Spotify si autoproclama antidoto alla pirateria musicale e vede in Italia, patria del download illegale, un mercato molto fertile

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  24 luglio, 2013  |  Nessun commento
24 luglio, 2013
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Certo che per Spotify perdere fra i propri artisti un nome del calibro di Thom Yorke non è esattamente come perdere Enrique Iglesias… Non me ne voglia il figlio del più celebre Julio, ma il peso del leader dei Radiohead è incontestabilmente superiore. Per questo, dopo che un paio di settimane fa il cantante britannico ha scritto su Twitter “Make no mistake new artists you discover on #Spotify will no get paid. meanwhile shareholders will shortly being rolling in it. Simples” accusando Spotify di pagare poco gli artisti, in particolare quelli emergenti, il colosso svedese della musica in streaming ha sentito la necessità di difendersi ribattendo con stizza di aver già versato mezzo miliardo di dollari in diritti nel 2013 e che un altro mezzo miliardo è pronto per arrivare, sempre entro la fine dell’anno corrente.

Non è certo un caso che sempre in questi giorni l’azienda di Stoccolma abbia pubblicato un report che che analizza la diminuzione della pirateria musicale in relazione alla diffusione del suo servizio. Il primo studio risale al 2011, quando Spotify osservò come aveva contribuito a indebolire il fenomeno della pirateria in Svezia (-25%). Quello pubblicato qualche giorno fa è intitolato “Adventures in Netherlands” e analizza gli effetti di Spotify sulla pirateria in Olanda e le differenze di impatto sugli utenti olandesi e su quelli italiani.

I dati, raccolti con la collaborazione di Musicmetric , un’agenzia che si è occupata di calcolare il numero di pirati basandosi sugli indirizzi IP unici e sui relativi file scaricati utilizzando BitTorrent, hanno rivelato che nel 2008 in Olanda si contavano almeno 4 milioni di pirati rispetto a quelli del 2012 che sono 1,8 milioni. Una contrazione notevole che peraltro non ha riguardato altri settori afflitti dal fenomeno della pirateria.

Particolarmente interessante è il confronto tra quello che succede in Olanda e quello che succede in Italia. Musicmetric ha calcolato che su 100 indirizzi IP italiani attivi, 77 scaricano abitualmente o occasionalmente file tramite BitTorrent. Gli olandesi che scaricano file illegalmente tendono a scaricarne in grandi quantità, mentre i pirati occasionali rasentano lo zero. Invece in Italia la maggioranza dei pirati scarica una quantità medio-bassa di file, mentre i pirati hardcore rappresentano una fetta relativamente piccola del fenomeno pirateria.

Al di là degli aficionados nostrani della pirateria su cui nemmeno Spotify potrà fare nulla, lo studio vede nel popolo italiano un mercato in cui l’azienda di Stoccolma possa ottenere grande successo. Che sia per nostra connaturata inclinazione al rispetto delle regole???!!!!

 

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