio, 2013
denti_bionici

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Qui sulle pagine di Pionero abbiamo parlato più volte della frontiera dei computer indossabili e di tutti quei device che si integrano e interagiscono sempre di più con il nostro corpo: i Google Gass e i suoi concorrenti italiani GlassUp,  la Talking Shoe di Google, l’iWatch di Apple… per ricordarne qualcuno.

Ancora in fase di sperimentazione sono già vecchi. Infatti al  prossimo International Symposium on Wearable Computers, che si terrà a Zurigo a settembre, verrà presentato una specie di dente bionico, il Sensor-Embedded Teeth for Oral Activity Recognition: realizzato dalla National Taiwan University, si tratta di un sensore impiantabile in un dente che avvisa quando si eccede nel mangiare, nel bere o nel fumare.

Il sensore – piccolissimo ma non ancora abbastanza – consiste in un piccolo circuito delle dimensioni giuste per entrare nella cavità del dente, che può essere assemblato a protesi o dentiere. Il circuito può riconoscere i movimenti della mascella, distinguendo se il possessore sta bevendo, masticando, tossendo, parlando o fumando, ed è in grado di inviare i dati direttamente allo smartphone del medico.

Al momento il prototipo è alimentato da una batteria esterna, comunica con un cavetto ed è in grado di riconoscere correttamente il gesto nel 94% dei casi. Il prossimo passo sarà installare una batteria interna ricaricabile e un sistema wireless di comunicazione. ”La bocca è una porta sulla salute umana – spiegano gli ideatori – e questo sensore orale può potenziare tutte le applicazioni sulla salute, come quelle che monitorano la dieta”.

Un precedente: sensore di grafene posizionato sulla superficie dei denti segnala le malattie batteriche

Ma non è la prima volta che il dente viene individuato come la giusta location per ospitare un sensore, anche in questo caso per monitorare e tutelare la salute: nell’aprile dell’anno scorso arrivò infatti la notizia che il ricercatore Michael McAlpine della Princeton University, Stati Uniti, aveva sviluppato un tipo di sensore chimico in grado di rilevare i batteri a livello delle singole cellule e di segnalarlo grazie a una tecnologia senza fili.

Il sensore è stato stampato su di una piccola griglia di grafene a sua volta appoggiato su un sottile strato di seta trasparente. Questo ha agito come una piattaforma da cui partire per trasferire il grafene su una vasta gamma di supporti, non solo i denti, ma anche sui tessuti molli.
Dopo aver posizionato il dispositivo di seta-grafene sul dente, l’area è stata risciacquata con acqua, sciogliendo il supporto di seta lasciando il circuito ultra-sottile in posizione. Le superlative proprietà del grafene ha garantito che il materiale aderisse fortemente alla superficie grazie alle forze di Van Der Waals.
Il passo successivo è stato quello di attaccare peptidi bifunzionali allo strato basale di grafene. L’ estremità è formata da una proteina antimicrobica (AMP), che ha una forte affinità per i tre più importanti ceppi batterici.
Quando i batteri si legano alla proteina antimicrobica (AMP), il sensore quando è interrogato tramite un antenna esterna, indica le concentrazioni batteriche che sono state determinate.
Per Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti una scoperta importante ai fini dell’individuazione tempestiva delle concentrazioni batteriche prima che si aggravino, in quanto possono anche rilevare i batteri a livello di singola cellula, costituendo un maggiore potenziale di successo nel loro trattamento. Inoltre i principi di progettazione potrebbero facilmente essere adattati per rilevare differenti obiettivi diagnostici. Le caratteristiche del design come il controllo wireless, la flessibilità e la natura non tossica del grafene significano tutto questo una strategia che ha una brillante futuro.

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