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Agenda digitale, l’eterno rinvio: l’anagrafe unica non ci basta, servono pacchetti su sanita’, banda larga, dematerializzazione

Agenda digitale, l’eterno rinvio: l’anagrafe unica non ci basta, servono pacchetti su sanita’, banda larga, dematerializzazione
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Si sa qualcosa dell’agenda digitale? Si è persa nei meandri dell’ennesima estate inconcludente oppure aspettiamo tutti che Mister Agenda Digitale, al secolo Francesco Caio, ci dica come intende procedere tra anagrafe unica, tagli alla banda larga per qualche spicchio di wifi semilibero in più e agevolazioni online agli startupper?

Dove siamo, a Golconda? O nel Paese delle Meraviglie? Io Alice non la vedo, e neanche un’agenda digitale col senso logico di quel che dovrebbe essere (date un’occhiata alla tabella delle scadenze), ossia un motore di miglioramento per imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini non nell’ottica di una mera digitalizzazione dell’esistente – che peraltro manco facciamo, sigh – ma in quella di un effettivo progresso tecnologico, che parta dalla consapevolezza.

Da leggi che, ad esempio, evitino situazioni allucinogene tipo quella, segnalata dall’ottimo Roberto Scano su Twitter: il Tribunale di Forlì, dopo aver ricevuto un ricorso per ingiunzione in forma telematica ovvero a forma posta elettronica certificata, risponde così: “dato però atto che al momento non dispone degli strumenti tecnici per emettere il decreto e prima ancora per prendere visione dei documenti prodotti in forma telematica…dispone che la Cancelleria stampi, o in subordine la parte ricorrente stessa depositi in forma cartacea, i documenti allegati al ricorso, affinché questo giudice possa esaminarli“.

Più che un paradosso, è l’emblema di un disastro su larga scala. ”Prima di parlare preferisco fare le cose, e ne faremo parecchie, partendo dall’anagrafe unica”. Parola e musica di Francesco Caio. Noi non pre-giudichiamo, ma osserviamo. Quindi? Di cosa si tratta? Si parla di anagrafe unica dal Paleozoico, ormai. Non se ne può più. Sarebbe stato meglio prendere tutte le anagrafi comunali e portale su un server unico, magari su un portale accessibile a tutta la comunità invece che continuare a parlare di anagrafe centrale per la quale bisogna mettere d’accordo 46mila Ministeri e 85mila diversi enti.

Voglio accelerare sul fronte dell’anagrafe unica e sul fascicolo sanitario elettronico, fino alla fatturazione elettronica. Occorre anche fare in modo che vengano utilizzati i fondi che la Ue destinerà alle regioni per la realizzazione di sistemi per le infrastrutture”. Anche queste, al netto del decreto crescita 2.0, le abbiamo già sentite tutte. Ma non finisce qua.

L’Agenda digitale è ormai materia della presidenza del Consiglio – spiega -. Ciò dimostra la grande considerazione che le viene riservata sia per le ricadute sulla Pubblica amministrazione sia per quelle su imprese e i cittadini”. Ci scusi “sir”, ma ciò non è che dimostri molto.

Dimostrare significa fare, non parlare. E, rispetto alle ultimissime del decreto del fare approvato alla Camera, nel quale si parla anche di banda larga e wifi, non è che ne siamo usciti proprio alla grande. L’agenda digitale dov’è? Vi ricordate il decreto Digitalia? Ecco, la cabina di regia (altro termine terrificante, molto meglio le cabine di Marina Centro a Rimini, almeno hanno un fine e uno scopo) si è riunita l’ultima volta il 26 giugno e aveva ritenuto necessario incontrarsi un’ulteriore volta per mettere a punto le misure per la digitalizzazione del paese e aveva individuato nella metà del mese in corso la chiusura della pratica.

Questa cabina di regia cos’ha concluso? Bloccando l’Agenzia per l’Italia Digitale, nulla. E poi, parallelamente, abbiamo assistito alla task force di Corrado Passera per e priorità per le startup italiane (coordinata da Fusacchia): l’intenzione era di preparare un pacchetto entro giugno, ma una recente nota ha fatto riferimento a una ” presentazione pubblica del rapporto a settembre“. E vai di rinvii!

Digitalia, ha confermato il deputato Pd Gentiloni nei giorni scorsi, non vedrà sicuramente la luce ” prima di settembre” ma “ci sono tutte le condizioni perché a settembre si ultimino i lavori partendo da questo decreto e integrandolo con il lavoro fatto dalla cabina di regia“.

Si, vabbè. Qui vediamo solo cabine peraltro invise anche alle Regioni, le quali pensano piuttosto a banda larga, sanità elettronica, smart city e identità digitale. Gli enti locali chiedono che sia riconosciuta loro una missione specifica: il tutto è emerso dal documento di posizionamento, approvato dalla Conferenza della regioni, Contributo delle regioni per un’agenda digitale al servizio della crescita del Paese nella programmazione 2014-2020.

Il passaggio ormai non più rimandabile dal cartaceo al digitale nelle pubbliche amministrazioni, il sostegno alle startup, le facilitazioni allo sviluppo dell’ecommerce e la promozione di attività di alfabetizzazione digitale sono i punti più caldi dei 30 articoli del ddl Digitalia. Il problema è che non li vediamo nelle nostre città, sui nostri autobus, nelle nostre Poste, negli uffici comunali, nella cultura di un Paese che ancora ha paura di perdere una ricevuta, una distinta, una certificazione. Figuriamoci il resto.

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