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Mumu, arriva da Bologna la rivoluzione delle applicazioni mobile

Mumu, arriva da Bologna la rivoluzione delle applicazioni mobile
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Arriva dall’Italia, precisamente dall’Università di Bologna, ed è stata presentata direttamente a San José, in California, centro nevralgico della Silicon Valley e capitale mondiale dell’Information Technology, nel congresso mondiale “International Conference on Multimedia and Expo”: si tratta di Mumu – Museo multiverso, un’idea che è nata per promuovere i beni culturali dell’Emilia-Romagna, ma che potrebbe aprire una nuova frontiera nel mondo di Internet.

Cosa fa Mumu?

Ti consente di creare una app per smartphone con la stessa facilità con cui si apre un blog o un profilo Facebook: in pochi semplici passaggi si possono trasformare i propri contenuti multimediali in un prodotto che può essere fruibile dai navigatori in mobilità.

L’idea è nata da un’esigenza dell’Istituto dei beni culturali presieduto da Angelo Varni: permettere a gestori di musei, di beni culturali, dimore storiche e iniziative di vario tipo di poter mettere a disposizione i propri contenuti senza necessariamente avere le competenze tecniche per creare una app.

La soluzione è stata trovata da Marco Roccetti dell’università di Bologna insieme a Marco Zanichelli, Cristian Bertuccioli e Andrea Marcomini del Dipartimento di Informatica dell’ateneo bolognese, che l’hanno completamente ideata, realizzata e progettata. Grazie a questo progetto è sufficiente iscriversi a Mumu, dove tutti gli gli operatori dei beni culturali e artistici italiani possono creare e assemblare contenuti multimediali di tipo culturale e artistico e con un unico clic renderli disponibili a tutti gli appassionati, sotto forma di app, su tutti gli app store internazionali, a cominciare da Apple e Android. Con una grafica accattivante ed una navigazione semplice e intuitiva.

Guarda il video (dall’Ansa)

La discussione seguita alla presentazione in California ha messo in luce come questo sia il primo esempio di una piattaforma digitale in grado di valorizzare il patrimonio culturale italiano, consentendone la fruizione a comunità ampie di appassionati attraverso una un’esperienza conoscitiva diffusa e partecipata. ”L’obiettivo di Mumu – ha detto il professor Roccetti – è ricollegare tramite le moderne tecnologie Ict (specialmente quelle delle app) i siti depositari del patrimonio culturale italiano attraverso legami di senso che, organizzando un flusso ininterrotto di contenuti culturali, sociali e artistici presenti diffusamente nel tessuto culturale, forniscano ai fruitori una rete di significati presentati in maniera innovativa e condivisa, in modo da permettere ai singoli e alle diverse comunità territoriali di riappropriarsi di quell’intreccio di valori e di relazioni che ne hanno definito storicamente la fisionomia”. L’Istituto dei beni culturali sta rendendo disponibile in questi giorni il programma al proprio sistema, anche se sono già stati fatti alcuni esperimenti pilota, decisamente incoraggianti. Il primo progetto è stato dedicato al bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi: in poche settimane ci sono stati migliaia di download.

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